Fine vita, vedova Fanelli:
“Testamento biologico grande segnale”

MACERATA - Monica Oliosi, al convegno "Sia fatta la mia volontà" questo pomeriggio all'hotel Claudiani, racconta la storia del marito malato di sla scomparso quest'estate e l'importanza dell'istituzione di un registro nazionale dei testamenti biologici. "Max era un omone iperattivo che legava il suo lavoro al volontariato". La deputata Lara Ricciatti: "Questo paese può essere più avanti di chi fa politica"
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Il convegno "Sia fatta la mia volontà" all'hotel Claudiani di Macerata

Il convegno “Sia fatta la mia volontà” all’hotel Claudiani di Macerata

 

di Leonardo Giorgi

«Il testamento biologico è un grande segnale che possiamo dare tutti noi, consegnandolo in comune». Monica Olioso, vedova dell’imprenditore malato di sla Max Fanelli di Senigallia, riassume così l’importanza della Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat) in casi di malattia terminale. Lo fa nel convegno “Sia fatta la mia volontà”, organizzato oggi pomeriggio all’hotel Claudiani di Macerata, dove rappresentanti politici e medici si sono confrontati sui temi legati fine vita. Tematiche portare alla ribalta negli ultimi anni proprio da Fanelli che, scomparso quest’estate, durante la terribile malattia ha combattuto, spesso in modo provocatorio, per una legge nazionale che istituisca un registro dei testamenti biologici. Grazie alla sua attività, Senigallia è uno dei primi Comuni in Italia a fare uso del suddetto registro.

Max Fanelli durante la malattia

Max Fanelli durante la malattia

«Prima della malattia – racconta Monica – Max era un omone iperattivo che legava sempre il suo lavoro al volontariato. Tanto che negli ultimi anni avevamo intenzione di vivere sei mesi in Italia e sei mesi in Africa, in Sierra Leone». La donna mostra le immagini di un video ideato dallo stesso Fanelli in cui si vedono istanti della sua vita prima della malattia (soprattutto in Africa, in mezzo ai tanti bambini che vivono in condizioni disagiate in Sierra Leone) e gli ultimi mesi in cui, immobilizzato, riesce a comunicare con il mondo solo attraverso il suo occhio destro. «La malattia ha colpito il mio corpo in tempi brevi – racconta Max nel video attraverso la voce di un doppiatore -. E’ partita dal mignolo sinistro e piano piano ha preso tutto il mio corpo. Guardo il mondo attraverso una dimensione parallela a quella in cui ho sempre vissuto. Il resto è solo un ricordo. Il sapore del cibo in bocca, respirare, accarezzare Monica».

Da sinistra Monica Olioso, vedova di Max Fanelli, e la deputata Lara Ricciatti

Da sinistra Monica Olioso, vedova di Max Fanelli, e la deputata Lara Ricciatti


Durante il convegno, moderato da Renato Biondini, segretario della sezione di Ancona dell’associazione “Luca Coscioni”, sono intervenuti Zelinda Piccioni, responsabile di Cittadinanzattiva, i consiglieri comunali di Macerata, David Miliozzi e Ninfa Contigiani, il consigliere regionale Boris Rapa, la deputata Lara Ricciatti, il dottor Massimo Tombesi e il presidente dell’Ordine dei medici di Macerata, Americo Sbriccoli.
«Poter riconoscere a una persona morente – commenta l’onorevole Ricciatti – la dignità nell’affrontare l’ultimo passo significa adeguare il nostro stile di vita all’anno 2016. Alcune parti politiche ancora non sono pronte ad ascoltare, ma non è una questione di appartenenza. Ho incontrato persone di destra molto più aperte alla questione rispetto ad alcuni miei colleghi di sinistra. Possiamo dimostrare che questo paese è più avanti di chi fa politica». Mentre la deputata ha posizioni molto più vicine a riconoscere anche l’eutanasia legale (ovvero la scelta di morire anche in casi di malattie che non tolgono conoscenza e impediscono la comunicazione con il mondo esterno come la sla) rispetto al presidente Sbriccoli, anche quest’ultimo ammette che la legge italiana dovrebbe istituire un registro dei testamenti biologici e far rispettare la volontà dei malati terminali. Un diritto che «viene riconosciuto anche dall’articolo 32 della Costituzione – sottolinea il medico – dove si legge che nessuno può essere sottoposto a trattamenti medici senza consenso. Questo era un articolo inizialmente ideato contro la tortura, ma può essere la base della formulazione di una legge sul fine vita».

 

 



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