La ex perseguitata:
imprenditore condannato

IN AULA - Un anno per furto del cellulare e per sequestro della donna con cui aveva avuto una relazione. Altre contestazioni stralciate o prescritte. Il difensore "Quadro probatorio labile, farò appello"

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di Gianluca Ginella

Un calvario fatto di minacce, continue telefonate, pedinamenti e persino un sequestro: questo secondo l’accusa avrebbe subito una donna dal suo ex, un imprenditore settempedano 52enne, che oggi è stato condannato ad un anno per furto e sequestro di persona. Stralciati alcuni capi di imputazione, altri sono prescritti o depenalizzati. L’imputato ha sempre respinto le accuse. I fatti che venivano contestati al 52enne sarebbero avvenuti tra il 2008 e il 2010, dopo la fine della relazione con una donna che vive a Macerata. L’accusa, sostenuta dal pm Stefano Lanari, parla di stalking, minacce, violenza privata, sequestro di persona, furto, molestie. Nel corso di due anni l’uomo avrebbe tempestato di telefonate la ex. E l’avrebbe minacciata con frasi come «Se non torni con me ti uccido e se non lo faccio oggi, lo farò domani» e «ho cercato di farti capire le mie ragioni, dato che non hai capito farò del male a te e a chi ti sta vicino. E poi telefonerò a tutte le persone che hai nella rubrica del telefono e racconterò le tue cose private e particolari intimi». In un altro caso l’uomo è accusato di furto, per aver strappato di mano il cellulare alla ex mentre questa, in seguito a delle minacce, stava chiamando i carabinieri. In un altro episodio contestato l’uomo avrebbe preso le chiavi dell’auto della donna (violenza privata), e in un altro ancora l’avrebbe costretta a salire sulla sua auto e di avere poi percorso alcuni chilometri con la donna a bordo (da qui la contestazione di sequestro di persona). Oggi si è chiuso in processo al tribunale di Macerata, in cui l’uomo era assistito dall’avvocato Paolo Marchionni. Il giudice Giovanni Manzoni ha condannato l’imprenditore ad un anno, solo per il furto del cellulare e il sequestro di persona. Per quanto riguarda lo stalking e le minacce ha disposto lo stralcio e disposto una perizia psichiatrica per comprendere se avesse o meno consapevolezza di ciò che faceva. Ha poi dichiarato prescritte le accuse di molestie e violenza privata. Ha rinviato gli atti alla procura per un episodio di minacce alla madre della donna, perché competenza del giudice di pace. «Decisamente farò appello. Era molto labile il quadro probatorio e incerti gli elementi, contraddittori per altri versi – dice l’avvocato Marchionni –. Il mio cliente nega tutto, lei a volte lo denunciava, poi tornavano assieme. Questo è acclarato. C’è stata tra loro una relazione non ufficiale, perché lui era sposato all’epoca, che si è protratta nel tempo. Loro avevano continuano a frequentarsi fino a fine 2009, primi 2010, è provato. La denuncia per stalking risale a prima, ma se fai una denuncia di questo genere, poi non puoi essere tu a ricontattare la persona, cosa che invece lei aveva fatto». La donna al processo si era costituita parte civile, assistita dall’avvocato Beatrice Magnalbò. Il giudice ha disposto un risarcimento di 3mila euro alla parte civile.


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