Gender, Irene Manzi:
“Niente teorie complottistiche,
solo cultura del rispetto”

MACERATA - La parlamentare del Pd interviene nel dibattito per spiegare le ragioni che hanno spinto il governo ad inserire nella Buona Scuola l'educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni
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Irene Manzi

Irene Manzi

Nel dibattito sulla teoria gender che nei giorni scorsi ha visto anche gli psicologi divisi  sul tema (leggi l’articolo), interviene la parlamentare maceratese del Pd Irene Manzi che rivendica l’importanza della “Buona scuola” e del disegno di legge Fedeli nel quadro della lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
«Avevo particolarmente  apprezzato – commenta –  le parole del dottor Pierucci sul tema proprio perché provavano a fare chiarezza in modo semplice ed efficace rispetto ad un panico immotivato diffusosi sulla stampa, sui social network, nelle aule parlamentari, a proposito della presunta e subdola diffusione nelle aule scolastiche di una Teoria relativa al gender. Panico immotivato perché nessuna legge prevede il ricorso o la diffusione di teorie dalla dubbia scientificità. Nè la Buona scuola nè il più volte contestato disegno di legge della vice presidente del Senato, Valeria Fedeli. È importante e decisiva un’operazione di chiarezza a questo proposito, proprio per evitare di trarre in inganno famiglie ed educatori, in primo luogo».

La Manzi riporta quanto contenuto nella Buona Scuola: “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori” sulle tematiche indicate dall’art.5 della legge di ratifica della Convenzione di Istanbul.

Poi conclude: «Quella convenzione, ratificata due anni fa con ritardo dal Parlamento italiano, che impegna gli Stati a porre in essere misure per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. Questo dicono i testi di legge. Questo è l’impegno del Parlamento e del governo. Un impegno, consentitemi di dirlo, importante, urgente e necessario. Basta guardare i dati relativi alla violenza contro le donne, leggere le cronache quotidiane di bullismo e discriminazione ( spesso sfociate in gesti estremi di suicidio o violenza) contro chi è percepito come diverso per rendersi conto di quanto diventi indispensabile promuovere, proprio a cominciare dai luoghi dell’istruzione e della formazione, una cultura del rispetto, dell’uguaglianza e della parità. Non per fare “proselitismo” verso inesistenti e complottistiche teorie, ma semplicemente per dare concreta attuazione a quell’art.3 della nostra Costituzione, spesso citato ma altrettanto spesso disapplicato.



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