Sisma, l’affondo di Pettinari:
“Ancora in piena emergenza,
basta perdere tempo”

TREIA - Il presidente della Provincia a tutto campo a più di un anno dal terremoto: "L’unica novità del Governo dopo 13 mesi è stata quella di sostituire Vasco Errani. L’area interna maceratese può andare all'aria se non si comincerà a correre”. L'occasione è stata un incontro nella chiesa di Santa Maria in Selva, il contesto la Sagra della polenta

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Antonio Pettinari

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Genesio Medori e Luciano Carletti)

Antonio Pettinari ha scelto una chiesa, la ‘sua’, per dare il proprio personale ‘benvenuto’ alla nuova commissaria straordinaria alla ricostruzione, Paola De Micheli. Un j’accuse calato in un momento particolarmente significativo, a cavallo di due anniversari epocali: ad un anno del sisma del Centro Italia e a venti (cadrà martedì 26 prossimo) di quello umbro-marchigiano del 1997. Sullo schermo che il parroco don Giuseppe Branchesi ha approntato a fianco dell’altare, sono appena ‘andate’ le immagini del filmato celebrativo del 2007, ad un decennio del terremoto con epicentro Cesi, proiettato alla presenza dell’allora presidente Giorgio Napolitano, e pure le foto drammatiche di questi mesi. La chiesa è quella di Santa Maria in Selva alla cui ‘ombra’ il presidente della Provincia è nato e dove risiede, il contesto è la Sagra della Polenta per cui la frazione treiese va famosa e il battagliero amministratore deve fare i ‘conti’ solo con l’uragano di note che irrompe dalle pur sprangate porte del santuario dov’è riunito lo scarso pubblico che ha disertato il ballo per ascoltare la presentazione del libro: ‘Una tragedia dimenticata’ (23 autori a cominciare da Luciano Magnalbò sul dramma del sisma in Centritalia dall’801, Carlomagno terremotato a Spoleto, ad appena ieri).

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Maurizio Verdenelli e don Giuseppe Branchesi

Anche ‘Tonino’ Pettinari, al pari della contigua orchestra-spettacolo Carpineti, le ‘suona’ senza risparmio: “A distanza di dodici mesi, l’unica novità del Governo è stata quella di sostituire Vasco Errani, il capo della ricostruzione dimissionario. Questo significa ricominciare tutto daccapo, di nuovo. Invece non c’è tempo da perdere, c’è da recuperarlo in fretta. Di questo passo tuttavia come si fa? Ci sono strade inagibili che spezzano i territori, che costringono le popolazioni fuori dalle case. Rientreranno? Ci sono dubbi in proposito, dati i presupposti. C’è poi davvero la volontà di ridare vita a minuscoli centri delle zone interne e montane, con tutti i costi per i servizi pubblici? Non lo so. So soltanto che un ente come la Provincia, che sarebbe stato strategico in un’emergenza come questa, si trova nelle condizioni quasi di non muoversi, non potendo redigere il bilancio”.

Secondo lei presidente, siamo paradossalmente in emergenza?

“Proprio così: siamo a distanza di tredici mesi ancora in piena emergenza. Altro che ricostruzione. Siamo tuttora nelle competenze specifiche della Protezione civile. Si può parlare di ricostruzione quando a tutt’oggi siamo alle prese con lo smaltimento delle macerie? A Muccia hanno aperto la piazza principale che resta tuttavia sotto la ‘grave mora’ di una montagnola di detriti. Le casette, poi, aspettando le quali si sono persi mesi preziosi non risolveranno il nodo del rientro. L’area interna maceratese, la sua economia, il lavoro, le eccellenze possono andare ‘all’aria’ se non si comincerà a correre. Da lunedì, da subito”.

pettinari-polenta-2-325x216Vent’anni fa il binomio D’Ambrosio-Di Odoardo lanciò una ‘ricetta’ che funzionò: Com, Palazzo tra la gente, mani pulite, ricostruzione trasparente. Adesso è tutto da rifare?

“Il terremoto, dal 1979 in Valnerina, poi a Cesi ed ora anche e soprattutto di nuovo in provincia di Macerata, la più devastata, ci ha purtroppo ‘indicato’ che ogni 20 anni colpisce senza pietà. Avevamo da poco ricucito, non tutte per di più, le ferite del ’97 che adesso tanta parte della nostra provincia, salva unicamente la zona costiera, deve rifare conti ancora più dolorosi con il sisma”

sagra-polenta-tragedia-dimenticata-3-325x217E allora?

“Ripartiamo da tre. 1) Solidarietà e vicinanza: consideriamo che siamo tutti sulla stessa ‘barca’. Non ci devono essere più (pochi) privilegiati perché fortunati e (tanti) no. Dobbiamo tornare a coltivare la generosità. 2) Il tempo. E’ prezioso. Non ne perdiamo ancora. Cominciamo ad andare di corsa. 3) La persona e cioè le persone: tutto deve essere fatto per loro. Le istituzioni facciano la propria parte restando al fianco di chi soffre e che spera di rientrare a casa. Un desiderio nutrito, al momento, solo dagli anziani: un desiderio ‘terminale’: ‘Signor Sindaco, monsignor vescovo fate che io possa morire all’ombra delle mie montagne’ è il refrain, tristissimo”.

pettinari-polenta-1-325x216L’incontro si è chiuso ricordando in chiesa un uomo generoso, vicino agli ‘ultimi’. Andava ‘di corsa’ senza pensare a sé, stroncato da una fine improvvisa: Giovanni Soldini, docente, preside e poi ispettore, anima della comunità. Una maxi fotografia lo ‘immortala’, paiolo in mano, ad una precedente Sagra della Polenta. Felice, infaticabile. Per don Branchesi è stato troppo. E’ uscito dalla sua chiesa come da una catacomba, è salito sul palco dell’orchestra-spettacolo, ha interrotto per qualche minuto valzer e mazurke ed ha parlato di quando i polentari distribuirono a Cesi tremila porzioni sull’altopiano epicentro del sisma condividendo tanto dolore. Ha parlato di vicinanza, generosità, pure di quel bravo parrocchiano che ha nel cuore: Giovanni. E tutti hanno applaudito.

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Antonio Pettinari e Maurizio Angeletti

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Luciano Carletti con il maestro di organetto, Roberto Lucanero che lo accompagna nell’esecuzione vocale di ‘U teremoto’ di Maria Laura Pierucci, nella chiesa di S.Maria in Selva

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Don Giuseppe Branchesi


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