Lecci abbattuti, il sindaco:
“Creavano danni alle case
e pericolo per il traffico”
PENNA SAN GIOVANNI - Giuseppe Mancinelli chiarisce i motivi che hanno portato all'abbattimento degli alberi su viale Burocchi e Beato Giovanni. "Decisioni ponderate e in accordo con la Forestale. Le radici stavano provocando infiltrazioni negli scantinati. Non avrei mai voluto farlo"

Il viale di ingresso al paese oggi, dopo l’abbattimento delle piante pericolose per le case e il traffico
di Claudio Ricci
Pericoli per le abitazioni, per il traffico e ora anche per il muro dei giardini pubblici che potrebbe crollare. Sono questi i gravi motivi che hanno spinto l’amministrazione comunale di Penna San Giovanni al taglio dei lecci lungo viale Burocchi e viale Beato Giovanni scatenando la protesta di alcuni cittadini (leggi l’articolo). Dall’ordinanza emessa dal sindaco Giuseppe Mancinelli il 5 ottobre le ragioni dell’abbattimento che ha riguardato 12 piante di cui 9 già secche emergono chiare “necessità ed urgenza di garantire la pubblica incolumità”. «Sono l’ultimo che vorrebbe abbattere delle piante – chiarisce il sindaco Mancinelli – ma sono state decisioni ponderate prese in accordo con il Corpo forestale e con gli abitanti delle case danneggiate. I lecci sono alberi di alto fusto che crescono liberi in natura. La piantumazione fatta 50 anni fa non ha tenuto conto delle conseguenze che la crescita di queste piante avrebbe determinato nel tempo su una strada come la provinciale 113, oggi ad alto scorrimento di traffico. E già nel 2011 la fila sinistra del viale non c’era più dato che i cittadini gettavano veleno nelle radici per far seccare le piante». Imminente il pericolo per alcune abitazioni dove la crescita delle radici dei tre lecci stava determinando infiltrazioni. «All’interno di quelle due case ci sono danni notevoli – dice il sindaco – Uno dei lecci che ancora non è stato tolto ha determinato il rifacimento di tutto il lastricato antistante ad un’altra abitazione perché le radici lo avevano sollevato e c’erano infiltrazioni abbondanti negli scantinati». A questo si aggiungono i problemi allo scorrimento dei veicoli in entrata e in uscita su quello che un tempo era viale da passeggio e poi è divenuto con gli anni la strada di maggiore flusso per il centro cittadino.
«La sede stradale è sacrificatissima – specifica Mancinelli – e spesso i camion sono costretti a fermarsi per la chioma degli alberi che invade la carreggiata. Anche la Provincia ha sollecitato a tagliare le piante per non danneggiare auto e pullman. Sono l’ultimo che vuole tagliare le piante ma la situazione era necessariamente da rivedere». Il primo cittadino sta cercando tutte le soluzioni possibili per evitare l’abbattimento di un altro leccio, quello dei giardini fuori porta che sta compromettendo la tenuta del muro di contenimento del parco. «Su quella parete c’è già una crepa larga 4 dita, se crolla, oltre al pericolo per le persone comporterebbe il cedimento di un pezzo di giardino. Sto resistendo per salvare questo albero ma la forestale mi ha detto che si seccherebbe sia se viene trapiantato che con la capitozzatura. Se le radici continuano a premere bisognerà toglierlo». Alcuni dei cittadini sembrano aver preso coscienza del beneficio portato dall’operazione adottata dall’amministrazione. «Molta gente ha preso coscienza che l’allargamento del beneficio portato alla sede stradale – dice il sindaco – e alcuni che anche nella protesta erano stati silenti hanno suggerito di mettere dei parcheggi dove c’erano le piante. Il nostro disegno in realtà era quello di ripiantare delle specie adeguate a quella sistemazione». Intanto al posto delle piante abbattute, secondo la convenzione con il corpo forestale, altri lecci potrebbero trovare posto sul “monte”, spazio verde cittadino, nella misura di tre nuovi alberi per ognuno di quelli abbattuti.

Uno degli alberi tagliati

