
Il pubblico all’incontro

Giuseppe Bommarito, Andrea Foglia e Gianpietro Ghidini
Far conoscere ai giovani i rischi che si corrono assumendo droga, alcol e altre dipendenze che in un attimo portano anche alla morte. Se ne è parlato a Civitanova Alta, ieri pomeriggio, con due storie raccontate da due papà che la dipendenza da droga ha portato via loro i propri figli. Gremito l’auditorium San Paolo dove genitori e bambini erano insieme ad ascoltare ed imparare da storie già vissute che la droga è un rischio incombente ma uniti si può debellare. Come? Con il dialogo e lasciando a casa l’ipocrisia. L’evento “Lasciami Volare”, “Veder crescere con il Dialogo”, è stato organizzato dal gruppo scout di Civitanova Alta 1. L’iniziativa è stata sostenuta da due importanti e note associazioni onlus: “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza” ed “Ema Pesciolino Rosso”. Presente tra il pubblico anche il presidente della Goter Carlo Borioni, sensibile al tema. Tra gli obiettivi delle due organizzazioni spingere i giovani a cercare un dialogo con i propri genitori piuttosto che con falsi amici. Il dibattito ha visto come protagonisti due papà che hanno provato il dolore più grande che un genitore possa provare: la perdita del proprio figlio. Nick (Nicola Bommarito, morto per overdose a 27 anni nel giugno del 2009) ed Ema (Emanuele Ghidini, morto per una pasticca di ecstasy a 16 anni nel novembre del 2013) sono due ragazzi, che con modalità diverse hanno perduto la loro vita a causa della droga. Ma guardando negli occhi perennemente lucidi questi genitori, ci si accorge di quanta energia e voglia di aiutare altri giovani sia nata da questi due papà.
Papà Gianpietro Ghidini, dopo la morte di Ema ha fondato il Pesciolino Rosso, un’associazione che in due anni ha tenuto oltre 300 interventi nelle scuole ed oratori di tutta Italia ed ha pubblicato 4 libri, principalmente indirizzati al dialogo genitori figli, tra cui il best seller “Lasciami volare”. Papà Giuseppe Bommarito, dopo la morte di Nick ha fondato “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”, mediante la quale si cerca di combattere il fenomeno dell’uso, dello spaccio e del mercato di stupefacenti attraverso programmi di sensibilizzazione nelle scuole. Ha scritto due libri: Un piccolo faro su Nick e Fiocchi di neve (così mi parla un figlio ucciso dalla droga). Numerosa è stata la partecipazione da parte delle famiglie della comunità. Tanti genitori, tanti figli, tanti giovani si sono ritrovati per dialogare insieme e continuare un viaggio verso la crescita personale e comunitaria, trattando argomenti di grande valore sociale, come: la droga, le dipendenze e il disagio giovanile, aspetti di genitorialità e socialità positiva. L’incontro ha avuto la durata di oltre due ore e 200 persone in una sala gremitissima hanno assistito con commozione a quanto i due papà avevano da raccontare. Non solo le storie dei loro figli, ma soprattutto i valori intrisi di speranza ed amore che entrambi cercano di trasmettere. E’ risultato infatti straordinario come i due papà si siano ritrovati nel “sentire le cose” in modo assolutamente simile, come il valore del perdono, della comprensione e del non giudizio, ma soprattutto dell’amore per i giovani, che sono diventati lo scopo della loro vita. Andrea Foglia ha coordinato sapientemente la regia, collegando i diversi passaggi e i differenti temi trattati alternativamente dai due papà. Gianpietro Ghidini ha usato il termine guerriero, rivolgendosi ai ragazzi, per esortarli a rivolgersi, nel momento del bisogno, ai loro guerrieri personali. I loro genitori, che dovrebbero essere i primi punti di riferimento quando qualcosa non va. Ha parlato anche di famiglia, un’istituzione primaria nella vita di un individuo che spesso, per via della quotidianità, viene data per scontato senza capire la reale importanza degli affetti e della guida dei genitori, che hanno un compito pesantissimo, quello di guidare i giovani senza rinchiuderli in una campana di vetro. Giuseppe Bommarito, invece, ha parlato dell’importanza della rete, intesa come progetto unico per mandare un messaggio univoco contro la droga, dato che uno dei problemi attuali è la contrapposizione ideologica di cui i giovani sono preda. Senza la comune collaborazione tra famiglia, scuola, adulti e ragazzi stessi sarà impossibile realizzare un cambiamento. Restando su questo tema, Bommarito parla anche d’ipocrisia esortando, soprattutto le famiglie, a non far finta che il problema non esista, a prendere l’iniziativa e parlare con i propri figli se si notano i primi segni. L’ipocrisia si applica anche alla società perché la droga è un problema in continua crescita e sebbene se ne senta parlare, si crede che in realtà non accada realmente nella nostra quotidianità anche se, al momento, le Marche sono al secondo posto nella classifica Italiana del tasso di mortalità per overdose. Un messaggio forte emerso dall’incontro ha riguardato il dolore e come rispondere al dolore, quale appunto la perdita di un figlio. «Solo con l’amore potremo guarire questo mondo malato e ciò avverrà grazie ai giovani» ha detto in sintesi papà Gianpietro. Si è parlato anche di spiritualità. Papà Gianpietro in particolare ha esternato la propria visione di un Dio da scoprire attraverso le esperienze di vita, l’incontro con gli altri, con le cadute e le risalite, un Dio che si può incontrare se inizieremo ad amare gli altri con amore libero e disinteressato. La serata è stata un’occasione per parlare di temi complessi che spesso non vengono compresi bene e soprattutto non vengono trattati in modo semplice. Si è voluto promuovere il dialogo di un’intera comunità perché il dramma della droga si estende costantemente alla nostra realtà, con particolare sensibilità alle famiglie, come istituzione di primaria educazione. La droga, il disagio giovanile, gli esempi di genitorialità positiva sono problemi che ogni individuo può riscontrare nella propria quotidianità. Al termine dell’evento sono stati distribuiti a tutti i partecipanti una copia gratuita dei libri pubblicati dalle due onlus. La serata si è conclusa con la proiezione del film Sbirri e un breve commento finale da parte dei due ospiti.
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Non credo sia raro che padre e figlio hanno lo stesso fornitore di cocaina. Siccome la prendono in molti, forse in famiglia non ci si farà più tanto caso. Immagino un discorso del genere: ” Ma papà, mamma, tutti i miei amici sniffano e poi io lo faccio solo il sabato”. Ha proposito del dolore per la perdita di un figlio, anche se non di droga, ho visto una signora sbiancare i capelli in pochi giorni. Quella donna era mia madre.