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Opere d’arte trasferite,
“un anno e mezzo per il ripristino”

INTERVISTA - Daniela Tisi, direttrice della rete museale dei Sibillini, chiarisce sulle scelta di Palazzo Campana per il deposito delle opere dei luoghi colpiti dal sisma. "La priorità era evitare rischi". Otto i comuni interessati, due maceratesi (San Ginesio e Loro Piceno). VIDEO
domenica 27 Novembre 2016 - Ore 17:34 - caricamento letture
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Il trasferimento delle opere dall'interno della chiesa Collegiata di San Ginesio

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La Collegiata di San Ginesio ingabbiata

 

di Gabriele Censi

La rete museale dei Sibillini comprende otto comuni su tre province: Montefortino, Montefalcone Appennino, Smerillo, Monte Rinaldo, Montelparo, Montalto delle Marche, Loro Piceno e San Ginesio. Tutti centri colpiti dal terremoto, dopo il sisma di ottobre la situazione è precipitata, tante erano  le opere inserite in edifici a rischio. Tra le persone che si sono trovare ad affrontare l’emergenza la direttrice Daniela Tisi.

Una corsa contro il tempo?

Era cruciale la messa in sicurezza, siamo intervenuti secondo i protocolli ministeriali e tutto il nostro patrimonio è stato messo in salvo.

Come mai avete scelto Palazzo Campana per il deposito delle opere (leggi)?

L’unica alternativa era la Mole Vanvitelliana (deposito statale) che seppure sicura e antisismica, per il microclima non garantisce una buona conservazione, soprattutto delle tavole. A Monte Rinaldo è stato trovato un deposito in loco, per San Ginesio abbiamo detto no alle grandi mostre fuori dalle Marche. Sgarbi ha accettato di anticipare la chiusura della sua mostra e la città di Osimo ha ceduto letteralmente il suo museo civico a deposito.

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Daniela Tisi

Un patrimonio notevole che resta in stand by?

Questa soluzione prevede anche un progetto di valorizzazione, avevamo richieste da Milano e da Roma per grandi mostre ma restiamo nelle Marche, perchè questo è percepito come il terremoto di tutte le Marche, a differenza delle altre regioni che hanno i loro simboli in Norcia e Amatrice. La nostra non è un’operazione di spoliazione dei tesori della rete. Oltre alle opere ginesine, 34 tele, ne arriveranno tre da Loro Piceno e due da Montalto con il Pagani, e saranno a dicembre in mostra anche le opere di Montefortino selezionate su indicazione degli studiosi del comitato.

Come si svolgerà la mostra?

Sono previste due grandi sezioni, a dicembre partirà una prima parte dedicata a tele, tavole, dipinti, oggettistica e sculture, e poi a primavera una seconda parte archeologica con le immagini del santuario ellenistico romano.

E il ritorno a casa?

Ci siamo dati un anno e mezzo per il ripristino delle strutture, e ci saranno anche nuovi contenitori più sicuri. A San Ginesio si sta valutando un’alternativa all’attuale edificio per la pinacoteca. Una nuova struttura per unire la collezione antica e moderna. Le scelte per una o un’altra soluzione sono condizionate dai bandi che usciranno. Se riusciremo a fare la nuova Pinacoteca il vecchio edificio potrebbe divenire una sala convegni compatibile con l’attuale struttura da restaurare. L’assessore regionale Moreno Pieroni ha recepito le nostre necessità.”

L'arrivo delle opere della Pinacoteca di San Ginesio al Museo Civico di Osimo

L’arrivo delle opere della Pinacoteca di San Ginesio al Museo Civico di Osimo

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L’arte dei Sibillini ad Osimo, la mostra di Sgarbi anticipa la chiusura

 

 

 

 

 

 



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