Per una “buona scuola”
servono anche buoni ambienti
IL GRANDE QUADERNO - Trentaseiesima puntata della rubrica dedicata ai laboratori per l'apprendimento
di Maria Luisa Lasca
Si parla oggi spesso di competenze, cioè di conoscenze, saperi, capacità riconosciute, che si collocano nell’incontro tra il sapere e il saper fare, come, ad esempio, le attestate padronanze di professioni o mestieri. Nel sistema scolastico è importante ragionare su tale concetto: nelle indicazioni nazionali (programmi ministeriali) le competenze costituiscono l’obiettivo principale da raggiungere da parte degli studenti, la progettazione didattica prevede la costruzione dei cosiddetti curricoli per competenze. Tutto il sistema educativo deve dare comunque prova di capacità, di organizzazione, di perseguire cioè standard di qualità. Nella circolarità dell’educazione ciascun docente, nel suo lavoro, può ottenere validi risultati per i suoi studenti, al contempo è profondamente sollecitato dalle nuove generazioni a ricercare le risposte più approfondite e adatte alle loro richieste. Similmente, valutando gli studenti al tempo stesso si è valutati: l’educatore percepisce il pensiero dello studente ed è pronto a migliorare le strategie comunicative. Nell’ambiente educativo si cresce insieme. I buoni docenti fanno la buona scuola. Con passione, capacità e serietà, consapevoli della tradizione alle loro spalle, entrano con piglio autorevole e discreto nel futuro e nell’animo delle nuove generazioni, animando gli ambienti educativi.
Il Grande Quaderno vuole porre l’attenzione proprio su tali ambienti, attrezzati con dotazioni materiali e immateriali, arredi, tecnologie, infrastrutture. Esiste una modalità di apprendimento, nella scuola, che non passerà mai di moda e funzionerà sempre: è il laboratorio, il lavorare con materiale o attrezzature, per favorire e confermare l’apprendimento. Fa laboratorio il bambino di pochi mesi, toccando e rigirando tra le mani gli oggetti giocattolo, attratto dalla forma, dai colori, dai suoni che emanano, provando a gettarli dal suo seggiolone per scoprirne i movimenti. Nella scuola dell’infanzia le aule sono di per sé autentici laboratori dove i bambini fanno gioco parallelo, o riposano a turno su un lettino. Maschi e femmine a volte collaborano e a volte si spartiscono il mondo, tagliando in due l’aula con giochi diversi.Nella scuola primaria il laboratorio è più organizzato, in quanto sotteso alle attività linguistiche, logico-matematiche, espressive, etc. Nella scuola secondaria di primo o secondo grado le attività si affinano, le discipline si fanno rigorose, definendo le modalità laboratorialia supporto. L’idea viene da lontano, con l’ impulso e la testimonianza, nel tempo,di Rabelais, Rousseau, Pestalozzi, Fröbel, Montessori, le sorelle Agazzi, Dewey, Piaget, per citare i pedagogisti più noti. Il laboratorio è dunque spazio, tempo, metodo, situazione di apprendimento organizzato.
Naturalmente poi occorre trarre conclusioni, attraverso modelli interpretativi, entra in scena quindi la capacità di imparare a pensare. Il rendiconto di ogni esperienza e apprendimento laboratoriale trova il suo culmine nell’attività simbolica del linguaggio, solo appannaggio degli esseri umani, la più peculiare delle caratteristiche, l’esito più spinto del sistema simbolico. In situazione di laboratorio si impara facendo, il pensiero diventa operativo, il fare assume un ruolo cognitivo, dando luogo a concetti e categorie. Il laboratorio è ilragionamento, di natura logico-filosofica, che permette di costruire, attraverso le scelte cognitive e comportamentali o di tipo sociale, decisionali. Per il successo dell’attività didattica laboratoriale, sia che si tratti di laboratorio linguistico, informatico, fisico, chimico o teatrale, occorrono interesse, impegno, passione. Ciò è possibile in un contesto di forte stimolazione e problematizzazione, che lascia spazi di responsabilità personale, nell’ambito scolastico, sia al docente che allo studente.
In un sistema educativo integrato convivono con pari dignità lo studio e il fare. La cultura del lavoro, sottesa alla didattica laboratoriale, ispira i progetti di alternanza scuola lavoro e gli stage formativi previsti negli istituti scolastici secondari superiori, dando un ulteriore stimolo a chiunque creda nell’importanza dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Galileo Galilei, fondatore del metodo sperimentale, conciliando scienza e tecnica, sembra rappresentare la guida ideale per entrare nel contesto del laboratorio. A tal proposito può essere utile ricordare che il termine scienziato (nel significato di chi si dedica allo studio di una scienza o della scienza, prima attestazione in G. Boccaccio,1353, secondo il Deli, Dizionario Etimologico della Lingua Italiana), è di uso corrente solo a partire dall’Ottocento, introdotto dallo scienziato inglese William Whewell. Prima d’allora si parlava di filosofi naturali o naturalisti. Si veda il bel libro Oroscopi e cannocchiali. Galilei, gli astrologi e la nuova scienza, Avverbi Edizione, in cui l’autore Andrea Albini, tra l’altro, ricorda che “ Il termine scienziato è di origine ottocentesca: Galileo, come gli altri fondatori della scienza moderna, trattò di scienza senza usare questa parola”.

La scuola italiana era una delle migliori al mondo… ERA di perché il nostro caro governo si è venduto come cantava Califano pure la madre , fin’ora solo devastanti tagli stipendi da fame tante promesse e niente fatti… Innanzi tutto la scuola non è fatta solo da insegnanti che tra l’altro oggi sono per lo più incompetenti e svogliati e loro si che dovrebbero fare almeno 25 ore settimanali e no 18;.ma… la scuola è composta da Dirigenti segretari applicati e va avanti grazie ai collaboratori scolastici ..Usui cosa sono???? i bidelli di una volta a cui hanon cambiato il nome hanno dato mille incarichi e responsabilità in più, in molti in memoria degli antichi metodi ancora si prodtituidcono ma grazie a questi scienziati che fanno riforme su riforme hanno ancora il 3 livello …e guadagnano 1000 euro ancora mese….contano insomma meno delle badanti ma guardano insomma nostri figli e a differenza dei prof che spiegano e interrogano senza capire i loro problemi il collaborat scolastico sta vicino a tutti…. allora vorrei chiedere se è il caso parlando di buona scuola di alzare livelli e stipendi oppure caro stato perché non provate voi a mantenere una famiglia con 1000 euro Poi parlate?!?!?!