Una casa protetta contro lo stalking
nell’antica canonica di ‘don Terremoto’
MACERATA - Don Aniello Manganiello lancia il progetto, già approvato dalla curia di Camerino, agli 'Incontri d'Autunno' del circolo Aldo Moro. La struttura a Cesi per salvaguardare le vittime della violenza dai persecutori 'lasciati spesso vicini', dice il prete anticamorra che ama la montagna maceratese. "Nel Napoletano è sempre emergenza, ma pure sulle Marche ora l'ombra delle mafie e dei racket". IL VIDEO

Don Aniello Manganiello
di Maurizio Verdenelli
(foto e video di Andrea Petinari)
“Avete mai visto un vescovo fare la spesa al supermercato?” chiede don Aniello alla platea che assiepa l’auditorium del ‘Claudiani’ dopo aver citato il papa e la sua ‘tirata d’orecchi’ ai prelati ‘che vivono come faraoni’. La risposta non è però quella che s’attende il prete anticamorra. “Sì! E siamo parecchi ad aver incrociato diverse volte monsignor Nazzareno Marconi all’Oasi con il carrello della spesa…”. E’ l’unica nota non prevista della serata clou degli ‘Incontri d’autunno’ del circolo Aldo Moro, per il resto corsa via intorno all’ex parroco di Scampia e Forcella che per 16 anni ha rifiutato scorta dopo aver tagliato gli allacci abusivi dei camorristi all’impianto idrico del campo di calcio parrocchiale e molti altri ‘sgarbi’ alla malavita organizzata ‘pagati’ con minacce di morte. “Prima di me, tacendo, si pagavano bollette abnormi intorno ai quattro milioni di lire ogni trimestre; dopo 225.000 lire…”.
Tantissima gente, molti in piedi fin fuori la porta a vetri, tanti giovani, spasmodica attenzione attorno al sacerdote dell’Opera don Guanella che dopo aver fatto il direttore dell’oratorio nei quartieri alti romani (Prati) ha conosciuto l’apostolato da ‘prete di strada’ nella ‘sua’ Napoli. “Che non è la terra di Gomorra, perché non è vero, come dice la Bindi che abbiamo il Dna ‘sbagliato’: sarebbe assurdo. Siamo le prime vittime di malgoverni secolari, in realtà. E se dicono che sono anti-Saviano cui si deve l’etichetta di Gomorra, città dove non c’erano neppure dieci giusti, dico che a me piace diffondere della mia gente buone notizie che sono anche queste contagiose come quelle del male. Che vedo benissimo, s’intende. Giustamente in tv, Giletti ha parlato di quartieri sporchi a Napoli e la difesa d’ufficio del sindaco De Magistris ha lasciato davvero il tempo che ha trovato…”

Piergiorgio Gualtieri
A Macerata don Manganiello è ‘di casa’. “Quest’estate ho organizzato a scopo benefico la partita di calcio di una delle miei 12 squadre di Scampia (lui è il fondatore dell’associazione Ultimi) contro una di studenti maceratesi. Ho anche portato a termine quattro campi scuola a Cesi dove resto di solito un mese da quando ho cominciato ad andarci nel ’92. Quest’estate ho scalato due volte il Vettore. Conservate la vostra montagna per la quale nutro un amore viscerale, passionale, morboso. Che peraltro mi stava per costare la vita, diciotto anni fa, quando allungai fin quasi alla vigilia del terremoto la permanenza ad Acquapagana, adiacente all’antica abbazia, in una struttura demolita poi dalle scosse. Don Cesare Grasselli, un padre, è stato un sacerdote che ha segnato molto la mia vita: con la sua semplicità e la sua determinazione e il saper stare tra la propria gente. Don Mario ora sta portando avanti egregiamente quell’opera”.
Oltre che parlare dei ‘ghetti’ della malavita contro i quali ha combattuto (“Hanno ucciso don Diana e don Puglisi perché erano stati lasciati soli salvo partecipare alle loro esequie, io ho avuto maggior fortuna…”) don Manganiello -arrivato puntualissimo da Varese, altri affollate platee di adulti e studenti- per lanciare un ambizioso progetto. “Che ho messo in piedi da qualche anno, proprio a Cesi dove abbiamo individuato come sede di una casa protetta per donne colpite dalla violenza maschile, la canonica della parrocchia. Sì, quella che era stata di ‘don Terremoto’. Un progetto piaciuto all’arcivescovo di Camerino, mons. Brugnaro. Che ci aveva chiesto un approfondimento e che quest’estate, stimolato pure da don Mario, ha dato il suo consenso definitivo. Così com’è venuto dal sindaco di Serravalle di Chienti, Gabriele Santamarianova. Tuttavia ora abbiamo bisogno più che di soldi, di volontari. Almeno un mese l’anno; da parte mia posso garantire una presenza per non più di una settimana dati gli impegni (tra le altre attività, don Manganiello ha al suo attivo finora 700 conferenze! ndr)”. C’è necessità soprattutto di una cuoca, fa sapere il sacerdote, considerati alcuni forfait mentre, accanto a lui, l’assessore regionale Angelo Sciapichetti (ha introdotto l’Incontro) fa ‘sì’ con la testa alle esortazioni di un aiuto da parte dell’ente.“La materia non fa parte delle mie deleghe, ma il progetto certamente s’impone data la situazione della condizione femminile”.

Don Aniello Manganiello e Angelo Sciapichetti
Dice il fondatore di ‘Ultimi’: “C’è la necessità di sottrarre le vittime di stalking e di altre violenze dalla contiguità con i loro persecutori che spesso vengono incredibilmente lasciati risiedere in comuni vicini dove loro abitano”. Al centro dell’altopiano, in una Terra di Mezzo dov’è Cesi, sarà più facile per le vittime della violenza ‘di genere’ mettersi al riparo dagli stalkers, argomenta don Manganiello. Che ammette peraltro (rispondendo al tema imposto dal presidente del Circolo, Piergiorgio Gualtieri e dallo stesso Sciapichetti) di ‘avere paura’. “Eccome! capisco don Abbondio. Anche i preti tengono alla pellaccia. Mi hanno minacciato di morte, mi hanno chiesto il pizzo per i lavori d’imbiancatura della chiesa ed abbiamo risposto con una denuncia e poi la storia dell’utenza captata dalle case abusive dei camorristi. Ho avuto paura nutrendo tuttavia il coraggio dell’incoscienza, ma ho voluto rischiare al pari dei parrocchiani ai quali nessuno propone scorte armate. Abbiamo esigenza di legalità ed invece vediamo vigili urbani che spariscono quando ‘o malamente tira su un muro su suolo pubblico, fabbrica su un marciapiede, occupa un porticato, costruisce casa e capannone in aree non edificabili. Questo succede in Campania, ormai più nota come Terra dei Fuochi. Epperò, attenzione pure alle Marche, soprattutto la costa è a rischio. All’apertura dell’anno giudiziario ad Ancona, l’allarme è venuto ufficialmente: ‘ndrangheta, quasi impossibile poi da estirpare, mafia romena ed albanese che impongono il pizzo agli esercizi commerciali per poi spesso assumerne la proprietà”.
Il prete anticamorra è un torrente in piena, come quelli che ama vedere e camminarci a fianco con i ragazzi a Cesi, Corgneto, Costa, Civitella. Clergyman spiegazzato dalle troppe ore in auto su è giù in autostrada, croce di legno sul petto, colletto rigido slacciato, critico verso i ‘monsignori’, il prete di strada più famoso d’Italia è alla ricerca come Diogene di una legalità scomparsa. E rivela un’altra choccante notizia: “Sapete che a Pescara tutti i negozi pagano il pizzo al racket e alla mafia degli zingari? Me l’hanno detto di recente quando ci sono andato per la riunione del comitato ‘Paolo Borsellino’ che presiedo. Contro questo stato di cose bisogna ribellarsi: lo stesso Borsellino diceva che ‘il silenzio è mafia’. Da parte mia come don Diana e don Puglisi continuerò, come esortava il profeta Isaia, a non tacere per amore del mio popolo”


