Un fiore di mandorlo bianco
per infondere coraggio ai malati
CIVITANOVA - E' la scultura donata dall'artista Enrico Angelini all'ospedale come ringraziamento per la professionalità e umanità. Lo scopo è dare coraggio a tutti i pazienti e dire che si può rinascere
di Marco Ribechi
(foto di Federico De Marco)
Un fiore di mandorlo bianco per dire ai malati di rinascere e combattere. Un messaggio per allietare i momenti difficili dei pazienti dell’ospedale di Civitanova scolpito da uno che ce l’ha fatta. Con questo intento l’artista Enrico Angelini, civitanovese, ha voluto rendere omaggio all’umanità e alla professionalità dei dottori del presidio medico e allo stesso tempo infondere coraggio a chi si trova a dover affrontare una malattia. La sua esperienza risale ormai a dieci anni fa quando si è trovato nel reparto del dottor Riccardo Centurioni. Da quella data nella sua mente è rimasta fissa l’idea di donare un’opera per ricordare a tutti che il male si può superare. «Ho attraversato un percorso molto forte, tangibile, che lascia il segno – ha detto commosso Angelini – voglio ringraziare in questo modo un reparto formidabile che mi ha donato il sostegno di cui avevo bisogno. Ho scelto il colore bianco come simbolo di purezza e candore. Il fiore di mandorlo rappresenta invece la fragilità ma anche la possibilità di un risveglio ciclico. La parola “combattere” non faceva parte della mia personalità, me l’ha insegnata mio padre nei momenti duri trascorsi qui».

Alessandro Maccioni, direttore dell’Area Vasta 3, L’artista Enrico Angelini e il primario Riccardo Centurioni
Soddisfazione nel volto di Riccardo Centurioni, primario del reparto di Medicina interna: «Spesso i corridoi sono asettici – ha detto il medico – un po’ incasinati, non potrebbe essere altrimenti. Un’opera ha il dono di alleggerire l’ambiente, far riflettere. Anche questo serve per alleviare la sofferenza dei malati. E’ anche un simbolo di speranza per le persone che sono costrette a frequentarci. Ringrazio Angelini perchè queste esperienze sono quelle che danno anche a noi dottori la forza di andare avanti». Presente anche Massimo Maccioni, direttore dell’Area Vasta 3: «Sono contento che abbia aspettato 10 anni per decidere di eseguire l’opera. Così ho potuto essere presente anch’io che ricopro questo ruolo solo da pochi mesi. Alcune settimane fa ho potuto assistere alla donazione di un macchinario da parte di due fratelli che hanno intrapreso una maratona di solidarietà (leggi l’articolo). Ora questa scultura. E’ la testimonianza che nell’ospedale c’è molta umanità e i pazienti lo sentono. Questa è la sanità che dobbiamo trasmettere».


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