Mancano gli incentivi,
spenta la centrale biogas di Matelica
MATELICA - Il sito è inattivo da mesi. Danilo Baldini del comitato di tutela del territorio: "Causa dello spegnimento sono state le dimensioni eccessive per l'alta valle Esina". L'assessore ai Lavori Pubblici rassicura sulla condizione dell'impianto: "Abbiamo inviato i tecnici e ci hanno tranquillizzato. Abbiamo chiesto al proprietario un incontro per capire le prospettive"
di Monia Orazi
La centrale biogas di Matelica è stata spenta. A renderlo noto Danilo Baldini, del comitato per la tutela del territorio di Matelica che ora si chiede che ne sarà del sito. Il Comune conferma che è inattiva da mesi.
«La centrale a biogas è spenta da mesi – dice l’assessore ai lavori pubblici Massimo Montesi – ho verificato ieri sera personalmente con un sopralluogo, non ci sono né gas, né energia elettrica, per quello si vede il pallone che è crollato. Stamattina abbiamo anche inviato i tecnici comunali e ci hanno tranquillizzato sulle condizioni di assoluta sicurezza per la popolazione. Abbiamo chiesto al proprietario un incontro entro sette giorni, per capire insieme le prospettive future del sito».
Gli sviluppi della vicenda saranno seguiti da vicino dall’amministrazione comunale. «Dopo che si era scoperto che la centrale non era stata dotata di un macchinario per abbattere le emissioni di gas nocivi (leggi l’articolo) – spiega Baldini – previsto invece nel progetto, il Gse (Gestore statale per l’elettricità) aveva interrotto la connessione con la rete elettrica, determinando di fatto lo stop anche dei pagamenti all’azienda per l’energia prodotta dalla centrale. Senza sovvenzioni statali o comunitarie questo tipo di centrale non risulta più conveniente per chi le gestisce, quindi sembra che ora la ditta stia trasferendo il materiale vegetale, utilizzato come “combustibile”, in Toscana, dove gestisce altri impianti simili». Per Baldini questo è l’ultimo atto per la centrale a biogas matelicese: «Dopo anni di lotte da parte di comitati cittadini, costituitisi contro la costruzione di questa centrale, come delle altre in tutta la Regione, dopo i ricorsi al Tar, le inchieste ancora aperte della procura di Ancona (finite al vaglio delle istituzioni giudiziarie europee) gli esposti, le raccolte di firme, le manifestazioni pubbliche e in Regione, finalmente sembra che anche per la centrale biogas di Matelica si possa scrivere la parola fine».
Baldini sottolinea come a determinare lo spegnimento della centrale siano state le dimensioni eccessive per il territorio locale: «Paradossalmente il motivo del suo spegnimento non è stato l’inquinamento atmosferico, quello del “digestato” riversato nei campi, nei corsi d’acqua o nelle falde acquifere. Ma neppure il danno prodotto all’immagine del territorio, ed alle produzioni agricole di qualità. No, la causa è semplicemente dovuta al fatto, come ha sempre sostenuto chi si è opposto alla centrale, che il territorio dell’alta valle Esina, per la sua conformazione morfologica e fisica, non era in grado di poter sostenere un impianto di così grandi dimensioni, tanto che il materiale vegetale necessario a tenere accesa la centrale doveva infatti essere fatto venire da molto lontano. Resta ora da capire se, come sembra ormai chiaro, la centrale non verrà più riaccesa, che cosa ne sarà dell’impianto e soprattutto chi pagherà le ingenti spese di smantellamento e di bonifica del sito».



Una tecnologia è valida in modo inversamente proporzionale a quanto è incentivata e/o obbligatoria.