La scuola deve considerarsi alla pari con le altre istituzioni

IL GRANDE QUADERNO - Ventottesima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola

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di Maria Luisa Lasca

In una sede scolastica cittadina, in occasione degli ultimi esami di stato di terza media, tutti gli studenti avevano in mano una copia della Costituzione della Repubblica Italiana. Hanno letto e spiegato l’articolo richiesto dal Presidente della Commissione. Lo stesso aveva comunicato ai docenti che avrebbe verificato personalmente la conoscenza del programma di studio relativo a Cittadinanza e Costituzione. E il colloquio è iniziato proprio così, con la domanda su uno degli articoli contenuti nei Principi Fondamentali. I candidati hanno letto e commentato, facendo collegamenti con la realtà geopolitica attuale, con la propria situazione personale, specialmente  nel caso di studenti con altra nazionalità. Il loro comportamento durante l’esame orale è stato serio, centrato sul compito, responsabile. Oserei pensare che la lezione di impegno e autenticità data a tutti noi da questi giovanissimi potrebbe essere utile a coloro che occupando sedi istituzionali, mostrano tuttavia di non averla compresa, diceva tra sé il Presidente della Commissione. Il Grande Quaderno immagina che in tutte le scuole medie d’Italia si stessero svolgendo scene analoghe: i ragazzi scandivano l’articolo scelto, leggendolo come fosse un verso di Dante o Leopardi, con timoroso rispetto, ma con decisione, perché il testo lo conoscevano, era diventato loro. Da questa esperienza positiva si vuol partire per collegarsi ad una riflessione sul ruolo dell’istituzione scuola, nei confronti delle altre istituzioni.

L’Agenzia per l’Italia Digitale si occupa della dematerializzazione della pubblica amministrazione: gli archivi cartacei saranno progressivamente sostituiti da quelli informatici. Gli obiettivi sono il risparmio, la velocità, la trasparenza, la confrontabilità e l’integrabilità dei dati. Nella scuola ciò significa, tra l’altro: pagelle in formato digitale, iscrizioni online e, obbligatori dall’inizio del prossimo anno scolastico, registri elettronici. Più si dematerializza più c’è spazio per guardarsi negli occhi, senza barriere, pagella, registro, che diventano documenti trasparenti di informazione. I docenti potrebbero accogliere positivamente tali novità e usarle a vantaggio del potenziamento della relazione educativa. La scuola deve considerarsi alla pari con le altre istituzioni. Invece spesso si sente figlia di uno stato minore e nelle relazioni con gli  enti, da quelli locali a quelli sanitari, con  le imprese, le agenzie educative, in primis le famiglie, è spesso perdente. Presenta  richieste  per la realizzazione della sua progettualità, ma non è mai del tutto compresa o agevolata, pur nella sua autonomia. La reciprocità tra  istituzioni e  scuola non esiste, solo in casi rari questa avrà riscontri al lavoro svolto.

costituzione-italianaL’istituzione scuola è in stato di sofferenza, lotta con armi impari e faticosamente. Occorre ridefinire la sua autonomia, riconoscendone la funzione principalmente istruttiva ed educativa, che passa attraverso lo sviluppo di saperi e competenze essenziali per la vita di relazione e le scelte professionali. È questa la sua forza, la sua carta d’identità. Deve essere determinata, accettando i progetti proposti da enti esterni solo se siano a sostegno del suo ruolo  istituzionale e si allineino alle guide educative proprie. Che sia la scuola a richiedere la presenza delle istituzioni, quando un evento organizzato internamente lo rende necessario. La scuola ha sua vita propria. E questo concetto sembra molto più evidente nel passato che nell’attuale presente. Tuttavia in essa ci sono persone che crescono, in tante diverse situazioni, con necessità di progetti per lo  sviluppo, la prevenzione delle devianze, l’orientamento tra scuola e lavoro. Come è successo per il passato, le consulenze possono essere realizzate all’interno della sede scolastica, utilizzando le risorse disponibili, fatti salvi gli interventi tecnici per programmi attinenti a sicurezza, aspetti medico – riabilitativi, etc. Per il resto, vanno benissimo il teatro, l’arte, la fotografia, le scritture, effettuati in proprio. I ragazzi sperimentano nei laboratori scolastici attività  che li fanno interagire con gli adulti e l’esterno. E da qui prendono coscienza di quanto atteggiamenti corretti e consapevoli siano indispensabili nella vita personale e sociale. Un esempio di ciò si ritrova nelle esperienze educative  in cui gli studenti rivestono il ruolo di  miniguide della città, di consiglieri nei consigli comunali dei ragazzi, di tutor degli alunni più piccoli. Credono nelle istituzioni, in quanto la scuola a ciò li educa: le competenze culturali e civiche acquisite saranno una guida preziosa per essere protagonisti, nella cittadinanza attiva che è di tutti e per tutti.

Il Grande Quaderno teme che oggi alla scuola manchi il riconoscimento sociale e il rispetto della sua primaria funzione che è naturalmente istruttiva ed educativa, come ricordato sopra. A causa di ciò qualsiasi intervento esterno, istituzionale o meno, può inserirsi vantando un diritto che spesso potrebbe essere solo pseudo-educativo. In tal modo inoltre, si verificherebbero due gravi danni: che si affidi ad altri la  specificità della scuola, connaturata all’ars maieutica socratica; che si disconosca  il limite da cui inizia lo spazio vitale e intrinseco dell’istituzione scuola, con i suoi diritti e doveri. L’apertura al mondo esterno, pure importante, procede in parallelo al riconoscimento e  al rispetto da parte delle altre istituzioni.


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