Macerata saluta Dante Cecchi,
padre dell’identità maceratese

PERSONAGGIO - Al teatro Lauro Rossi la giornata commemorativa dedicata al compianto professore. Presentato il volume "Dante Cecchi. L'avventura di un intellettuale nelle Marche del Novecento" in cui vengono ripercorsi gli studi e le fasi della vita di uno degli uomini simbolo del capoluogo nel dopoguerra

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Il teatro Lauro Rossi gremito

 

di Marco Ribechi

Pubblico delle grandi occasioni al teatro Lauro Rossi per la giornata celebrativa del professor Dante Cecchi scomparso il luglio scorso all’età di 94 anni. Nonostante l’orario pomeridiano, l’evento registra il tutto esaurito, segno evidente che i maceratesi erano desiderosi di tributare l’ultimo saluto all’illustre concittadino. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del volume “Dante Cecchi. L’avventura di un intellettuale nelle Marche del Novecento”, realizzato a tempo record dal Centro studi storici maceratesi (leggi l’articolo). L’intellettuale è ricordato come il professore del sorriso proprio perchè, nonostante la sua spiccata erudizione, non risparmiava un tono bonario e amichevole anche con il più giovane dei suoi studenti. Storico, studioso del diritto, ricercatore instancabile ha trascorso la sua vita a raccogliere e produrre documenti sull’identità culturale maceratese diventando un punto di riferimento per tutti quelli che, dopo di lui, decidono di seguire la stessa strada. «E’ bello constatare la presenza di tanti concittadini – introduce Alberto Meriggi, vice presidente del centro di studi storici maceratesi – Dante Cecchi è stato insieme a Pio Cartechini uno dei fondatori del centro studi e noi abbiamo deciso di ringraziarlo regalando un oggetto a lui tanto caro, un libro».

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A sinistra il sindaco Romano Carancini, a destra Daniele Salvi

Ad aprire gli interventi dal palco il sindaco di Macerata Romano Carancini: «Ritengo che il professor Cecchi sia uno dei padri dell’identità maceratese. Oggi per lui sarebbe stata una giornata particolare visto che proprio poco fa abbiamo firmato l’accordo con palazzo Ricci per inserirlo nella rete museale cittadina (leggi l’articolo). Rappresento in questo momento non solo l’amministrazione ma tutti i consiglieri visto che abbiamo promosso questa giornata all’unanimità. Cecchi ci lascia un’eredità immensa con cui ha interpretato le tante sfaccettature della città, con sapienza, saggezza e semplicità. Noi abbiamo l’obbligo di tenere viva l’attività di quello che è stato un servitore della città».

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Da destra il rettore Luigi Lacchè, Angiola Maria Napolioni e Gilberto Piccinini

A seguire le parole del rettore Luigi Lacchè, che ha anche curato una sezione del volume. «E’ raro ricordare qualcuno dopo così poco tempo dalla morte – spiega il rettore – Vorrei che questa giornata fosse un tributo a tutta la famiglia Cecchi. E’ importante collocarlo nella storia, nel passato, nel presente ma soprattutto nel futuro della città perchè la forza di una comunità nasce dalla cultura che Cecchi ha sempre contribuito a sviluppare in grande misura». Anche Daniele Salvi, capo gabinetto della presidenza del consiglio regionale, ha ricordato come, se oggi Macerata si vanta di poter essere città della cultura, è proprio grazie all’opera di Cecchi in 25 anni di carriera come assessore e poi come vice sindaco. Periodo di tempo in cui getto le basi della moderna attività culturale cittadina.

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Un momento della serata

Non sono però mancati gli aneddoti sulla vita privata e sulla bonarietà del professore. Come quelli ricordati da Angiola Maria Napolioni, principe dell’accademia dei Catenati, oppure quelli di Giammario Borri che ha raccontato come il professore fosse solito dare passaggi in auto a un suo giovane studente che veniva dalla campagna e come quello stesso ragazzo oggi sia il vice presidente del centro studi, Alberto Meriggi. Il pomeriggio è proseguito con l’analisi di tutte le sezioni del volume per avere un ritratto completo di Dante Cecchi e della sua attività, con un focus particolare sull’aspetto filologico.

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Il pubblico in sala

Fabio Macedoni, capo gabinetto della giunta provinciale di Pettinari, ha svolto il suo intervento in funzione di commediografo anticipando che nel 2017 farà rappresentare le sei commedie di Cecchi in vernacolo, di cui la prima andrà in scena proprio al Lauro Rossi. Il Dante Cecchi come presidente della cassa di risparmio di Macerata invece è stato ritratto da Carlo Capodaglio che, come il giornalista Maurizio Verdenelli, ha sottolineato che Cecchi aveva rifiutato di essere riconfermato al vertice della cassa di risparmio dopo il grandioso buco di 12 miliardi scoppiato l’8 novembre 1984 (all’inizio sembrava si trattasse di un solo miliardo). Lungamente applaudito anche lo spettacolo di Allì Caracciolo con Giorgio Pietroni e Mariella Gobbi che hanno rappresentato “Il pianto delle tre marie” un pezzo in lingua dialettale del XIII secolo accompagnato alla chitarra da Adriano Taborro. Caracciolo ha poi ricevuto un omaggio floreale da parte dei “Cecchini” ossia i nipotini di Dante Cecchi. A chiudere il ricordo del professore del sorriso una presenza speciale, il figlio Giovanni Cecchi che commosso ha salutato e ringraziato tutti i presenti non prima dell’annuncio che anche il comune di Urbisaglia, dove Cecchi è sepolto insieme alla moglie Catterina, alla cognata Giù Giù e al marito di questa Omero Mastronardi, farà una rievocazione includendo anche la famiglia Bonservizi.

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