Ex Carifac 500 posti a rischio,
Cristiano Carrus rassicura:
“Non licenzio nessuno”
VENETO BANCA E BM - Le Marche del risparmio sulla strada dei dissesti bancari. Il Governatore Zaia, presente all’assemblea dei soci del "colosso" di Montebelluna, ha lanciato il progetto di un fondo di solidarietà: un’indicazione anche per il collega marchigiano, Ceriscioli. Carifac riavrà nome e brand.
di Maurizio Verdenelli
Salvati 500 posti di lavoro nelle Marche con il mantenimento dell’ex sede centrale a Fabriano, di 38 filiali (sulle 56 totali, le restanti in Umbria e a Roma) delle quali otto in provincia di Macerata: il patrimonio umano e strutturale dell’ex Carifac dopo l’acquisizione da parte di VenetoBanca. Anche questo ha significato, sabato, il salvataggio dal crac del colosso di Montebelluna dopo l’ultima ‘chiamata’ di Daniele Nouy, la severissima presidente del comitato di vigilanza della Bce che il 9 scorso ha inviato una lettera-ultimatum al Cda.
Una lettera che apriva ‘la resa dei conti’ dopo la perdita accumulata negli ultimi tre anni di 1,9 miliardi e la montagna altissima del credito deteriorato (7,1 miliardi): sullo scenario il ‘commissariamento’ o addirittura la liquidazione coatta amministrativa, la stessa sorte di Banche Marche & C. Al richiamo sulle criticità di VB da parte della ‘gran capa della vigilanza della Banca centrale europea’ (la definizione in assemblea è stata dell’amministratore delegato Cristiano Carrus) non poteva essere detto ‘no’. Anzi si doveva fare un chiaro ‘atto di pentimento’ – per il recente passato da cui peraltro è esente l’attuale Cda ‘in vita’ fino in primavera.
Così, due giorni dopo il presidente Pierluigi Bolla, che in assemblea è tornato a chiedere fiducia ai soci nonostante “il tradimento di ieri” (leggi l’articolo), si è affrettato a scrivere presentando un piano di salvataggio (il cd progetto ‘Serenissima’): «Verranno chiuse definitivamente le avventure finanziarie e i grandi affidamenti speculativi, si interverrà con decisione nella riduzione dei costi generali, si opererà per la semplificazione della struttura operativa della partecipate: in una parola, ci sarà il ritorno alla cultura dell’efficienza e l’abbandono della cultura della grandezza». Si chiuderà la rete estera, con diretto riferimento ad Albania, Croazia, Romania, Moldavia per tentare di salvare 130 anni di storia italiana, considerato che Veneto Banca ormai è a tutti gli effetti un istituto di credito ‘dei territori’ avendo acquisito Carifac (Marche) e Bancapulia (Puglia).
Delle Marche a Volpago del Montello si è sentita la voce: forte e chiara e ‘civilissima’ – così definita dal presidente Bolla mentre invece si attendeva il peggio con carabinieri e squadre di PS in tenuta ‘antisommossa’, blindati, cani-poliziotti, la grande tensostruttura ‘bonificata’ centimetro per centimetro dai metal detector, prima dell’ingresso degli oltre seimila soci in rappresentanza di undicimila, peraltro piccola parte degli 88.000 quanti ne conta VB. Nelle Marche ne conta circa quindicimila, anche loro tenuti a pagare insieme con tutti in caso di recesso, un prezzo rilevantissimo al crac: 3,3 miliardi. Un conto che viene facile dal costo iniziale dell’azione (2012: 40 euro) e quello attuale: 7.30 dopo la collocazione in Borsa. «Potevamo salvarci da soli, nel 2006 – ha detto un socio marchigiano, ex Carifac intervenuto in assemblea – sarebbe bastato forse un semplice aumento di capitale per dire no ad un default da cui peraltro si era scampati qualche anno prima. Poco prima della fusione l’azione dell’ex Cassa di Fabriano valeva 4 euro, poi quando la maggioranza fu acquisita da Venetobanca, 0,92. Forse abbiamo fatto male a dire sì a quella ‘vendita’, alla luce di quello che ora accade». All’assemblea fiume, oltre sei ore, hanno partecipato con il sindaco di Fabriano, Giancarlo Sagramola, anche (e soprattutto) il sottosegretario Enrico Zanetti e il governatore del Veneto, Luca Zaia. Il quale ha lanciato un fondo di solidarietà attraverso la finanziaria regionale ‘Veneto Sviluppo’ dopo lo ‘sbarco’ in Borsa, forzato, rovinoso contro il quale i grandi soci (ma nessuno con un pacchetto superiore al 10% del totale) si erano battuti sino alla fine.
Sbarco in ogni caso reso obbligatorio dalla legge 33 del marzo scorso in riferimento agli Istituti con un giro superiore ad 8 miliardi di euro. E il giro di VB, seimila dipendenti, 582 filiali, è pari a 35 miliardi. Un colosso, al decimo posto in Italia, tuttavia con tutte ‘le analisi’ in disordine. Una per tutte: la scarsa qualità del credito –non ne ha fatto mistero Cristiano Carrus- è pari al 70% rispetto al 16% dell’intero sistema. Il ‘soccorso’ deciso di Zaia potrebbe essere intanto un’utile segnalazione per il collega marchigiano, Luca Ceriscioli considerato il caso Marche nel suo insieme. Bolla ha promesso che non svenderà i crediti deteriorati, partite incagliate e difficilmente esigibili, e che soprattutto farà chiarezza sulla passata leadership (la stessa, sia detto per inciso, che volle l’incorporazione di Carifac e che fa riferimento a Vincenzo Consoli) per un ricorso in giudizio. «Gli avvocati ci hanno riferito che l’azione si può fare» alla luce delle ispezioni recenti di Gdf, Consob e delle valutazioni della vigilanza della Bce. Seppure ci sarebbe chi è pronto a dimostrare che l’attuale prezzo di recesso (Bolla: “la perdita dell’80% è un colpo al cuore”) dell’azione sia fortemente sottovalutato.
Per le Marche, per la provincia di Macerata –nel capoluogo e a Sforzacosta ci sono due grosse filiali- il caso Venetobanca è un’altra pietra grande, dopo Banca Marche, sulla ‘tomba’ del miracolo economico marchigiano, seppellendo anche l’area ideale che originò tale fenomeno, tra fabrianese e maceratese. Terra ‘benedetta’ dalla imprenditorialità assoluta, la definizione è di Francesco Merloni, del fondatore dell’Eni: il matelicese di Acqualagna Enrico Mattei. Carifac coinvolta ora nella gran tempesta Venetobanca, diretta allora dal ‘maceratese’ di Roma, Antonio Parisi Presicce (deceduto l’estate scorsa) insieme con Carifermo avrebbe dovuto essere la pietra fondante di Banca Marche insieme con Carima, Carisj e Carisp Pesaro. Fabriano e Fermo dissero no all’ultimo istante. A distanza di vent’anni di quelle cinque magnifiche banche, di quel sogno che doveva far nascere nel segno dell’integrazione europea una grande banca marchigiana al riparo di ogni vento contrario, erede diretta dell’homo oeconomicus marchigiano, vive solo Carifermo nella sua orgogliosa solitudine, pur con giuste partnership.
Qualcosa non è andato per il verso giusto, ma il risparmiato marchigiano è andato in frantumi a pezzi avendo pagato ogni possibile prezzo. E il domani appare ancora nelle nebbie, con mercati dubbiosi e i danni emersi. Tuttavia Carrus, il manager veneziano voluto da Bankitalia a Montebelluna, che sabato ha ottenuto un chiaro mandato sulla fiducia ed una vittoria personale, chiede che la «la benzina lasci il posto all’acqua» e promette di «non licenziare nessuno» dichiarando inoltre ufficialmente rispetto alle Marche: «Restituirò a Carifac il suo nome, suo brand». E circa se stesso, conquistando l’oceanica platea, ha affermato: «Ho 39 anni di banca sulle spalle, non devo fare più carriera e i guadagni personali non m’interessano. Non sono un anatomo patologo ma un infermiere, meglio un piccolo medico». Intanto nascono come funghi i siti legali a difesa del “risparmio tradito” e si rinforzano quelli nati con i primi storici crac da Parmalat et cetera: un elenco in cui è finita anche la regione marchigiana che della sana e prudente gestione dei frutti del proprio lavoro aveva creato una laicissima religione, esemplare in Italia.




a quanto pare le banche medio piccole sono tutte nello stesso calderone
Il carruszone va avanti da sé.
@Gualtiero Ceresani: scusa, per essere più chiari,di quale calderone parli?
del calderone delle spese folli,degli affidamenti sbagliati,degli indebitamenti senza senso…etc…etc…
E be certo dopo avermi rubato 4.000 euro dicendo che era solidissima ma perché queste cose non le dicono prima di rubare soldi alle persone?
Questo per far capire a tanti fregnoni che nel bene o nel male, adesso come adesso la Nuova Banca Marche è l’istituto più sicuro che abbiamo in zona..