Ciak si gira, con Nancy Brilli
via Garibaldi diventa un set

MACERATA - Questa mattina le riprese del film "Tiro libero" di Alessandro Valori nella facoltà di Filosofia, un tempo sede giudiziaria. Sul set avvocati, cronisti e un cast di stelle tra cui la celebre attrice romana, Antonio Catania, Paolo Conticini e il maceratese Simone Riccioni

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Il cast di Tiro Libero nella facoltà di Filosofia in via Garibaldi, protagonista femminile Nancy Brilli

 

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IL CAST – Antonio Catania, Paolo Conticini e Simone Riccioni sul set di Tiro Libero nella facoltà di Filosofia in via Garibaldi

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Andrea Petinari)

Alessandro è il primo ad arrivare, alle 8,15. “Vengo da Rimini” mi dice all’ingresso del grande palazzo che ospitava un tempo tribunale e carceri. Era il tempo della leggenda di suo padre Domenico, o meglio ‘Mimì’ il principe del foro maceratese. “Ho l’80% delle cause” mi disse una volta l’avvocato Valori; poi la ‘notizia’ che sembrava sinceramente abnorme mi venne confermata dall’allora giudice istruttore -figura poi cassata nella riforma giudiziaria eternamente in progress. Tutto parla di ‘Mimì’ in via Garibaldi, 20. “Qui, il mio debutto!” esclama l’avvocato Vando Scheggia, ‘ragazzo’ allora del celebre studio Valori ed ora professionista affermato. Arrivato anch’egli alle 8,15, puntualissimo all’appuntamento fissato dalla produzione.

“Lui, qui, ha affrontato il delitto Guazzaroni” dichiara l’avvocatessa Cinzia Maroni che con l’avvocato Ennio Sciamanna e lo stesso Scheggia per gran parte della giornata prendono parte – firmate le rispettive ‘liberatorie’- a questa ricerca proustiana del tempo perduto in un ambiente che fu giudiziario e che è adesso l’Aula Magna della facoltà di Filosofia. Dove il 23 settembre scorso la senatrice Francesca Scopelliti, ha ricordato il caso Tortora: il più clamoroso errore (lui con amara ironia lo definì ‘refuso’) della storia penale italiana.

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Il regista Alessandro Valori nell’aula magna di Filosofia tornata per l’occasione sede giudiziaria

Alessandro, regista di ‘Tiro Libero’, confessa apertamente questo nuovo ritorno alle origini, al padre. E’ un ‘Tiro libero’ alla memoria anche perché la sceneggiatrice è Valentina Capecci, dirigente di cancelleria a Camerino (dove lei sambenedettese, fu studentessa universitaria) quindi a Macerata. Prima che il Premio Solinas le aprisse meritatamente la strada del successo nella scrittura: fiction tv, libri e film. “Come questo che amo molto, tanta passione nello scrivere la sceneggiatura. Voglio vedere ora chi impersona la Valentina d’una volta” mi dice. E continua a correre da una parte all’altra all’ultimo piano del palazzone, sede della location, impartendo istruzioni alle comparse (c’è un discreto nugolo per i ruoli di giornalista e pure una cronista vera: Maria Silvia Marozzi) e ammonendo: “Niente cellulari, niente foto al set: c’è la denuncia penale” tornando ad indossare la toga della cancelliera, severa.

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La bella Nancy Brilli

Lungo il corridoio gli studi dei vari docenti (c’è un professor visiting mentre l’ex rettore Giovanni Ferretti è indicato ‘emeritus’) hanno lasciato il passo per un giorno ai camerini degli attori. Il primo è quello di ‘Diana’, e cioè Nancy Brilli, oggi in tailleur rosa acceso. Occupa la ‘postazione’ dell’insegnamento di Filosofia medioevale ed un manifesto informa che il 7 ed 8 novembre presso la Pontificia università Antonianum c’è un seminario dedicato a Giovanni Duns Scoto, il ‘Dottor Sottile’ a 750 anni dalla nascita: “Una nuova metafisica per una nuova teologia” è il tema. E nell’Aula Magna, che mantiene intatto l’antico ‘mobilio’ degli scranni della corte, (ri) compare il fatidico, antico motto: “La giustizia è uguale per tutti”. Le lettere argentee impresse (delicatamente) sull’antico legno.

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L’avvocato Federico Valori fratello del regista Alessandro

Alessandro si muove anch’egli freneticamente mentre uno dopo l’altro arrivano gli attori; il primo è Simone Riccioni. Che ruolo, Simone? “Sono il protagonista…”. Non ho ucciso nessuno”. E’ tranquillo, rilassato, reduce dal successo di ‘Come saltano i pesci’. Questa trama ha tuttavia linee più ‘battute’. Valentina sa come catturare l’attenzione, sa quello che piace al gran pubblico: è nelle sue corde il tema della giustizia con tutto quel che segue, anzi quel che precede. E quell’Aula Magna di ‘fattacci’ s’intende: fattacci che hanno intrigato il pur compassato pubblico maceratese. Fra tutti, il caso Petracci: bellezza, tradimenti, sangue la sera di Natale di non pochi decenni or sono.

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Giornalisti attori per un giorno Maria Silvia Marozzi e Maurizio Verdenelli

Un delitto passionale del quale moltissimi ancora hanno memoria in città. Anche e soprattutto di quel corridoio dei ‘passi perduti’ dove ora si ragiona di filosofia metafisica, morale, teoretica e via elencando. “Avevo quattro anni“ ricorda l’avvocato Federico Valori che è venuto a salutare il fratello Alessandro. “Mio padre era il difensore, mia madre Anna Maria non si voleva perdere l’arringa del marito. Mi lasciò per qualche istante sulla panca e lei corse verso l’ingresso dall’aula dibattimentale che ospitava la Corte d’Assise ribollente di folla sin fuori le due porte. Nessuno si voleva perdere un istante di quel processo. Io lasciai la panca, sgambettando. Non riuscii a vedere mio padre, naturalmente. Sentivo tuttavia la sua voce potente provenire e superare la ‘muraglia’ umana che si frapponeva tra me e lui. In quel preciso istante decisi che avrei fatto l’avvocato, come lui. Nessuno al mondo me l’avrebbe impedito”.

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La sceneggiatura è di Valentina Capecci

Verso le 10 il set comincia a vivere. L’ultima ad uscire dalla sala trucco (‘giusta’ l’acconciatura ‘sollevata’ sul capo) Diana/Nancy. Prima di lei Antonio Catania (“Saranno otto volte che ci presentano” dice all’ennesima stretta di mano, Valentina) e Paolo Conticini, elegante nella sua toga di avvocato mentre i tre legali maceratesi, muniti di codici e già in abiti forensi, è da un pezzetto che sono pronti, ‘in attesa di un’altra causa’ come recita il copione di Valentina. Che chiede a Scheggia qualche battuta in più. Alessandro è in cerca di consulenze: ‘Vando: gli avvocati italiani, nelle loro arringhe, si muovono vistosamente così come si vede nei tribunali americani?’ “Non proprio: in certi casi, il presidente permette ai colleghi anziani di parlare, sedendo”. E sorride, sornione. Poi la discussione s’incentra su due gialli di Renato Pasqualetti, l’amico maceratese di sempre: “Li hai letti…?”. No, Alessandro Valori forse non ha letto i due thriller dell’ex assessore provinciale alla Cultura.

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Per le scena sono stati chiamati veri avvocati come Vando Scheggia qui con il regista Valori

In attesa del ciac, va a collocarsi dove prendeva posto il presidente del Tribunale mentre adesso abitualmente il rettore dell’università o il preside di facoltà. Per un po’ Alessandro resta pensoso: da lì si vede un paesaggio incredibile grazie ad una giornata luminosissima: lo stesso panorama che ammirarono dal vicino palazzo Torri (absit iniura verbis) Napoleone e qualche anno più tardi Murat. La somiglianza fisica tra Alessandro e Domenico, padre e figlio è impressionante (“di lui ho solo assistito ad un’arringa, al tribunale di Ancona”) anche se Mimì non pensò mai, credo, di fare il giudice. Di sicuro, questa mattina, l’avvocato Valori da qualche parte, fuori dalla portata delle ‘camere’ da ripresa, c’era. Con il sorriso di sempre: ironico ed affettuoso ad un tempo cercando magari, talvolta, un vero amico nei tanti che al solito gli si affollavano, attorno. Ma non c’è più tempo per i ricordi, il regista Valori va allora a a sedersi davanti ad un monitor, al suo posto di comanda impartendo il silenzio agli astanti e: “Motore!” (“Motore avviato”, la risposta) mentre due addetti della produzione scendono le scale di gran carriera e, raggiunto il nostro Andrea Petinari, gli ‘ordinano’ di cancellare dal cellulare la foto di Nancy Brilli, scattata poco prima sul set.


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