Il “Falò” rischiara la piazza avvolta dalla nebbia
Il cardinale Menichelli presiederà
al Pellegrinaggio Macerata-Loreto
La 38° edizione si svolgerà nella notte tra sabato 11 e domenica 12 giugno 2016. L’annuncio dato questa sera a Macerata in occasione dell’accensione del tradizionale Falò per la Venuta. (LE FOTO)
di Alessandro Feliziani
(foto di Andrea Petinari)
Il 38° Pellegrinaggio a piedi da Macerata al Santuario mariano di Loreto si svolgerà nella notte tra sabato 11 e domenica 12 giugno 2016 e sarà preceduto da una Messa allo stadio Helvia Recina celebrata dal cardinale marchigiano Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo.
L’annuncio è stato dato questa sera poco prima delle 20 in piazza della Libertà a Macerata in occasione della tradizionale accensione da parte dei giovani di Comunione e Liberazione del Falò per la Venuta, in onore della Madonna di Loreto, che la Chiesa ricorda solennemente il 10 dicembre.
Il programma per la cerimonia dell’annuncio del Pellegrinaggio 2016 ha preso avvio in serata con una Messa in Duomo, celebrata da Don Benedetto Testa. Subito dopo il presidente del Comitato organizzatore del Pellegrinaggio, Ermanno Calzolaio, ha guidato una fiaccolata fino in piazza che, immersa in una fitta nebbia, si è improvvisamente animata con la presenza di molti giovani e d’intere famiglie. Tanti bambini, con i loro genitori, hanno cantato brani della tradizione mariana, in girotondo intorno al falò.
Sono ormai molti anni che a Macerata la sera del 9 dicembre, l’apposito comitato organizzatore abbina l’annuncio della data del “Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto” dell’anno successivo (il tema del 2016 – ha detto il prof. Calzolaio – sarà annunciato prima di Pasqua) con l’accensione del tradizionale Falò in piazza, per ricordare la Venuta della Santa Casa a Loreto.
Tale evento, oltre a segnare l’avvio ufficiale del complesso lavoro organizzativo richiesto per il Pellegrinaggio, contribuisce a rinverdire una tradizione – quella dell’accensione dei falò devozionali in onore della Madonna di Loreto – che si è molto attenuata a partire dagli anni ’70 e ’80 del Novecento.
L’uso di accendere i falò a ricordo della “Traslazione” della Casa mariana di Nazareth dalla Dalmazia a Loreto, avvenuta, secondo la tradizione, nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294, risale ai primi anni del XVII secolo e si deve all’iniziativa del frate cappuccino fra Tommaso d’Ancona. Da allora l’uso del falò – o “fogarò”, oppure “fogaraccio”, a seconda dei dialetti – si diffuse in tutte le Marche e anche in altre regioni italiane, assumendo una variegata denominazione. In Umbria, ad esempio, sono chiamati i falò del “Passaggio”, in Toscana del “Tragitto” e nel Lazio del “Transito”.
Claudio Principi, storico delle tradizioni, recentemente scomparso, una ventina d’anni fa aveva dedicato un libro alla memoria folclorica della devozione mariana. L’autore ricordava che un tempo nelle campagne maceratesi – ma non solo – l’accensione dei falò richiedeva una lunga preparazione. S’iniziava un mese prima con una mobilitazione generale tra le famiglie del contado per la raccolta della legna e la nomina di un “fuochista”. I cumuli di legna dovevano essere grandi affinché i falò potessero ardere a lungo. “La sera del 9 dicembre, nell’ora prevista, la gente si riuniva nel luogo stabilito per partecipare all’accensione del falò tra le grida festanti dei presenti, soprattutto dei bambini. Seguivano poi le preghiere consistenti nella recita del Rosario e delle Litanie Lauretane”. Dopo il canto finale, i bambini e i fidanzati, presi per mano, gareggiavano nel saltare sopra le ultime attenuate fiamme dei falò, tra le grida dei presenti. “Il rito si concludeva in un clima di festa, dove preghiera, svago e gioiosa comunione fraterna convivevano, nel segno di una sincera devozione mariana”.
Nel suo libro “A Loreto, un poco a piedi e un poco camminando” (Sico editore, 1994), con presentazione di Luigi Accattoli e prefazione di Febo Allevi, Claudio Principi ha ricordato molte tradizioni legate ai pellegrinaggi lauretani delle popolazioni marchigiane, citando, sia diversi altri autori, come il petriolese Giovanni Ginobili, sia raccontando alcune leggende particolarmente diffuse in varie località. “Anche nei pressi di Macerata, in località Due Fonti – si legge nel libro – una leggenda vuole che la Santa Casa abbia sostato prima di riprendere il volo per Loreto e così pure nelle poco lontana frazione di Villa Potenza, ove si precisa che la Santa Casa rimase posata sopra la chioma di una gigantesca quercia…”















