Morte al collegio universitario,
Halima una studentessa modello
Si cerca il pusher
MACERATA - La giovane è morta intorno alle 20 di ieri sera, nella stanza il letto era rifatto. Sulla scrivania trovata una siringa da insulina e una fiala. La porta della stanza era chiusa e la chiave infilata nella toppa. Frequentava Mediazione linguistica con ottimi voti, le mancavano 4 esami alla laurea

I carabinieri davanti allo studentato

Halima El Ash
di Gianluca Ginella
(Foto di Lucrezia Benfatto)
Il letto nella stanza di Halima El Ash era rifatto, e la studentessa 22enne, che frequentava l’università di Macerata con ottimi risultati, non aveva dormito ieri sera. Era rientrata alle 18 di ieri sera a Macerata con il treno da Pesaro e all’amica del cuore aveva detto che non sarebbe uscita, neanche per andare a mensa ma si sarebbe preparata una minestrina alla cucina dello studentato. La ragazza, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Reparto operativo di Macerata, comandati dal maggiore Walter Fava, una volta rientrata nel collegio di viale Martiri della Libertà, a Macerata, è andata nella sua stanza e si è chiusa all’interno lasciando la chiave infilata nella toppa. Poi si è seduta alla scrivania, che entrando si trova in fondo, sulla sinistra. Lì tra i testi universitari e il computer ha preparato una siringa, probabilmente di eroina. La giovane è morta presumibilmente intorno alle 20 di ieri sera (leggi l’articolo). Questa mattina allo studentato sono arrivati i vigili del fuoco che hanno sfondato la porta e trovato il corpo della ragazza: era vestita e stava sul pavimento vicino alla sedia della scrivania. A dare l’allarme gli studenti che erano andati a cercarla dopo che i genitori si erano preoccupati perché ieri sera non li aveva chiamati come faceva di solito e al telefono non rispondeva.
Sulla scrivania gli inquirenti, coordinati dal pm Claudio Rastrelli, hanno trovato una siringa da insulina, con un ago sottilissimo. Oltre a quello c’era un fazzoletto sporco di sangue e una fiala. In pratica tutto il necessario per iniettarsi una dose di droga. A ucciderla potrebbe essere stata droga tagliata male, questa l’idea degli inquirenti al momento. Di più dirà l’autopsia che sarà svolta lunedì pomeriggio alle 16 dal medico legale Roberto Scendoni. Nell’equipe ci saranno anche il tossicologo Rino Froldi e il dottor Domenico Mazza, criminologo. Ora i carabinieri cercano il pusher che ha ceduto la droga alla ragazza. Su questo le indagini sono in corso. Una morte che ha sorpreso tutti allo studentato di Macerata.
Halima era una ragazza acqua e sapone, molto graziosa, solare, sempre con il sorriso sulle labbra. Era al tempo stesso molto riservata e soprattutto era studiosa e aveva ottimi voti. Frequentava Mediazione linguistica, le restavano quattro esami da sostenere per prendere la laurea triennale. A Macerata viveva da 3 anni. Halima non era fidanzata, il padre era di origine libica, la madre era di Pesaro. La giovane aveva un fratello più grande, Malek, 29 anni. Chi la conosceva dice che la giovane non aveva problemi particolari, era una ragazza normalissima.
Studentessa di 22 anni trovata morta nel residence universitario









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R.I.P.
Beccaria considera che la pena sia un mezzo in vista di altro, per esempio della difesa della società. Kant è invece perentorio: la pena “non può mai venir decretata semplicemente come un mezzo per raggiungere un bene, sia a profitto del criminale stesso, sia a profitto della società civile, ma deve essergli inflitta soltanto perché egli ha commesso un crimine”. Qualunque altra ragione abbasserebbe l’uomo a mero mezzo: “La legge penale è un imperativo categorico [cioè incondizionato, non subordinato a nessun fine a essa esterno] e guai a colui che si insinua nelle spire tortuose dell’eudemonismo per scoprirvi qualche vantaggio”. Non si punisce per ottenere il bene o la felicità di questo o di quello, ma unicamente perché è giusto punire. A chi trovasse disumana la pena di morte, Kant risponderebbe che è tutto il contrario: se si offrisse di scegliere fra la morte e i lavori forzati, “l’uomo d’onore preferirebbe la morte”. È proprio la volontà di trattare l’uomo secondo la sua umanità e personalità morale, che impone di trattarlo secondo giustizia. E l’unica giustizia è che “se egli ha ucciso deve morire”. (massimo adinolfi)
Condoglianze alla famiglia.
Le amiche che ora piangono è possibile che non avessero captato nulla?