Eurosuole celebra 50 anni di successi
«Rivoluzionare l’Europa e governare l’AI
le sfide del futuro» (Foto)
CIVITANOVA - Sul palco anche i Pooh per la festa da 900 invitati per il mezzo secolo di vita della creatura di Germano Ercoli: «Una splendida storia, ma fra poco potrei passare le mano a un professionista o a una compagnia in grado di portarla avanti con serietà». Dalle notti in viaggio verso il Nord Italia alle suole per le prime Nike Jordan, passando per un mondo che è cambiato e un'Italia ingessata dalla burocrazia: «Per l’ultimo capannone abbiamo impiegato 6-7 anni per avere la licenza del Comune e abbiamo pure ringraziato. Ormai ci sono anni luce di differenza con la Cina». Tra gli ospiti i volti tv Samanta Togni e Martina Miliddi e il presidente della Regione Francesco Acquaroli

Germano Ercoli con la moglie Maria Grazia
di Marco Pagliariccio (foto Federico De Marco)
«Una splendida storia. E come si potrebbe definire diversamente quella di un’azienda che dopo 50 anni di attività è viva e vegeta e occupa tutt’ora 230 dipendenti?». Difficile dar torto a Germano Ercoli, patron di Eurosuole, che oggi ha celebrato il mezzo secolo di vita della sua creatura, uno dei colossi della manifattura del Maceratese.

I Pooh sul palco dell’Eurosuole Forum per lo show finale
Per celebrarla l’imprenditore civitanovese ha scelto il palasport che porta il nome dell’azienda stessa e che al suo interno ha accolto, oltre ai dipendenti (per i quali ha annunciato un premio di 700 euro in buoni pasto), anche fornitori, autorità e ospiti vari, per una serata da oltre 900 invitati e i Pooh sul palco a chiudere la serata in bellezza.

Ad introdurla è stato lui stesso, Germano Ercoli, che insieme ad altri tre soci ha fondato Eurosuole il 14 maggio 1976 e che però potrebbe non essere ancora a lungo al timone della sua creatura. «Io fra poco potrei passare le mano ad un professionista che si assuma l’onere di guidare il cda o a qualche compagnia preparata, molto seria, in grado di continuare la storia e garantire a Eurosuole il prestigio che ha avuto in questi primi 50 anni», ha detto dal palco dell’Eurosuole Forum, ripercorrendo poi la storia dell’azienda collocandola all’interno della cornice di un mondo che è cambiato, evolvendosi, di pari passo con essa.

«La società è stata costituita da quattro soci, dopo due anni uno ha preferito percorrere un’altra strada e se n’è andato – ha rammentato Ercoli – in quel momento abbiamo ceduto una quota a un collaboratore della prima ora, Domenico Cattoglio. A tutt’oggi, anche se in pensione, si fa vedere in fabbrica per le necessità impellenti. Siamo partiti con la produzione di suole in poliuretano e l’anno dopo, nel 1977, dopo un blitz istintivo nella zona di Mantova, abbiamo rilevato un impianto completo per stampare suole in gomma: quel primo piccolo impianto ha permesso la crescita del comparto gomma fino ad essere oggi il più grande d’Europa. In quei primi anni qui in zona non c’era niente, la famosa filiera dei componenti doveva ancora manifestarsi. Per fare un campione dovevamo andare a Vigevano. Quanti rischi sulle strada, come quella sera che proveniente d Vigevano ero diretto a Verona, zona di nostri clienti. Saranno state le 9 di sera, c’era una nebbia fittissima, ho avuto tanta difficoltà ad entrare nell’area di servizio di Bergamo. Confesso che quella sera in macchina, da solo, con quella nebbia, due figlie piccole a casa, ho pianto, pregato e pianto».

Lucia Albano (a sinistra) e Francesco Acquaroli (a destra)
I sacrifici però hanno ripagato con un successo sempre più internazionale («La Nike per una pubblicità fece indossare le scarpe con le nostre suole al più grande cestista della storia, Michael Jordan», ha rivelato Ercoli) e un’espansione dello stabilimento produttivo, iniziato con 3mila metri quadrati di terreno e 600 metri quadrati di manufatto che oggi sono diventati 55mila metri quadrati di terra di cui 30mila coperti.

Ma il patron di Eurosuole non ha voluto solo celebrare una storia di successo imprenditoriale, ma anche inquadrarla negli scenari mondiali attraverso i quali è dovuta passare: l’omicidio del maresciallo Piermanni, il caso Moro, la svalutazione della lira nel 1992, Tangentopoli. «Nonostante tutto, fino ai primi anni 2000 abbiamo lavorato a ritmo forsennato – ha ricordato Ercoli – ai clienti si davano consegne a 3 mesi e tutti erano tranquilli. Nel 1999 Eurosuole aveva un fatturato di 92 miliardi di lire e 9 miliardi di utile. I nostri operai guadagnavano 1,7 milioni di lire al mese e più di uno diceva che riusciva a farsi casa con quello. L’entrata nell’euro al cambio fallimentare di 1936,27 lire stabilito da quel signore di Bologna che pensa di essere passato alla storia per aver portato l’Italia in Europa, invece con quel cambio capestro ci ha mezzi rovinati».

Da quel punto parte l’invettiva più dura, che mette nel mirino la concorrenza con la Cina «senza regole, senza limiti: ha creato problemi enormi ai paesi europei» e il caso Huawei «che in cinque anni dal 2021 si è trasformata in un colosso dell’automotive». E allora cosa risponde l’Italia a un mondo che accelera così? «Per l’ultimo capannone in Eurosuole abbiamo impiegato 6-7 anni per avere la licenza del Comune – ha sottolineato Ercoli a una platea dove però di rappresentanti dell’amministrazione civitanovese non se ne sono visti – mentre alla Goldenplast sono serviti 4-5 anni. Abituati a queste lentezze al tempo abbiamo anche ringraziato per le concessioni. Oggi ci rendiamo conto della distanza che esiste tra l’operare in Cina e in Europa: anni luce. Parlando di recente con un’autorità amministrativa italiana mi ha fatto notare: in America c’è un presidente che comanda, in Russia c’è un presidente che comanda, in Cina un altro presidente che comanda. In Europa? Ventisette presidenti e se uno non si trova d’accordo non si decide niente. Qui c’è da rivoluzionare Bruxelles e l’Europa, lo lascio come testamento politico imprenditoriale».

La nuova frontiera per un’azienda che è stata sempre un passo avanti agli eventi per Ercoli non può che essere l’intelligenza artificiale. «Noi abbiamo nel cda di Eurosuole un emerito esponente dell’AI come Emanuele Frontoni: a livello professionale sicuramente ci aiuterà a percorrere le nuove strade tecnologiche per cercare di essere sempre competitivi sul mercato. La speranza è quella di riuscire a sfruttare l’Ai per il bene delle nostre aziende ma anche con la preoccupazione che le stesse AI, applicate all’umanoide, possano limitare o allontanare l’essere umano dalla sua vita naturale».

Francesco Acquaroli
La politica avrà recepito il messaggio? Di certo ha voluto testimoniare la propria vicinanza al padrone di casa, con gli interventi della deputata e segretaria regionale della Lega Giorgia Latini, l’assessore regionale Giacomo Bugaro, la sottosegretaria all’economia Lucia Albano e, dulcis in fundo, il presidente della Regione Francesco Acquaroli: «Ragionamenti condivisibili e che sono l’input quotidiano della nostra politica – ha rimarcato il governatore – nel 1976 le Marche erano profondamente diverse da oggi. La trasformazione è iniziata lenta e oggi corre velocemente. Ed Eurosuole ne ha colto la sfida facendo investimenti importanti sull’innovazione, sulla ricerca, sullo sviluppo, riuscendo a restare competitiva e a conquistare mercati internazionali su palcoscenici che all’epoca erano difficilmente immaginabili. Ringrazio Germano per quello che ha fatto con Eurosuole e Goldenplast, dando un grande contributo sociale e imprenditoriale in una società che a volte perde il contatto col suo territorio. Ma l’attaccamento al territorio di Germano è uno stimolo per tutti a fare sempre di più e sempre meglio. Sono d’accordo che l’Europa vada trasformata radicalmente, ma è altrettanto importante conservarne i valori che ci ha trasmesso fino ad oggi».

Samanta Togni
A coronare la prima parte della serata le premiazioni, con sul palco Samanta Togni, volto di La7 e già vincitrice di “Ballando con le stelle”, ad affiancare la presentatrice della serata Daniela Gurini. La prima per la moglie di Ercoli, Maria Grazia, sempre un passo indietro rispetto al marito ma determinante per il suo successo. Quindi quelle dei nove dipendenti che hanno superato i 40 anni di attività in azienda: Domenico Cattoglio, tra i primissimi ad entrare nell’allora neonata Eurosuole, Salvina Granata, Maria Cristina Morresi, Mario Pierluigi, Katia Renzi, Giorgio Ruffini, Romina Sparvoli, Mauro Faletra e Pietro Monteverde (questi ultimi due non presenti alla cerimonia). Infine i riconoscimenti alle tre aziende con le quali il rapporto di collaborazione è stato più fitto nel corso dei decenni: Green Sport, calzaturificio Jumbo e Vibram.

La premiazione dei dipendenti più “longevi”
Conclusa la parte più istituzionale, spazio a quella ricreativa, con aperitivo e cena tra le due tensostrutture allestite davanti all’ingresso principale del palasport, quindi a tarda serata il rientro al chiuso per l’esibizione di Martina Miliddi, ballerina e ospite fissa di “Affari tuoi” su Rai 1, e il live dei Pooh, che ha coronato una serata da incorniciare.

Il live dei Pooh







Il video proiettato a inizio serata

Lo spettacolo di Martina Miliddi




Giorgia Latini

Giacomo Bugaro

Lucia Albano

La cena


Non è colpa della burocrazia, ma dell’infiltrazione di malavita nelle istituzioni.
Senza le Eurosuole la Storia non cammina, potrebbero anche farci una canzone i Pooh.
In questa epoca di transizione, assistiamo ad un diffuso fenomeno, curioso quanto prevedibile: la trasformazione dell’Intelligenza Artificiale in un feticcio.
Non parlo dello strumento tecnico in sé, ma dell’uso rituale che se ne fa nei luoghi dove si esercita il potere.
Quando il comando, stretto tra l’incertezza del futuro e l’usura dei vecchi paradigmi, non sa più a quale santo votarsi, ecco apparire il nuovo oracolo: l’AI.
La si coopta nei consessi decisionali non tanto per le sue capacità algoritmiche, quanto per la sua funzione taumaturgica.
È un’operazione di investitura sacrale: un tentativo di esorcizzare il caos del presente attraverso l’esibizione di un idolo che promette, per sola presenza, di razionalizzare l’inconoscibile.
Il feticcio serve a chi teme che la propria visione – un tempo figlia dell’istinto e dell’esperienza – non sia più sufficiente.
L’AI, in questo contesto, smette di essere tecnologia e diventa un alibi: una medaglia luccicante per distogliere lo sguardo dal vuoto decisionale.
È la ricerca di una legittimazione che non viene più dalla sostanza delle cose, ma dalla vicinanza a un’entità percepita come onnisciente, capace di sollevare l’uomo dal peso della responsabilità dell’errore.
Ma l’idolatria ha sempre un prezzo: la sostituzione del reale con la sua simulazione.
Quando si confida in un feticcio per governare il destino, si finisce inevitabilmente per preferire la perfezione algoritmica – clonata e priva di attrito – alla verità ruvida e imprevedibile della realtà.
In fondo, celebrare l’AI come un nuovo dogma non è il segno di una modernità raggiunta, ma il confessionale di chi ha paura che la storia, camminando, possa finalmente accorgersi di non avere più una direzione.
(Analisi redatta in collaborazione con Gemini AI)