Dante Cecchi, il professore del sorriso

In un libro "L’avventura di un intellettuale nella Macerata del Novecento", la storia di un protagonista del dopoguerra, rappresentante della "meglio gioventù" cittadina. Presentazione al teatro Lauro Rossi, sabato 8 ottobre alle 16

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Giovanni Cecchi, Stefania Monteverde, Alberto Meriggi e Nazzareno Gaspari durante la presentazione del volume e del convegno su Dante Cecchi nella sala Castiglioni della Mozzi Borgetti

 

Dante Cecchi

Dante Cecchi

(foto di Lucrezia Benfatto)

“Riconoscenza”, “Patrimonio culturale”, “una storia importante di Macerata alla quale c’è ancora tanto da aggiungere”. Parola di Stefania Monteverde che questa mattina alla biblioteca Mozzi Borgetti, nel ‘lanciare’ il convegno che si tiene sabato 8 ottobre (ore 16) al teatro lauro Rossi, ha ricordato Dante Cecchi: “Una figura affascinante che sento tanto vicina: come me è stato professore al liceo scientifico (il suo primo incarico come supplente ndr) assessore alla Cultura, vicesindaco e legato all’Istituto Salesiano. Lo ricordo quando avevo 14 anni: ci guidava per le gole dell’Infernaccio, ci stimolava continuamente a bere acqua, anche quella pura delle fonti di montagna”. “L’Infernaccio di Dante” è la vicenda, poliedrica, di un protagonista del dopoguerra marchigiano, uno dei rappresentanti più noti “della meglio gioventù maceratese” per dirla col prof. Alberto Meriggi, curatore del libro edito dal Consiglio regionale Marche: “Dante Cecchi, l’avventura di un intellettuale nella Macerata del Novecento”. Il titolo si deve a Maurizio Verdenelli che ha collaborato ‘lumeggiando’ su una certa storia cittadina (‘Macerata o cara’) insieme con Giovanni Cecchi, il figlio unico (vita di famiglia), Francesca Bartolacci (lo storico), Giammario Borri (‘recuperando’ 233 scritti pubblicati e 16 inediti del ‘Professore del sorriso’), Carlo Capodaglio (sul periodo da presidente della ‘Cassa’), Adriano Ciaffi (l’amministratore), Nazzareno Gaspari (sulla rinascita dell’Accademia dei Catenati), Luigi Lacchè (sul docente universitario), Fabio Macedoni (il teatro dialettale), Gilberto Piccinini (la Deputazione di Storia Patria) ed Anna Maria Tamburri (ricordi). Al libro -312 pagine, 38 foto, 300 copie che verranno distribuite gratuitamente in teatro- ‘partecipano’ pure il sindaco Romano Carancini e il vescovo, mons. Nazzareno Marconi. L’iniziativa è del Centro studi Maceratesi di cui Meriggi è il presidente facente funzioni dopo la morte di Pio Cartechini che lo diresse per 52 anni dopo averlo fondato insieme con lo stesso Cecchi. Bella la cura grafica affidata a Mario Carassai.
conferenza-dante-cecchi_foto-lb-3Il ‘Professore’ è stato davvero il Prim’attore della rinascita culturale della Città tanto che nel 1945 il sindaco della Liberazione, Ferdinando Lori, ed Amedeo Ricci lo individuarono, venticinquenne come l’intellettuale ‘di punta’ capace di ridare dignità a quella che appariva come l’ex Atene delle Marche. E con Fernando Tambroni, che fu presidente del Consiglio, il giovane ‘supplente’ dello Scientifico divenne protagonista, sempre in quell’anno cruciale della ricostruzione cittadina (non di movide e mode-spazzature) di pubbliche ‘lecturae Dantis’ che entrambi ritenevano a ragione, come il cibo mistico per menti oppresse da vent’anni di dittatura. Lo ha ricordato Nazzareno Gaspari, ex preside dell’ITC, intervenuto in rappresentanza dell’Accademia dei Catenati cui ‘il professore’ ridiede nuova vita per settanta lunghi anni. “Una tale storia non andava perduta anche se ormai quella città è estinta per sempre: tuttavia a questa nuova vanno ricordate quelle nobili radici” ha detto, da parte sua, Maurizio Verdenelli. E Ninfa Contigiani, che ha promosso l’odg votato all’unanimità del consiglio comunale condividendo il progetto, ha ricordato come nella sua casa di Mogliano (“mio padre era un falegname”) ci fossero i libri da tutti amati, di quell’intellettuale sorridente e buono di Macerata. Il quale sapeva unire in Consiglio –dote del tutto scomparsa, ai tempi nostri e non solo a Macerata- politici e rappresentanti pure di opposte fazioni. “Mio padre non volle mai far parte di correnti all’interno della Democrazia Cristiana, anche quando sembrava obbligatorio” ricorda Giovanni Cecchi.

conferenza-dante-cecchi_foto-lb-6Un ‘dono’, Dante, fu per la sua gente: una vita che miracolosamente non venne spezzata dai fascisti, a Gualdo, messi in fuga dai partigiani mentre si apprestavano a dare il colpo di grazia a quel sottufficiale di frontiera maceratese che non aveva voluto aderire alla Repubblica di Salò. Una vita che poi fu sempre felice, con una parentesi molto amara in quegli anni a metà del decennio 80, quando da presidente (senza macchia) dovette affrontare la vicenda del buco da 13 miliardi di lire alla Cassa di Risparmio. Bankitalia voleva a tutti costi confermarlo, a dimostrazione della sua assoluta estraneità a quei gravissimi fatti. “Lui non parlava quasi mai in famiglia di situazioni legate alla propria sfera pubblica, ma quella sera, ci disse laconicamente: ‘Dirò no: ho già dato’. E il giorno dopo a Roma, confermò quella intenzione” ricorda Giovanni.
Erano già da allora lontani i tempi di ‘Campanile Sera’ quando Dante divenne popolarissimo in Italia, vincitore per quattro sere, nella squadra di Civitanova Marche (fu sconfitto per un errore della giuria): era il settembre del ’62, un mese più tardi Enrico Mattei moriva sul cielo di Bascapè nel bireattore dell’Eni ‘minato. l’Italia sarebbe di lì a poco sprofondata nella strategia della tensione e degli opposti estremi: il miracolo economico di cui il ‘New Caesar’ maceratese ad honorem, rappresentava il motore insostituibile, si sarebbe per sempre interrotto.

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Ed erano lontani anche i tempi del liceo Classico ‘Leopardi’, i tempi di Omero (il notaio Mastronardi), Giulia (la preside Giù-Giù-Bonservizi) e Franca Pilla (poi, per 70 anni moglie di Carlo Azeglio Ciampi): compagni amatissimi di scuola. Di Giù-Giù, compagna di banco di Franca, Cecchi sposò poi la diletta Catterina. E Franca Ciampi, ad ogni ritorno maceratese, ricordava di Dante lo spirito faceto: “Una volta, lui, arrivò di soppiatto in classe, proveniente dal laboratorio di Anatomia e Fisica. ‘Impugnando’ lo scheletro utilizzato per gli studi. Fu così tanta la sorpresa che io diedi un tale urlo, quasi da svenire…”.Fabio Macedoni ha infine ricordato che non tutto finirà sabato prossimo e con la prossima ristampa del libro (a soddisfare le richieste non basteranno certo le 300 copie pur in numero doppio rispetto a quando prevede la norma in materia del Consiglio Regionale) ma che la memoria di Dante Cecchi sarà affidata da gennaio fino a primavera alla rappresentazione delle sue commedie: sei per sei compagnie diverse. Due le location: il ‘Lauro Rossi’ e il ‘Don Bosco’, ha ricordato Fabio Macedoni. Elencando i titoli, e per un attimo, ma solo per un attimo, dimenticando l’ultimo: “La penziò”. Dante, con quel sorriso da ragazzo che amava ‘la sua gente’ (il tema di una serie indimenticabile pubblicata da Carima) aveva già intuito che quello sarebbe stato un tema sempre attuale….

CM

 

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