Renzi: “Via slot da bar e tabacchi”,
Giuli: “Bene, ma non basta”
DIBATTITO - Sulla proposta del presidente del consiglio interviene il direttore del dipartimento di prevenzione delle dipendenze patologiche dell'Area Vasta 3
di Gabriele Censi
Via le slot da bar e tabacchi. La proposta è del premier Matteo Renzi, per combattere il fenomeno delle dipendenze, ma secondo Gianni Giuli, direttore del dipartimento dipendenze patologiche dell’area vasta 3, andrebbe accompagnato da altre azioni su pubblicità e minori. La proposta di Renzi è stata rilanciata dal sottosegretario all’Economia con delega ai giochi, Pier Paolo Baretta. Il tema fa molto discutere in questi giorni.
Si tratta di un parco macchine complessivo di oltre 418 mila slot distribuite in Italia al 31 dicembre 2015. La rete vendita vantava infatti, alla fine dello scorso anno, 83.307 esercizi. La raccolta derivante dalle slot lo scorso anno si è attestata a 25,9 miliardi di euro, mentre la spesa a 6,6 miliardi. L’erario ha invece beneficiato di 3,3 miliardi. Il dibattito mette a confronto chi vede nell’iniziativa un potenziale deterrente, e chi invece ritiene che restringere i luoghi pubblici del gioco possa incentivare quello online, più rischioso e meno controllabile. Una stima dei costi è stata elaborata dall’agenzia specializzata Agimeg: eliminare le slot dai locali non specializzati costerebbe alle casse dello Stato oltre 2,5 miliardi di euro l’anno. Nel 2015 l’erario ha incassato 3,4 miliardi dalle oltre 400 mila slot attive in Italia.
Il dipartimento dell’Area vasta 3 è impegnato attivamente nella prevenzione del gioco d’azzardo patologico. Tra le attività anche l’adesione alla manifestazione nazionale Slot Mob che ha lanciato un appello al Capo dello stato e al Governo per intervenire sul tema azzardo con una serie di regole che ne contrastino i danni.
Gianni Giuli, è arrivata la risposta attesa dal Governo?
«Se quello preannunciato da Renzi sarà realizzato, ci troveremo di fronte a un’azione il cui impatto non sarà di poco conto. Bisogna considerare che la grande esplosione del fatturato del gioco è sicuramente collegata al modo pervasivo in cui l’offerta dell’azzardo si è diffusa, con l’effetto di “normalizzare” il gioco d’azzardo, di portare la popolazione giovanile, adulta e anziana a sottovalutarne i rischi. Inoltre per coloro che hanno una problematica o una dipendenza legata allo slot il fatto che il contesto sociale non sia invaso dal gioco è ancora più importante: è difficile evitare ricadute se la possibilità di giocare ti viene sbattuta in faccia anche quando vai a prendere un caffè».
Quindi si tratterebbe di un ottimo passo avanti. Determinante?
«Questo forse no. Lo sarebbe se fosse accompagnato da altre azioni che riteniamo urgenti e necessarie.
Quali?
«Una forte limitazione riguardo la pubblicità, affrontare in modo adeguato il fenomeno spinoso del gioco d’azzardo nei minorenni, per cui il divieto è sovente non rispettato e che sappiamo venire approcciati soprattutto attraverso l’appeal delle scommesse sportive, affrontare il fenomeno del gioco online, su cui si stanno trasferendo grosse fette di mercato, in particolare proprio i più giovani. Infine un punto che non possiamo sottovalutare: in questo momento ci sono fondi stanziati ma che a causa di blocchi burocratici non arrivano. Con questi fondi dobbiamo urgentemente intervenire per accogliere le persone e le famiglie coinvolte nella problematica, fornire cure e trattamenti adeguati e infine ampliare gli interventi di prevenzione nei confronti di tutta la popolazione».



Prima li mettono…..poi li tolgono…..e i gratta e vinci? Noooh quelli lasciamoli…..!!!
@Crocetti. Tolgono il ‘vinci’, quindi non più ‘gratta e vinci’, ma solo ‘gratta’. D’altronde sono pochi quelli che vincono, infatti mediamente si perde. Quel gioco non è equo.