Nuove povertà e sfratti, i Servizi sociali:
“Per la giovane mamma
abbiamo fatto il possibile”

LE STORIE - Il Comune di Treia spiega gli interventi a sostegno della ragazza incinta e con 3 figli. A Macerata Stefania Raimondi che dovrà lasciare la casa mercoledì replica all'amministrazione: "Nessun contributo economico". Casa Pound: "Che fine fanno i 9 milioni in bilancio per il sociale?"

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Luciana Severini

Le storie di Luciana, madre di tre bambini in attesa di una quarta figlia a rischio sfratto (leggi l’articolo) e di Stefani Raimondi, la maceratese che con la figlia 16enne e il marito disoccupato perderà la casa mercoledì prossimo (leggi l’articolo) accendono i fari sull’intervento delle istituzioni (in primo luogo i Comuni) nel sostegno alle nuove povertà generate dalla crisi economica. Il Comune di Treia interviene sul caso di Luciana. dopo che la giovane mamma nella sua testimonianza a Cronache Maceratesi aveva raccontato di essersi rivolta ai Servizi sociali ottenendo l’asilo nido per il figlio più piccolo e il trasporto scolastico per i due più grandi.

«Il nucleo familiare in questione si è trasferito a Treia da un altro Comune soltanto a gennaio 2015 – si legge nella nota – portando con sé la propria già ben strutturata situazione problematica. I Servizi sociali che conoscono e seguono da vicino la delicata situazione di disagio in cui versa questa famiglia, si sono prodigati per sopperire alle necessità emergenti ed alla tutela dei minori attivando, oltre a quanto dichiarato nell’articolo, altrettanti servizi ed interventi e mettendo in atto tutto quanto possibile fare per rispondere alla situazione di disagio. Si ribadisce la volontà di continuare il nostro lavoro di sostegno e di intervento e soprattutto di protezione dei minori con il coinvolgimento di tutti gli attori aventi diritto ad essere interpellati e con il mantenimento e potenziamento dei servizi medesimi già in atto. Relativamente allo sfratto non ci è ancora stato comunicato nulla di preciso ma ci stiamo attivando per reperire informazioni in merito, al fine di poter consigliare e definire un adeguato progetto d’intervento. Riteniamo importante sottolineare come siano i Servizi sociali i primi attori da coinvolgere nelle situazioni di difficoltà, in quanto, problematiche complesse, come queste, devono essere seguite e monitorate con estrema cautela, professionalità e serietà da parte di tutti e non devono diventare occasione di strumentalizzazione».

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Stefania Raimondi con Stefano Giunta coordinatore di Casa Pound

Intanto a Macerata Stefania Raimondi interviene dopo la replica con cui l’amministrazione comunale ha spiegato le misure adottate per la sua situazione (leggi l’articolo) «Ma quali contributi economici? L’unica proposta che ci è arrivata dal Comune tramite gli assistenti sociali è stata quella di andare in una casa condivisa, insieme ad altre famiglie, con un bagno, la luce, l’acqua e la “stanza che si chiude a chiave”, come se questi fossero dei servizi speciali anzichè il minimo indispensabile per un cittadino». Con il sostegno dei militanti di Casa Pound, la donna aveva chiesto all’amministrazione l’assegnazione di un alloggio popolare. «Il Comune – continua la signora Raimondi –  fa cenno ad un sostegno attraverso contributi economici straordinari e fruizioni di benefici previsti dai bandi regionali, ma noi non abbiamo ricevuto nessuna offerta del genere. L’unico sostegno economico l’ho ricevuto dai ragazzi di CasaPound che hanno provveduto alla spesa alimentare e si stanno dando da fare per trovarci una nuova sistemazione e per pensare al trasloco, visto che una casa per una famiglia italiana in difficoltà sembra non esserci».

 

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Il progetto di intervento proposto dal Comune

Intanto il responsabile provinciale di CasaPound, Stefano Giunta, interviene specificando che «al momento dello sfratto, quando abbiamo parlato con il proprietario dell’immobile che si è dimostrato comprensivo e ha concesso alla signora altri 6 giorni di proroga, il padre del proprietario ha spiegato, davanti agli assistenti sociali, all’avvocato e all’ufficiale giudiziario una situazione ben diversa da quella dipinta dal Comune: l’offerta che gli è stata fatta riguardava il saldo della morosità della signora e parziale copertura delle spese legali sostenute fino a questo momento, stipulando poi a suo rischio un nuovo contratto di affitto con la famiglia.  Insomma, oltre al danno anche la beffa. Ciò che è assurdo – continua Giunta – è che una famiglia italiana che da anni ha pagato tasse e contributi ed ora si trova in gravi difficoltà economiche non abbia modo di accedere ad una soluzione dignitosa, in un Comune in cui la voce del bilancio relativa ai servizi sociali ammonta a nove milioni di euro. A che cosa servono questi soldi? E’ possibile che ci siano associazioni che fruiscono di tali fondi e gestiscono decine di alloggi a Macerata dove risiedono extracomunitari, e non si riesce a trovare una abitazione per una famiglia italiana?» Giunta infine ha una proposta per il Comune: «E’ stato risposto che questa famiglia non ha diritto ad una casa popolare perchè non iscritta al bando del 2013. Tralasciando l’assurdità della cosa, visto che se nel 2013 io ho lavoro ma poi lo perdo nel 2014 o 2015 vengo tagliato fuori perchè al momento del bando non ho avuto la sfera di cristallo, chiediamo al Comune di poter disporre un contributo con cui pagare un’annualità di affitto a questa famiglia in una nuova abitazione. In questo modo ci sarebbe il tempo necessario per trovare un nuovo lavoro, o per il rinnovo del contratto lavorativo del marito della signora che al momento ha scadenza a dicembre 2015. Serve un aiuto concreto per far rimettere in piedi questa famiglia e permetterle poi di camminare con le proprie gambe».


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