Orientamento scolastico per progettare il futuro
IL GRANDE QUADERNO - Trentunesima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola
Il Grande Quaderno si apre su una pagina che desta molto interesse tra studenti, genitori, docenti stessi: l’orientamento scolastico. In particolare, si esamina brevemente quello rivolto agli studenti della scuola secondaria di primo grado, per la scelta del tipo di istituto da frequentare nell’anno scolastico 2014-2015. L’attività orientativa, intensa in questi mesi, si sviluppa con varie modalità: colloqui tra docenti e famiglie, illustrazione del consiglio orientativo per le scelte future, visite alle scuole superiori, per conoscerne laboratori e curricoli e seguire lezioni in continuità con gli argomenti svolti in terza media, incontri con rappresentanti del mondo del lavoro, e così via. Ciò serve per conoscere e quindi indirizzare il proprio percorso: i minori sono soggetti attivi, che pertanto devono scegliere in base a attitudini, abilità, preferenze e interessi propri. Ogni studente, grazie alle informazioni e alla formazione che riceve, attraverso le discipline e il confronto con i docenti e gli adulti in generale, costruisce progressivamente la propria identità, fatta di idee per il lavoro futuro, scelte scolastiche e formative, adesione a sistemi valoriali, modi di relazionarsi con se stessi e il mondo.
Tuttavia l’orientamento non costituisce attività rigidamente finalizzata, ponendosi piuttosto come accompagnamento vigile e affettuoso, sostegno e stimolo alla persona che cresce, progressivamente autonoma e capace di scelte lavorative e di vita, in attuazione della propria personalità. L’orientamento è modalità da tenere presente sempre. Si veda a tal proposito l’interessante documento ministeriale contenente le Linee guida in materia di orientamento lungo tutto l’arco della vita (circ. min. 43 del 15 aprile 2009) in cui, fra l’altro, si chiarisce: “L’orientamento viene inteso come bene individuale, in quanto principio organizzatore della progettualità di una persona capace di interagire attivamente con il proprio contesto sociale e come bene collettivo, in quanto strumento di promozione del successo formativo e di sviluppo economico del paese”.
È importante comunque che gli studenti abbiano chiara la differenza tra essere e fare, tra la persona, unica e irripetibile, e la funzione, che è solo un aspetto di essa, non esaurendone l’ essenza. A scuola occorre sviluppare la consapevolezza di essere altro e oltre quello che le occasioni della vita consentiranno, avendo il coraggio e la grazia di dire “io faccio” lo studente, il professore, il direttore, etc. invece di “io sono”, perché la persona è molto più di quello che fa, nelle varie stagioni della vita. Ciò costituisce una riflessione cara al Grande Quaderno, consolidata da esperienze nelle scuole, in cui il dialogo alla pari, l’attuazione del metodo democratico del rispetto di ciascuno, per quello che è, risulta sempre vincente e convincente.
Ognuno, progettando il proprio futuro, istintivamente, cerca il più possibile di avvicinarsi alla felicità, collocandosi al posto giusto nel mondo. Scrive Primo Levi ne La chiave a stella (Einaudi): “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono”. Tratta anche del lavoro gradito come fonte di gioia l’utile saggio di Franco Altea, Al posto sbagliato. Educazione ed orientamento al lavoro, Armando Editore, 2012. In esso si indicano metodi e mezzi per la formazione, auspicando che la scuola sviluppi personalità polivalenti, dalla mentalità aperta alla mutevolezza della società e del mondo del lavoro.
L’orientamento è naturalmente collegato all’obbligo scolastico e alla continuità nel percorso di apprendimento. Il decreto Miur 22 agosto 2007 n. 139 sull’adempimento dell’obbligo di istruzione, che riguarda dieci anni scolastici, cioè la fascia d’età tra i sei e i sedici anni, indica, nel documento tecnico allegato, le competenze chiave raccomandate dal parlamento europeo. Esse comprendono: comunicazione nella madre lingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza matematica, competenze di base in scienza e tecnologia, competenza digitale, imparare ad imparare, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale. I saperi e le competenze per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione sono riferiti a quattro assi culturali: dei linguaggi, matematico, scientifico–tecnologico, storico-sociale. Essi costituiscono “il tessuto” per la costruzione di percorsi di apprendimento orientati all’acquisizione delle competenze chiave che preparino i giovani alla vita adulta e che costituiscano la base per consolidare e accrescere saperi e competenze in un processo di apprendimento permanente, anche ai fini della futura vita lavorativa. Le competenze sono definite come la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale e devono essere descritte in termini di responsabilità e autonomia.
Per rappresentare in modo inusuale le competenze, esaltate dal tempo e dalle scelte dell’individuo, tesori da salvaguardare da ogni impazienza e uso effimero, il Grande Quaderno propone di tenere nel debito conto la storia cinese raccontata da Italo Calvino, in Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio (Oscar Mondadori), nella chiusa della lezione sulla rapidità: “Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno d’un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e di una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. “Ho bisogno di altri cinque anni”disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto”.
