Gender, folla per Amato
al castello della Rancia
Pezzanesi: “Portiamo avanti un credo”

TOLENTINO - Il sindaco sceglie il palco dell'iniziativa per replicare a Pd, M5s e Arcigay che chiedevano un minore coinvolgimento etico: "Chi ha detto che il Comune non doveva patrocinare l’iniziativa non affronta la democrazia nel modo giusto"
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Amato a Tolentino

Gianfranco Amato a Tolentino

 

La platea dell'incontro al castello della Rancia

La platea dell’incontro al castello della Rancia

di Federica Nardi

Gianfranco Amato chiama e il popolo anti gender accorre. Fa il pieno l’appuntamento del presidente dei Giuristi per la vita, ieri sera, al castello della Rancia di Tolentino. Il sipario si apre e si chiude nelle tre ore di one man show dell’avvocato, ma non si chiudono le polemiche, accese da più parti dopo la notizia che l’incontro è patrocinato dal comune di Tolentino. Il Pd locale, il Movimento 5 stelle, l’Arcigay nei giorni precedenti si fanno portavoce di quanti vorrebbero il Comune meno schierato sui temi etici, come quello della famiglia e dell’orientamento sessuale (leggi l’articolo). Soprattutto se, come scrivono i 5stelle «si tratta di teorie strampalate inventate di sana pianta. A parte volantini e testi decontestualizzati, in questi incontri nessuno ha ancora prodotto alcuna prova concreta dell’esistenza di una “teoria gender”, una teoria inventata dal nulla proprio da chi la critica. Ciò che esiste sono gli “studi di genere” che mirano a individuare e a spiegare i motivi per cui a un dato genere (maschile o femminile) vengano attribuiti dei ruoli specifici non strettamente legati alle caratteristiche sessuali (ad esempio perché le donne guadagnano meno degli uomini). Nessuno vuole negare le differenze tra uomo e donna o inculcare la voglia di essere “diversi”. Cosa c’è di male nell’insegnare il rispetto delle diversità per garantire a tutti pari opportunità?».

Giuseppe Pezzanesi, sindaco di Tolentino

Giuseppe Pezzanesi, sindaco di Tolentino

Ma è il sindaco Giuseppe Pezzanesi a replicare e lo fa direttamente dal palco che nel giro di pochi minuti sarà teatro della crociata anti gender dell’avvocato. «Non ho bisogno di suggerimenti e questa non è una partita da giocare contro chi ha fatto scelte diverse a livello affettivo e sessuale – esordisce Pezzanesi – Qui si parla di argomenti di tutt’altra natura. Della famiglia vera, quella con i figli nati da un uomo e una donna. Chi ha detto che il Comune non doveva patrocinare l’iniziativa non affronta la democrazia nel modo giusto. Abbiamo volutamente dato il patrocinio perché nella vita bisogna fare delle scelte, portare avanti una missione, un credo».
Una missione che, documenti alla mano e grande crocifisso al collo, Amato porta avanti con grande convinzione e arte retorica, premettendo che l’incontro nasce «per presentare fatti documentati, senza commenti – dice Amato – ognuno poi trae le sue conclusioni». E le immagini scorrono sullo schermo dell’auditorium del castello: stralci di leggi, articoli di giornale, fotografie (immancabile quella della pop star transgender Conchita Wurst). È un puzzle che si compone piano piano a sostenere la teoria dell’avvocato che non ce l’ha «con gli omosessuali, con la parità di genere né con l’educazione sessuale – dice Amato – La teoria gender è un’altra cosa, ci suggerisce che siamo maschi o femmine a seconda di come ci sentiamo al momento». E il rischio, ripetuto a ogni incontro come un mantra, è che questo nuovo modello della persona “fluida” venga insegnato ai bambini nelle scuole.

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Il sindaco in prima fila

A margine dell’incontro, a replicare alle parole dell’Arcigay anche Natascia Eleuteri, coordinatrice provinciale dell’associazione “Non si tocca la famiglia”, che non si stupisce delle critiche ricevute dal comune di Tolentino dato che «tra le associazioni che hanno avanzato tale “denuncia” ce ne sono alcune che lo scorso 12 dicembre, con il patrocinio del comune di Civitanova, hanno organizzato una manifestazione presentando come valori il fine vita, le unioni civili, la fecondazione assistita e la piena applicazione della legge 194. Sotto il patrocinio del Comune, è stato annunciato dal palco che al banchetto di una delle associazione presenti si potevano trovare la pillola abortiva Ru486 (per abortire entro le prime 7 settimane) e semi di cannabis – dice Eleuteri in una nota – Nessuno ha affermato che l’ideologia gender è introdotta nelle scuole dal Ddl Fedeli, ma quello che affermiamo e confermiamo è che occorre vigilare perché il Ddl parla di “discriminazione di genere” ed a prescindere dalle intenzioni della legge, che la Fedeli su mia specifica domanda durante l’incontro a Potenza Picena ha confermato che per genere si intende maschile e femminile, nella realtà dei fatti poi troviamo applicazioni strumentalizzate di questo termine. A sostegno di quanto affermiamo ci sono varie segnalazioni da parte di genitori fatte alla nostra ed altre associazioni. Una seria informazione deve tenere conto della realtà dei fatti e non delle intenzioni di una legge».



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