“La scuola apra le porte alla contemporaneità”

IL GRANDE QUADERNO - Ventinovesima puntata della rubrica dedicata al mondo della scuola

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grande quadernodi Maria Luisa Lasca

Finalmente tra conferme, mutamenti d’incarico, trasferimenti, nuovi incarichi e reggenze, l’assetto delle dirigenze negli istituti scolastici è definito. Nella città di Macerata continueranno a funzionare in autonomia, per la scuola di base, i tre grandi  istituti comprensivi. Per le scuole secondarie superiori: l’Istituto Tecnico Commerciale Gentili, il cui dirigente ha la reggenza anche dell’Istituto di Istruzione Superiore Bramante, il Liceo Scientifico (con reggenza del Convitto Nazionale), il Liceo Classico, l’Istituto di Istruzione Superiore Matteo Ricci, l’Istituto di Istruzione Superiore Giuseppe Garibaldi, l’Istituto d’Arte Cantalamessa (in reggenza). In questi giorni, con la ripresa delle lezioni scolastiche, tutti parlano di scuola e vogliono dare il loro contributo ai problemi che la affliggono. Le autorità scolastiche e politiche formulano il loro saluto augurale a docenti, studenti e  famiglie, con l’auspicio che la scuola riacquisti il suo valore sociale e le giovani generazioni progrediscano nella conoscenza e nell’educazione al senso civico. Il recente decreto legge su scuola e università approvato dal Consiglio dei ministri contiene le misure più urgenti indispensabili al funzionamento del nuovo anno scolastico e ciò fa dire che si torna a investire sulla scuola. È previsto, tra l’altro, l’accesso gratuito dei docenti al sistema museale del nostro Paese, anche se  per  solo personale di ruolo. Questo piccolo segnale va approfondito, i docenti non devono farselo sfuggire, nel rilancio della loro altissima dignità sociale. Sembrerebbe tutto a posto.

Tutti si interessano di scuola, dunque. Il Grande Quaderno non rappresenta un osservatorio sulla scuola, ma la scuola stessa, attraverso la voce dei suoi protagonisti,  racconti di quanto accaduto in passato o di quanto potrebbe o dovrebbe realizzarsi. Cerca sempre di pensare in positivo e allora immagina la scuola che si prende cura della contemporaneità, spesso bistrattata o ignorata  o piegata a scopi di parte. L’attualità preme alle porte delle aule scolastiche. Non è fatta solo di eventi geopolitici, di cronache sociali, di fatti di costume. Ha in sé caratteristiche da approfondire. Di alcuni eventi si tengono i conti, attraverso le statistiche che li  monitorano perché se ne vuole ridurre la frequenza (ad esempio, infortuni mortali sul lavoro, delitti  frutto di violenza familiare, incidenti di montagna, oppure percentuale di alunni che hanno  conseguito il diploma di istruzione secondaria superiore, percentuale di abbandoni scolastici). Si monitorano le aziende che giornalmente chiudono, stante la crisi. Gli enti istituzionali si fanno carico di verificare l’andamento di  fenomeni dell’attualità che perciò diventano numeri, percentuali, in aumento o ribasso che siano. Per il resto, spesso siamo soli  e indifferenti a guardare ciò che accade intorno a noi.

possentiLa scuola deve fare altro, aprire le porte delle aule alla contemporaneità, farsi potente mediatrice di fronte a fatti e situazioni che i giovani studenti comunque conoscono, attraverso i media tradizionali giornali, TV, e quello più avanzato tecnologicamente, da loro preferito,  il web. Non si può ignorare il mondo. Non sappiamo quello che sarà storia o rimarrà costume, chi diventerà eroe, chi alla fine non conterà nulla, anche se nella cronaca ha avuto tanto spazio. Occorre partire dalla sensibilità degli studenti, che abbiano cinque o quindici anni. Saranno loro, in una lezione o libera conversazione di Cittadinanza e Costituzione, o in qualsiasi altro ambito, a presentare gli argomenti, i fatti che li hanno colpiti, di cui hanno sentito commenti in famiglia o hanno cominciato a ragionare fra coetanei. A questo punto la scuola deve essere all’altezza. Non ci si può difendere dall’attualità con il programma, il curricolo, le indicazioni nazionali da seguire, ne va di mezzo la credibilità del docente. Dentro la contemporaneità c’è di tutto: disagi, contraddizioni, ansietà, serpeggiano pure, sotto traccia, valori, istanze nobili per un  positivo rinnovamento di situazioni e persone. Docenti e studenti, in dialogo tra di loro, considerino la possibilità di cambiare non il mondo, ma il modo di porsi di fronte ad esso. Da superficiale e cinico, ad aperto, critico, pronto a cogliere le istanze positive e a contrastare, attraverso l’educazione e l’istruzione, le tendenze più pericolose nei riguardi del concetto di persona, salvaguardandone la perenne validità (Si veda, a questo proposito, una approfondita analisi dei problemi del tempo presente, tra persona e modernità, in Vittorio Possenti, Il nuovo principio persona, Armando Editore, 2013).

La contemporaneità va affrontata senza appiattirsi su di essa:  il presente spesso presenta aspetti di degrado morale e culturale da non assecondare, e la suggestione di un qui e ora sempre a disposizione con il web non basta. La contemporaneità va  letta con l’aggancio a valori, ideali, metodi di lavoro, che permettano, tra conoscenza e memoria, di utilizzare  il criterio della  giusta distanza, di pascaliana memoria. Gli strumenti critici da utilizzare vengono da lontano, dalla nostra tradizione classica. Occorre scegliere, docenti e studenti insieme, una mediazione, tra l’immersione incondizionata nel mondo d’oggi, e lo sguardo rivolto esclusivamente al passato, ai suoi insegnamenti e valori. Se presente e passato dialogano, la conoscenza del passato apre al presente e l’attenzione al presente fa comprendere il passato. Nella scuola, come nella vita, ciò che qualifica è il metodo scelto, per il ragionare e l’agire.

 


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