La metafora come strumento pedagogico
IL GRANDE QUADERNO – Quarantesima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola
di Maria Luisa Lasca
La comunicazione di saperi ed emozioni poggia spesso su vocaboli dai molteplici significati, avvolti dal sospetto di ambiguità che ogni parola porta su se stessa, logorata dal tempo e da contesti diversi. Con l’inserimento di nuovi termini, neologismi o prestiti da lingue straniere, principalmente l’inglese, si cerca di rinnovare l’universo linguistico, a favore di un parlare veloce, univoco, intelligente. Ma è proprio così? Nel campo educativo, in cui si guidano i ragazzi ad apprendimenti critici di concetti (conoscenza) e di principi (orientamento), è fondamentale la chiarezza e la trasparenza: ciò non vuol dire usare un linguaggio elementare e privo di connotazioni stilistiche. La lingua italiana, in specie, così ricca nelle sue articolazioni e impreziosita dall’uso sapiente che ne hanno fatto nel tempo letterati e poeti, si presta per l’efficace comunicazione in tutti i settori del sapere.
Si può a tal fine utilizzare il parlar figurato, la retorica, cioè l’arte del parlare e dello scrivere in modo ornato ed efficace. Tra le varie figure retoriche presenti nel linguaggio di tutti i giorni, la metafora è considerata la regina. Letteralmente significa portare attraverso, trasferire, cioè trasferire il significato da una parola all’altra il cui rapporto con la prima è di somiglianza. Della metafora hanno trattato Aristotele, Cicerone, Quintiliano, Vico. L’hanno studiata filosofi e semiologi del Novecento, i formalisti russi, Ricoeur, Eco e altri. Aristotele sostiene “Il fare buone metafore implica saper vedere ciò che è simile” (Poetica) e che la metafora permette di “mettere davanti agli occhi le cose” (Retorica).
Quando Cicerone scrive nel dialogo filosofico sulla vecchiaia (Cato Maior de Senectute) “Essa risulta così odiosa alla maggior parte dei vecchi che, a sentirli, sosterrebbero un carico più pesante dell’Etna”, davanti agli occhi vediamo ciò che è simile. Naturalmente attraverso una trasgressione e un’approssimazione che, creando sorpresa, hanno comunque un valore teoretico. Ricorda Umberto Eco “Chi fa metafore, letteralmente parlando, mente e tutti lo sanno”.
Leopardi riflette “La massima parte di qualunque linguaggio umano è composto di metafore, perché le radici sono pochissime, e il linguaggio si dilatò massimamente a forza di similitudini e rapporti. Ma la massima parte di queste metafore, perduto il primitivo senso, son divenute così proprie, che la cosa ch’esprimono non può esprimersi, o meglio esprimersi diversamente. Infinite ancora di queste metafore non ebbero mai altro senso che il presente, eppur sono metafore, cioè con una piccola modificazione, si fece che una parola significante una cosa, modificata così ne significasse un’altra, di qualche rapporto con la prima. (Zib., 1702). Inoltre “ … la metafora raddoppia o moltiplica l’idea rappresentata dal vocabolo. Questa è una delle principali cagioni per cui la metafora è una figura così bella, così poetica e annoverata da tutti i maestri fra le parti e gl’istrumenti principalissimi dello stile poetico, o anche prosaico ornato e sublime ecc. Voglio dire ch’ella è così piacevole perché rappresenta più idee in un tempo stesso…” ( Zib., 2468).
Possiamo dire che le metafore sono fatte di similitudini condensate, di rapporti e analogie, di espansione di idee. In fuga dagli schemi consueti, verso nuovi territori in cui la poesia tocca i vertici più alti: “e il naufragar m’è dolce in questo mare”(Leopardi); “… ed ecco la luna, a portata della sua mano: alzava un braccio e la prendeva e con essa si metteva a falciare” (Pirandello). Struttura di pensiero poetico e speculativo a un tempo, dispositivo linguistico audace e vantaggioso: la metafora stupisce, abbellisce, aiuta ad apprendere, incide sul ragionamento logico deduttivo, ampliandolo. L’espressione metaforica si imprime nella mente, mostrandosi potente strumento conoscitivo. Perciò possiamo dire “noi apprendiamo soprattutto dalle metafore”(Aristotele, Retorica).
Nel ragionamento scientifico le metafore svolgono un ruolo creativo, diventando costitutive di teorie, modelli, anche sotto forma di immagini pittoriche. Ad esempio, la metafora dell’albero torna più volte nello sviluppo delle idee di Darwin. Nel luglio 1837 lo scienziato esemplifica l’evoluzione, con un disegno, nel suo taccuino, che rappresenta schematicamente l’albero della Vita. In alto annota “I Think”, a manifestare il dubbio dei grandi pensatori.






