Macerata: un comitato
in difesa dell’ospedale

Rappresentativo di ogni forza politica e guidato da Bruno Mandrelli contro il “presidio unico” deciso dalla Regione. Proposta ragionevole o impossibile sogno?
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liuti giancarlo

 

di Giancarlo Liuti

Prima di spiegare questa mia forse stravagante proposta ritengo opportuno fare un po’ di storia. Una volta – non secoli ma solo un paio d’anni fa – l’ospedale di Macerata era definito “provinciale” nel senso che, munito di tutte le principali specialità mediche e chirurgiche in stretto contatto fra loro e in caso di sopraggiunte e gravi necessità, tutelava la salute, spesso la vita, di trecentomila persone, tanti erano e sono gli abitanti del Maceratese. Una terra, questa, che poi non si chiamò più “provincia” ma “area vasta numero tre”, la qual cosa, in teoria, parve un mutamento solo di nome ma in pratica diede spazio ad ambizioni politiche, parapolitiche e personali – quelle dei sindaci e quelle dei primari dei loro nosocomi – che via via puntarono al progressivo declassamento dell’ospedale del capoluogo.
Sto esagerando? Può darsi, ma non tanto. L’ultima voce, per esempio, è che l’oculistica medica debba trasferirsi a San Severino. E se un paziente viene colto da un ictus? Semplice: a sirene spiegate un’ambulanza lo porterà a Macerata, dove esiste un “centro ictus”. E se al poveretto – le vie del Signore, pure le brutte, sono infinite – capita un ulteriore, imprevedibile e grave problema la cui competenza diagnostica e terapeutica è affidata, poniamo, all’ospedale di Camerino? Semplice: lo si carica nuovamente in un’ambulanza che a sirene spiegate lo conduce nella città dei Varano. Ripeto: sto esagerando? Ripeto: può darsi, ma non tanto. E vediamo perché.

Luca Ceriscioli

Luca Ceriscioli

Proprio la vigilia di Natale, infatti, la giunta regionale delle Marche, su iniziativa del presidente Luca Ceriscioli che s’è attribuito il settore della sanità, ha stabilito che sotto il profilo amministrativo l’area vasta numero tre ha un “presidio unico” comprendente, alla pari, gli ospedali di Macerata, Civitanova, San Severino e Camerino, ai quali si aggiungono quelli cosiddetti “di comunità” – Cingoli, Matelica, Recanati, Tolentino e Treia – a tal punto “minori” che per definirli ancora ospedali occorre uno sforzo di fantasia. Ebbene, capire l’autentico significato dell’espressione “presidio unico” non è facile giacché il linguaggio politico nasconde spesso intenzioni “preterintenzionali”. Ma un punto, comunque, è chiaro. Quale? Che l’ospedale di Macerata ha definitivamente perduto il ruolo di vertice qualitativo e operativo della provincia o area vasta che sia.
E se la causa del “presidio unico” stesse nella perdurante penuria di risorse finanziarie regionali e statali? In tal caso non sarebbe corretto – la crisi economica è ben lungi dall’essere superata – scagliarsi a priori contro tale riorganizzazione amministrativa. Tuttavia, sempre in questi giorni, è accaduta una cosa che dimostra esattamente il contrario e mi riferisco alla decisione della Regione di contribuire pesantemente alla costruzione ex novo di un secondo ospedale generale nel territorio di Fermo e precisamente in contrada Campiglione, sulle rive del Tenna. L’accordo definitivo è stato firmato dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune con uno stanziamento di 70 milioni di euro, 39 statali e 31 regionali (ma sappiamo bene con quale rapidità e con quali marchingegni paratruffaldini crescono in Italia i costi delle opere pubbliche, tanto che qualcuno, a Fermo, già parla di almeno 170 milioni).

L'ospedale di Macerata

L’ospedale di Macerata

C’era proprio bisogno di un ospedale a Campiglione, una frazione che dista dalla città pressappoco come la frazione di Piediripa dista da Macerata? E non esiste già nel centro di Fermo l’importante ospedale “Augusto Murri” che possiede ben venti specialità mediche e chirurgiche? E’ forse un grave disagio, per i campiglionesi, percorrere cinque o sei chilometri fino al “Murri”, che ha i suoi anni ma è stato ripetutamente ammodernato e con una spesa infinitamente minore potrebbe essere reso ancor più funzionale? Però attenzione: io non vivo a Fermo, non ne conosco i problemi logistici e non posso arrogarmi il diritto di sproloquiare su questo nuovo ospedale che certamente sarà utile – ogni nuova struttura sanitaria lo è – ai quarantamila cittadini fermani. Per cui vado oltre e mi pongo una domanda di ordine generale: da dove saltano fuori quei 31 milioni se è vero che quando un ente locale marchigiano chiede alla Regione Marche un contributo finanziario per un’opera pubblica o una pubblica iniziativa si sente rispondere che la Regione non naviga nell’oro e bisogna stringere la cinghia? Ah, i misteri della politica!
Misteri? Fino a un certo punto. Di Luca Ceriscioli, docente di matematica nelle scuole tecniche, per dieci anni sindaco di Pesaro e il cui animo pare segnato da una sottile “antipatia” per la “marcoliniana” Macerata (da noi, a parte Recanati e Civitanova, le “primarie” del centrosinistra furono vinte da Pietro Marcolini) si dice che, oltre alla gratitudine per esser prevalso in quel di Fermo, subisca la maggiore autorevolezza culturale e politica dell’assessore al bilancio Fabrizio Cesetti, un fermano tre volte deputato dell’Ulivo e già presidente della sua neonata provincia. C’entra qualcosa l’ospedale di Campiglione? Chissà.
Ma lascio perdere tali sospetti e cambiando discorso penso a com’è messa l’Italia di oggi, nella quale, politicamente parlando, non c’è mai una sola questione – almeno una! – che in un soprassalto di “amor di patria” veda l’unanimità fra le forze di maggioranza e quelle di opposizione (negli anni settanta del Novecento ci fu e riguardò la lotta contro il terrorismo interno mentre adesso non c’è neanche per il ben più pericoloso terrorismo esterno). Nel “piccolo” di Macerata la situazione è pressappoco la stessa, con una minoranza aggressiva ma frazionata e una maggioranza anch’essa insidiata da dissapori intestini. Possibile che non ci sia una sola questione – almeno una, ed ecco l’ospedale – nella quale si determini l’unità d’intenti fra le varie forze politiche nel nome del superiore interesse non tanto della città, che in questo caso passerebbe in secondo piano, ma di tutto il Maceratese dall’entroterra al mare? Qualcosa di simile, intendo dire, al mai contestato ruolo primario, per le intere Marche, dell’ospedale “Torrette” ad Ancona?

Bruno Mandrelli, consigliere comunale del Pd

Bruno Mandrelli, avvocato e consigliere comunale del Pd

Torno dunque alla proposta iniziale. L’altra notte ho fatto un sogno e mi sono raffigurato un comitato in difesa dell’ospedale maceratese come vertice piramidale dell’area vasta numero tre, un comitato che sia guidato da Bruno Mandrelli, figura degnissima per sapere giuridico, esperienza politica e disinteresse personale, e che rappresenti ogni posizione politica, dal Pd a Forza Italia, ai Fratelli d’Italia, alla Lega, ai Pentastellati, ai Comunisti Italiani e alle liste civiche. Un comitato che dopo avere studiato a fondo i molteplici aspetti della questione “ospedale” vada in Regione e faccia la voce grossa. Solo un sogno? Probabile. Ma i sogni, talvolta, aiutano a risolvere i problemi reali.



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