“Tre giorni sulla costa,
poi torniamo qui”

PIEVE TORINA - Patto tra il sindaco e i suoi concittadini: "Ci rilassiamo, riflettiamo e poi decidiamo insieme il da farsi". Le immagini di uno dei comuni maggiormente colpiti dal sisma

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L'assemblea a Pieve Torina

L’assemblea a Pieve Torina

 

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di Federica Nardi

Tutti riuniti, si sono fatti una promessa i residenti di Pieve Torina: andranno via tre giorni, staranno sulla costa, rifletteranno, poi torneranno e discuteranno su cosa fare. Potranno scegliere una località compresa tra le città di Porto Recanati e San Benedetto. Un patto sancito oggi dal sindaco Alessandro Gentilucci, con i suoi concittadini. Oltre un centinaio le persone che si sono ritrovate in piazza Salvo D’Acquisto oggi pomeriggio dopo una notte senza sonno. Il sindaco voleva discutere il da farsi. Così ha deciso di riunire tutti e scegliere insieme come comportarsi. «Vi propongo, invece di allestire tende, di andare tutti, chi vuole, in alberghi sicuri della costa.  Da Civitanova a San Benedetto, qualsiasi posto. Per garantire sicurezza e per riflettere. Questa riunione la ripeteremo tra tre giorni, per capire se vogliamo vivere nei container (strutture abitative che potremmo avere per Natale ma che viverci all’interno per anni credo sia logorante). La seconda via è avere autonoma sistemazione o l’albergo per il tempo necessario fossero anche 6 o 7 mesi, per avere dei moduli abitativi. Strutture molto più confortevoli. Tutto questo non vale per tutti noi perché in questo percorso con le squadre della regione Marche faremo la cernita. Chi ha la casa antisismica ma danneggiata, nel giro di due mesi avrà la casa agibile di nuovo grazie al decreto. In parallelo le più disastrate potranno scegliere modulo, container o autonoma sistemazione.

pieve_torina_assemblea_sindaco_sfollati-1Per il nostro comune è un momento drammatico – ha detto ancora –, non abbiamo un’attività commerciale in piedi e noi che abbiamo subito questo choc dobbiamo razionalizzare. Vi darò tre prospettive ma dobbiamo decidere insieme il da farsi. Solo così possiamo ricostruire la terra dove abbiamo deciso di investire e si vivere».  «Dopo la prima scossa siamo andati in comune – dice Annarita Luce responsabile dell’ufficio tecnico – abbiamo cominciato a gestire la situazione. Dopo la seconda scossa c’è stata un’interruzione di corrente ed è stato devastante. Siamo rimasti lì fuori in auto a fare telefonate. Il sindaco è rimasto in giro per frazioni tutta la notte. Chi ha potuto è partito sono rimaste circa 900 persone». «Ho i miei genitori qua mia madre lavora mio padre no – dice Vanessa Bernardini, 39 anni –. Bisogna capire che ora non si può solo aspettare che il terremoto passi ma non si può proprio rientrare in casa. Per questo preferirei per i miei genitori la casetta di legno. Questi tre giorni cercherò di convincerli a venire con me a Senigallia dove vivo». Nel comune le scuole elementari, medie e l’asilo sono tutte chiuse per verifiche sulla sicurezza. Il 95% delle case, secondo il sindaco Gentilucci, è inagibile. Anche gli ospiti della casa di riposo sono stati spostati.

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