Alleanza tra generazioni per la buona scuola
IL GRANDE QUADERNO - Trentacinquesima puntata della rubrica dedicata al mondo dell'istruzione
di Maria Luisa Lasca
Volendo riassumere la situazione attuale del sistema educativo, come talora è stata accennata in puntate precedenti, occorre evidenziare: grandi cambiamenti negli assetti degli istituti e conseguenti criticità organizzative (si considerino ad esempio gli attuali istituti comprensivi); emergenze educative, quali risultano dagli accertamenti sulle competenze degli studenti italiani nelle prove internazionali di valutazione; necessità di strutture e strumentazioni e soprattutto di nuove visioni per l’integrazione e l’orientamento degli studenti, di fronte alla contemporaneità cui si affacciano e alla complessità del pensiero attuale. Molte le risposte in corso di elaborazione da parte delle scuole stesse. Gli istituti possono fare affidamento su nuove managerialità, attente all’ organizzazione e alla comunicazione. Piano piano, quelle che inizialmente erano considerate criticità, potrebbero diventare opportunità. Sono ampliate e approfondite le progettualità dell’offerta formativa, punto di forza e di attrazione con cui veicolare motivazioni, passioni, interessi degli studenti. Le emergenze educative sono monitorate attraverso: rendicontazione del lavoro svolto dagli istituti, sistemi di certificazione della qualità, bilancio sociale, strutture di rete per l’autovalutazione d’istituto e i progetti di miglioramento. Il tutto infine trova collocazione in cornici educative, sfondi integratori (come la filosofia nella scuola, o il modello dell’umanesimo scientifico), per dare un senso al lavoro di ciascuna comunità educativa. Quanto sopra sta avvenendo dappertutto, come risulta evidente dai siti scolastici online, dalla cronaca, dai fatti ed eventi educativi che coinvolgono sempre più le scuole, istituzioni tra le istituzioni.
Il Grande Quaderno riapre ora le sue pagine, in parte scritte, in parte da scrivere insieme, proponendo un nuovo percorso cognitivo, che si riflette anche in prospettive di lavoro: un patto tra generazioni, un’alleanza per fare la buona scuola, o migliorare l’attuale. Che cosa significa? Che l’interazione fra generazioni e la percorrenza di nuove strade educative a tale scopo può essere perseguita dalla pedagogia narrativa. Questo avviene proprio perché c’è un metodo condiviso: ogni ambiente è palestra e laboratorio per sperimentare la crescita educativa di ciascuno. Ora che l’anno scolastico è ben avviato, i piani dell’offerta formativa definiti o quasi, soffermiamoci sulle modalità di tali patti generazionali. Innanzitutto vogliamo con ciò significare collegamenti fattivi tra le professionalità, come si sono consolidate nel tempo e trasmesse. Sostenute da tecniche sempre più avanzate, nel cuore hanno un nocciolo duro di sapere e di saper fare, di pratiche morali, ineludibili, da trasmettere comunque, oltre tutte le innovazioni di supporto alla professionalità. Pensiamo alla professione docente, alla continuità di passione e motivazione che caratterizza tale scelta, al positivo incontro tra docenti prossimi a terminare il loro lavoro e i nuovi, che devono affrontare un percorso affascinante e sconosciuto, perché fatto di saperi in continua evoluzione, di relazioni con persone sempre diverse, di contesti educativi difficili. Anche altre professionalità, come ad esempio quelle necessarie in una segreteria scolastica, non nascono dal nulla, si fanno forza di racconti remoti, di storie divenute leggende, di umili e mitici protagonisti che, al loro tempo, furono grandi nel tracciare la strada. Le esperienze, le idee, passano di mano in mano e rinnovate, rivisitate, tracciano linee guida. Pensiamo ai genitori, che hanno trasmesso ai figli il giusto atteggiamento verso la comunità educativa. A loro volta i figli consegnano tale patrimonio, e così via, in un passaggio di valori esistenziali alle generazioni successive. Non si ricomincia tutto da capo, perché molto si riceve e si tramanda. Chiamiamo questo contesto con l’antico termine greco paideia, a un tempo educazione, formazione e cultura che permea di sé la scuola e la società: è traguardo ideale da raggiungere. La si trova nelle case, nelle strade, nelle istituzioni, grazie a nuove generazioni desiderose di sapere.
Può essere utile a tal proposito ripensare a Cechov, ad un suo stupendo racconto, Lo studente. Lo studente di teologia, rientrando dalla caccia all’imbrunire del venerdì santo e passando accanto all’orto delle due vedove, riscaldato da un fuoco acceso, parla con le donne. Rievoca la fredda notte, in cui Gesù fu interrogato nel cortile illuminato da un fuoco acceso e Pietro tradì Gesù, andando poi a piangere amaramente nell’orto. Le due vedove si immedesimano, la madre piange singhiozzando, la figlia turbata reprime a stento un violento dolore. Non è il racconto dello studente a commuoverle: il fatto accaduto tanti secoli prima ha ancora legame con il presente. “Il passato – pensava [lo studente] – è legato al presente da una catena ininterrotta di eventi scaturiti uno dall’altro. E gli pareva di aver veduto dinanzi entrambi i capi di questa catena. Ne aveva appena toccato un capo, che l’altro aveva dato un sobbalzo… Egli pensava che la verità e la bellezza che avevano indirizzato la vita umana laggiù, nell’orto e nel cortile del gran sacerdote, erano continuate senza interruzione fino ad oggi ed evidentemente avevano sempre costituito l’essenziale nella vita umana e, in genere, sulla terra… e la vita gli pareva affascinante, prodigiosa e colma di alto significato.”
La letteratura e nel caso specifico Cechov ci insegnano sulla condizione umana, come sanno fare i più validi pedagogisti. Spesso il qui e l’ora, perseguiti accanitamente, nell’attualità banale, ci condizionano, mortificando l’aspirazione a visioni di più ampio respiro. Ragionare in termini di generazioni, collegate fra loro in un grande progetto di paideia, può essere utile. Anche questa è la buona scuola.


Cara amica, come sempre i tuoi articoli mi piacciono tanto, mi trasmettono quell’umanità che hai sempre dimostrato come Dirigente scolastica, come amica e come scrittrice.
Purtroppo cara Maria Luisa, oggi, nella scuola, non si sta verificando quello che tu auspichi, ma esattamente il contrario. Sta prevalendo una logica, figlia di questo tempo neoliberalista, che enfatizza la competizione, anche tra i docenti, anziché favorirne la collegialità e la cooperazione; un clima svilente, non proficuo né stimolante. Anche la “Buona Scuola “ di cui parla tanto il governo Renzi ha queste caratteristiche:
Nella “Buona Scuola” si dice che la retribuzione del personale docente avverrà per scatti di competenza, dopo il 2018.( Fino a quel momento le carriere degli insegnanti sono congelate) e lo scatto avverrà solo per un 66% dei docenti meritevoli, mentre ci sarà un 34% di personale ( lo scatto riguarderà 2 insegnanti su 3) che non avrà aumenti di stipendio, perché non meritevole.
Su quali criteri stabilire il merito o il demerito è vago. Come effettuare una valutazione veramente oggettiva della qualità dell’insegnamento, visto che le variabili in campo sono tante? Gli strumenti di valutazione dovrebbero ricercare l’obiettività e criteri equi di misurazione e non essere arbitrari. Ed è qui il punto: si ritiene che l’anzianità non sia più il criterio di progressione, che non abbia più in sé stessa valore. Insomma, mia cara Maria Luisa, noi non abbiamo più nulla da insegnare ai giovani; l’esperienza non serve a niente: l’importante è l’innovazione, l’essere “propositivi”. Che poi nuove strade e nuove proposte non portino a nulla, poco ha importanza. L’importante è far vedere che si è moderni. Procedure, strade già percorse, confronto tra colleghi di generazioni diverse, programmazioni condivise? E’ tutto sbagliato, secondo alcuni! E si respira già quest’aria da un po’ di tempo.