Sanità, 208 esami a prescrizione limitata,
“I medici dicono basta”

Il decreto del ministro Lorenzin mette alle strette su decine di prestazioni fino ad oggi mutuabili. Il presidente dell'Ordine Americo Sbriccoli: " Stop alla burocrazia di governo che ci vuole ridurre a dipendenti di un ruolo esecutivo"
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Il professore Americo Sbriccoli, presidente dell'ordine dei medici della provincia di Macerata

Il professore Americo Sbriccoli, presidente dell’ordine dei medici della provincia di Macerata

Il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin chiude i rubinetti delle prestazioni sanitarie mutuabili. Un’operazione che permetterà allo Stato di risparmiare 13 miliardi di euro a fronte però di 208 esami fino ad oggi normalmente prescrivibili (tac, risonanze magnetiche e alcuni tipi di esami del sangue) di cui i medici saranno chiamati a rispondere con eventuali sanzioni per accertamenti ritenuti non appropriati. Ma i medici, messi alle strette nel rapporto con i pazienti sono già sul  piede dei guerra. Sulla questione è intervenuto Americo Sbriccoli presidente dell’ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Macerata:

«La medicina clinica si interessa solo di mantenere o recuperare la salute nei casi di malattia – scrive Sbriccoli in una nota – la sanità, al contrario, cura la salute a tutto campo e comprende una quantità infinita di altre discipline come l’igiene, la medicina legale, il sociale, la farmaceutica, veterinaria, che, insieme alla struttura burocratica, negano il ruolo primario della clinica e anzi, la vedono con fastidio per i suoi costi, che rischiano di rendere insostenibile tutto il sistema. Nasce così il contrasto tra le regole cliniche basate sull’indicazione (ciò che serve a regola d’arte) e l’appropriatezza (la scelta della minor spesa possibile), costringendo le regole della buona medicina ad adattarsi alle regole della migliore economia, in quella che abbiamo chiamato “la medicina debole”.  Ed ecco il disagio del medico. Il paziente insoddisfatto quando, come può capitare, qualcosa non va in forza della legge di perseguibilità penale dell’errore medico, che esiste al mondo solo in tre paesi (Italia, Messico e Polonia), insieme con un solerte avvocato, apre un caso di malasanità per qualche ipotetica negligenza ripescata col senno di poi. Per contenere il più possibile questo pericolo, il medico, che è comunque costretto a spese assicurative che incidono gravemente sul suo tenore di vita (premi dell’ordine di circa 10-15.000 € l’anno), per cautelarsi, allarga il campo degli esami diagnostici, da mettere in cartella (a futura ricerca) nella cosiddetta “medicina difensiva”.

La ministra della Sanità Beatrice Lorenzin

La ministra della Sanità Beatrice Lorenzin all’Abbadia di Fiastra

«A questo punto i medici dicono basta – continua Sbriccoli – Basta coi profani che, in difesa della sostenibilità del sistema che gli dà da mangiare, tirano sui costi della qualità clinica, di cui i medici devono essere garanti e responsabili nei confronti dei loro assistiti. Basta col sistema delle” liti temerarie” a scopo risarcitivo alimentato dal business della malasanità per la convenienza di mass media ed avvocati senza scrupoli. Basta, soprattutto, con la burocrazia di governo, che persiste nell’idea di ridurre il medico dipendente ad un ruolo esecutivo. E’ molto triste dover constatare che, dopo 70 anni di vita nel sistema sanitario nazionale c’è ancora chi non vuol capire che nello scontro tra burocrazia e medicina, chi deve adattarsi è solo la burocrazia. Continuando a tentare il contrario, come con la lista dei 208 esami, il sistema potrà anche sopravvivere, ma i pazienti, nel bisogno, solo che se lo possano permettere, andranno altrove, come hanno già cominciato a fare».

 

 



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