Piove nell’antico convento,
monache si dividono le camere
CINGOLI - Il monastero di Santa Sperandia versa in condizioni critiche. I cedimenti strutturali del tetto provocano ingenti infiltrazioni d'acqua nel dormitorio delle sorelle di clausura. E' a rischio crollo. Venerdì 15 aprile il sindaco Saltamartini incontrerà la popolazione nella sala Verdi per prendere decisioni su come affrontare l'emergenza. Servono 120mila euro per mettere in sicurezza la struttura

I segni delle infiltrazioni d’acqua nelle stanze

Il lenzuolo che divide una delle camere del monastero
di Leonardo Giorgi
Infiltrazioni e crepe nell’antico convento, monache di clausura costrette a dividersi le piccole stanze. Compromesso il tetto del monastero di Santa Sperandia, a Cingoli. La struttura ha subito negli ultimi mesi diversi cedimenti strutturali. Una situazione che si è aggravata nella recente ondata di maltempo e che ha costretto le otto monache che vivono lì ad abbandonare alcune delle camere per via delle ingenti infiltrazioni d’acqua. Le sorelle si sono attrezzate dividendo le poche stanze non colpite dalle infiltrazioni con delle lenzuola, così da dormire in due persone in uno spazio per singole, dividendo il bagno e l’angolo studi. Le pareti degli spazi più danneggiate sono invece visibilmente colpite dall’umidità e, se la situazione dovesse peggiorare, le monache non avrebbero altre camere da utilizzare per riposare, essendoci una sola ala del monastero adibita a dormitorio.

I secchi per raccogliere l’acqua
Nell’anno dell’ottavo centenario della nascita della patrona del Balcone delle Marche, il convento dedicato a Santa Sperandia ha urgente bisogno di ristrutturazione. Sarà di almeno 120mila euro la spesa che le sorelle dovranno sostenere, contraendo un mutuo in modo completamente autonomo. Le monache benedettine come quelle di Cingoli sono infatti un ordine del tutto indipendente, anche dal punto di vista economico. Escluse le modeste pensioni delle due suore più anziane, che hanno 89 e 83 anni, le sorelle si sostengono da sempre tramite donazioni e opere che producono nel loro laboratorio, situato nello stesso piano del dormitorio. Un eventuale crollo strutturale, oltre a mettere in repentaglio la vita delle presenti, colpirebbe quindi anche altri spazi vitali per la vita delle benedettine. L’emergenza non è sfuggita al sindaco Filippo Saltamartini che ha annunciato per venerdì 15 alle 21 un incontro con la popolazione nella sala Verdi del Comune, così da prendere con i cittadini una decisione su come affrontare le criticità dell’antico monastero. «Nessuno – dice il primo cittadino – può sottrarsi dall’esigenza di aiutare le monache del convento di Santa Sperandia per salvare il loro cenobio. L’ordine benedettino e le autorità ecclesiastiche competenti non sembrano poter intervenire alacremente così come invece sarebbe richiesto. Le monache sono costrette a convivere in pochissime stanze e la loro permanenza a Cingoli, in relazione alla loro avanzata età, potrebbe essere compromessa da questa situazione. Senza il finanziamento governativo e con i tempi necessari per il fondo della Conferenza episcopale italiana occorre intervenire con urgenza, almeno per riparare le travi, le pianelle e rimettere i coppi».

La parte di tetto che sta cedendo

Il corridoio del dormitorio del monastero




Le suore perché non escono fuori. Nel 2016 ancora monache di clausura? Vergognoso.
La riparazione dovrebbe essere a cura del proprietario del monastero, quindi del Comune di Cingoli se e solo se proprietario è il Comune di Cingoli.
Intanto direi che il monastero versa in condizioni critiche, non che “verte”, sennò piove anche nella lingua. Poi, per risolvere il problema, sentirei anche negli ambienti cardinalizi, pare che vi si trovi gente piena d’idee in fatto di soluzioni per ristrutturazioni immobiliari.
Per Giorgi. Vuol forse paragonare delle modeste suore al cardianal Mazzarino?
Non mi pare Iacobini, comunque lascio libera interpretazione.
Di chi è la poprietà dello stabile??
Chi è il proprietario tiri fuori i soldi
Cerasi, vo vedé che so convento non è de nisciù!
@ Sauro Micucci
E se non è de nisciù: perchè deve pagare papà-pubblico??
Tutte a casa dii Bertone: ” E qui non c’è nulla di lussuoso. Abbiamo risanato ambienti abbandonati. Come ho già spiegato, non ci vivo da solo, ma con una comunità di tre suore che mi aiutano, e la segretaria. Ci sono le camere per tutti, la biblioteca, l’archivio…».
http://www.corriere.it/cronache/16_aprile_01/bertone-attico-vaticano-inchiesta-0c880e2a-f772-11e5-bb62-9cf2392b520a.shtml?refresh_ce-cp