Costa San Severo, abitanti: 2
Dove hanno ucciso Sarchiè
l’unica chiesa agibile
SISMA - Nella zona di Camerino ci sono stati danni non solo nella città ducale ma in molte frazioni e nei comuni immediatamente vicini. Ci vive anche il marito del segretario comunale di Arquata. E ci abita una coppia inglese che tiene in vita un paesello ormai deserto
di Federica Nardi
Una frazione dove vivono solo due persone, la famiglia del segretario comunale di Arquata costretta a lasciare casa, e una zona dove l’unica chiesa è quella nel punto in cui venne ucciso Pietro Sarchiè, a Sellano di Pioraco. Intorno a Camerino è questa la situazione che si presenta dopo il sisma del 26 ottobre.
«Avevamo casa in centro ora siamo tornati a Raggiano», dice Raniero Carloni, 54 anni. Sua moglie, Maria Teresa Mita, è segretario comunale ad Arquata del Tronto (leggi l’articolo) e «non ci sentiamo da giorni – dice – Lei sta lavorando tantissimo e qui ora abbiamo trasferito 4 famiglie dal centro dove una nostra casa è crollata e le altre vanno controllate». Raggiano è una delle molte frazioni di Camerino: paesaggi mozzafiato con vista montagna dove qualcuno ancora resiste nonostante la casa inagibile e le temperature sempre più rigide. Costa San Severo la sera del terremoto era l’ultima frazione di Camerino in lista della Protezione Civile.
«Quella notte sono arrivati alle quattro di mattina per chiedere come stavamo, è stato un gesto bellissimo», racconta Mary Marggraf, 65 anni, inglese, che in quel borgo solitario (tre abitanti più qualche visitatore estivo), vive con il marito da oltre 20 anni. Ora la casa che condivide con il marito «è inagibile, siamo sfortunati» dice Marggraf, mentre seduta in giardino tenta di connettersi a internet per dire ai suoi amici lontani che sta bene. «Da Costa non ce ne andiamo, si sta meglio qui che a Camerino ora viviamo in una piccola struttura accanto alla casa in attesa dei vigili del fuoco». L’altra abitante, Bice, 87 anni, non voleva andarsene ma un nipote l’ha presa e portata in una casa sicura. Ora a Costa vivono solo Mary e il marito. Passa un auto, è quella di Fabio Casanatta, 49 anni di Camerino (vive a Roma) che è tornato a Costa per controllare la casa di famiglia. «Sono arrivato stamattina – dice Casanatta –. Abbiamo avuto diversi danni nella parte antica della casa».
Perché a Costa San Severo tutto è antico e, ora, lesionato: la chiesa, gli edifici che accoglievano un tempo i pellegrini della via Lauretana. Disagi anche a Sellano, a pochi chilometri di distanza, dove però c’è l’unica chiesa agibile della zona. E’ quella nel punto in cui il 18 giugno 2014 era stato ucciso a colpi di pistola il commerciante di pesce Pietro Sarchiè. Le case danneggiate qua sono pezzi di vita familiare e di memoria. «Lì ci faccio tutto – dice Carmela Siviglia, mentre cerca di aprire la porta della casa di famiglia – mio marito ha detto che dentro è un macello. Si è sfondato anche il tetto della legnaia». La sua casa principale, a pochi metri, ha qualche problema, ma la sua famiglia non se ne va. «Mio marito – dice Siviglia – ha l’azienda agricola qui e anche gli animali. Vive del suo lavoro, non possiamo andarcene».






