Strage Milano, lettera dei genitori:
“Chiara e Riccardo vittime innocenti
di un conflitto cui erano estranei”

ESPLOSIONE PALAZZINA - Il testo è stato letto in aula questa mattina dall'avvocato Valeria Attili. In lacrime l'imputato, Giuseppe Pellicanò. "E' diventata realtà l’ipotesi più inconcepibile e inimmaginabile, mentre si è trasformato in sogno impossibile un futuro che questi ragazzi avevano preparato laboriosamente e onestamente". Lunedì la sentenza
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Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi

 

di Gianluca Ginella

«Perché i nostri figli hanno dovuto pagare un prezzo così atroce e irreparabile per una storia che non è – non è mai stata, nemmeno per un istante – la loro storia?». Una domanda drammatica quella che i genitori di Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi hanno posto al processo che si sta svolgendo al tribunale di Milano per la strage della palazzina di via Brioschi. Una domanda che fa parte di una lettera che è stata letta in aula dall’avvocato Valeria Attili, legale di alcune delle parti civili. Imputato al processo, Giuseppe Pellicanò, che secondo l’accusa avrebbe agito per la volontà di uccidere la moglie, Micaela Masella, colpevole di aver deciso di lasciarlo. Ma Chiara e Riccardo, 28 anni, di Monte San Giusto lei e di Morrovalle lui, di colpe non ne avevano alcuna. Come hanno sottolineato i loro genitori nella lettera che è stata letta oggi in aula. Erano solo due persone che erano andate a vivere in una palazzina di Milano, perché nel capoluogo lombardo inseguivano i loro sogni. «Siamo i genitori di Riccardo e Chiara, e desideriamo portare la nostra testimonianza in questo processo, in quanto coinvolti personalmente in una vicenda assurda e sanguinosa, che ci lascia distrutti e sgomenti. Vogliamo farlo provando a tenere a distanza la rabbia, che pure è la compagna inseparabile della nostra vita ferita a morte, e ancor più ogni voglia torbida di vendetta, alla quale cerchiamo di resistere con tutte le nostre forze, convinti come siamo che la sofferenza del colpevole si aggiunge a quella delle vittime e non può minimamente alleviarla né restituirci i nostri ragazzi. Non vogliamo nemmeno forzare, con queste parole, quella ricerca – delicata e doverosa – di un corretto bilanciamento di offesa e riparazione che appartiene alla logica alta della giustizia, cui ogni iter processuale deve sempre ispirarsi».

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L’avvocato Valeria Attili

I genitori si chiedono perché quella domenica 12 giugno, i loro figli siano morti nell’esplosione della palazzina. «Perché i nostri figli hanno dovuto pagare un prezzo così atroce e irreparabile per una storia che non è – non è mai stata, nemmeno per un istante – la loro storia? Perché una fine così orrenda, così assurda, che racchiude in sé caratteri dell’ingiustizia assoluta? Dal quel giorno abbiamo riavvolto centinaia di volte il film della loro e nostra vita, alla ricerca dell’ultimo fotogramma, prima che una tragedia famigliare – forse annunciata, certamente a loro del tutto ignota – venisse così brutalmente spezzata. Centinaia di volte abbiamo provato a immaginare un finale diverso, ragionevolmente prevedibile, senza sognare troppo. Quello che ci brucia di più è proprio questo: è diventata realtà l’ipotesi più inconcepibile e inimmaginabile, mentre si è trasformato in sogno impossibile un futuro che questi ragazzi avevano preparato laboriosamente e onestamente, mettendo a frutto con responsabilità e dedizione ammirevoli i sacrifici di noi genitori. Giorno dopo giorno, mattone dopo mattone, il loro progetto di vita stava finalmente prendendo corpo, anzi aveva già effettivamente cominciato a realizzarsi». I genitori di Chiara e Riccardo parlano poi di un peso «che non riusciamo a portare. Riccardo e Chiara, in un certo senso, sono stati vittime innocenti due volte: una prima volta, perché hanno subìto violenza in modo assolutamente passivo, inconsapevole e indifeso; una seconda volta, perché sono stati completamente estranei alla vicenda criminosa, non sono mai entrati in alcun modo in un microcosmo di conflittualità, rispetto al quale dunque non si possono nemmeno addurre le motivazioni minime e pretestuose dell’imprudenza, della negligenza, della leggerezza. I nostri ragazzi, vittime indirette di un conflitto maturato in un circuito domestico cui erano totalmente estranei, sono innocenti in senso assoluto: assoluta è l’ingiustizia che hanno subito, assolutamente ingiustificabile la loro perdita». Parole, quelle dei genitori, che hanno fatto piangere anche l’imputato. Per Pellicanò la sentenza ci sarà lunedì. Il pm Elio Ramondi ha chiesto l’ergastolo. Al processo sono undici le parti civili che sono assistite, tra gli altri, dagli avvocati Valeria Attili, Danilo Bompadre, Paola De Pascalis, Alessandra Calcaterra.



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