Sciopero per la mensa
I genitori portano via i bimbi

CIVITANOVA - La protesta, iniziata oggi a Sant'Agostino, è partita dalle famiglie più agiate se si considerano i parametri Isee ma vede il malumore anche di tutte le altre per un aumento dei costi decisi a giugno e senza la possibilità di usufruire dei contributi comunali

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Foto d'archivio

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di Laura Boccanera

Sciopero della mensa. Le famiglie più agiate ritirano i figli dal tempo pieno per protestare contro l’aumento del costo di chi mangia a scuola, a Sant’Agostino. I malumori, per un motivo o per l’altro, però attraversano trasversalmente più o meno tutte le dichiarazioni dei redditi dei genitori di Civitanova e dei plessi scolastici, presi alla sprovvista dall’aumento e non adeguatamente informati rispetto alle novità. E in attesa di consegnare in Comune la petizione (raccolte circa 120 firme solo per Sant’Agostino) le famiglie hanno deciso di fare un gesto eclatante ritirando i figli alle 12,30 e riportandoli alle 14 per il rientro pomeridiano. Lo sciopero della mensa è iniziato già questa mattina e proseguirà per tutta la settimana. «E’ un segno vistoso di urgenza e importanza» spiegano in una nota alcuni genitori. In particolare la protesta riguarda soprattutto le fasce più abbienti e i non residenti che passano da un costo di 2,75 euro a pasto al pagamento della cifra completa pari a 4,95 euro non potendo usufruire più del contributo comunale se il nucleo familiare ha un Isee superiore a 45mila euro. «Ci sono anche genitori che hanno 2 o 3 figli che usufruiscono del tempo pieno e la cifra è raddoppiata» – dicono i firmatari. Ma tra i motivi di insoddisfazione ci sono anche quelli di famiglie che rientrano nella fascia media e che hanno avuto difficoltà a presentare il modello Isee per poter usufruire del contributo già dall’inizio delle lezioni. Nella lettera che sta girando fra i genitori infatti si fa riferimento al fatto che la delibera di giunta che approva gli scaglioni di reddito e il diritto al contributo comunale per la mensa è stata approvata solo a giugno, un tempo troppo breve per avere una corretta e adeguata informazione e per decidere su cosa fare. Pertanto i genitori hanno anche chiesto un incontro col sindaco e con la raccolta firme si chiede di non adeguare un prezzo così elevato per il buono pasto che, si legge nella lettera, «sembra più un modo per recuperare crediti da chi non ha mai pagato che il tentativo di sostenere le fasce deboli a discapito dei più abbienti». Tra le richieste dei genitori anche quella di un rinvio di un anno come gesto di chiarezza da parte di chi ha iscritto i figli al tempo pieno non sapendo dei rincari e un miglior rapporto qualità prezzo rispetto al pasto fornito nelle mense scolastiche e considerato inadeguato dalle famiglie per qualità di prodotti usati. Il costo di 4,95 infatti appare alle mamme eccessivo rispetto a quanto viene servito nelle mense.


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