Burchio, il commissario incontra i russi
e il fronte del no rimane ko
PORTO RECANATI - Passerotti in consultazione con i partiti e con Lidya Karmalyuk della Conero Blu che ha proposto il progetto del mega resort. L'intenzione sembra quella di confezionare una delibera. Appello di Italia Nostra per un nuovo ricorso. Comitati e associazioni contrarie programmano iniziative ma non si compattano. L'ex sindaco Montali: "Quella del Tar è una sentenza politica"
di Alessandro Trevisani
Intorno al Burchio “tutto si muove”. Si fanno sentire le associazioni ambientaliste marchigiane – che include Italia Nostra e Legambiente, più altre 6 –, secondo cui il commissario prefettizio deve finire il “lavoro” dell’ultima amministrazione eletta dal popolo, ricorrendo al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Marche (leggi l’articolo).
Per Sabrina Montali il Tar, sul Burchio, ha emesso una sentenza politica che ignora la posizione della Soprintendenza e dribbla la questione ambientale, quella idrogeologica e quella di quanti soldi possono realmente spendere gli investitori. Ma intanto il commissario Mauro Passerotti ha ricevuto i “russi” che promuovono il progettone di rsort, e secondo indiscrezioni che provengono dal Comune al 60 per cento ha già preso la sua decisione su quanto gli chiedono i giudici: pronunciarsi di nuovo sull’approvazione della variante del Burchio, che renderebbe edificabili 34 ettari di terreno agricolo in località Montarice.Intanto il fronte del No fatica a prendere forma in qualche iniziativa pubblica, mentre Upp e M5S, in rotta da due mesi, non si parlano nemmeno davanti allo spettro di un progetto combattuto con ogni forza da oltre un anno.
Partiamo da Passerotti, che ha ricevuto l’amministratrice di Coneroblu Lidya Karmalyuk e l’architetto e portavoce della Srl Giancarlo Biagioli intorno alle 12 di venerdì. Un incontro di mezzora, alla presenza del segretario Francesco Massi, del vicecommissario Francesco Senesi e dei dirigenti Michele Cittadini e Daniele Re, mentre era assente il comandante della Municipale Sirio Vignoni, presente invece a tutti gli altri incontri coi partiti. Nulla trapela sulle sue intenzioni, ma Passerotti ha chiaro che in ogni caso quella del Burchio sarà una galoppata di carte e di studio. Se vorrà approvare la variante dovrà infatti metabolizzare, nella delibera, le 19 pesantissime prescrizioni che la Soprintendenza aveva imposto nel marzo 2014 (leggi l’articolo), facendo perno sulla collaborazione tecnica degli uffici, sguarniti però delle figure che hanno impostato l’iter, trasferite in altri comuni. Già, perché la stessa Soprintendenza potrebbe, a valle, impugnare un’eventuale delibera di approvazione. Ma non meno dura appare la strada del “no”: Passerotti, che appare convinto delle ragioni del Tar, dovrebbe elaborare motivazioni nuove e diverse da quelle tutte giuridiche con cui Montali aveva affossato gli atti della Ubaldi.
In ogni caso Passerotti una delibera la scriverà, a dispetto di quanto propone l’avvocato del Comune Andrea Berti, che ha caldeggiato un ricorso al Consiglio di Stato, biasimando pesantemente il provvedimento del Tar. Ma proprio a Berti Passerotti ha chiesto un parere per stabilire esattamente da quando decorrono i 45 giorni utili per scrivere la delibera. Segno che i tribunali non rivedranno presto la pratica, e che gli auspici di Cinque Stelle e Upp, ricevuti giovedì a Palazzo Volpini, andranno delusi.
Negli incontri col commissario i primi hanno legato la questione del Burchio a quella del Centro storico, che lo stesso giorno del primo voto sul Burchio – il 30 dicembre 2013 – è stato “gonfiato” nelle cubature e nell’estensione, consentendo rialzi imponenti e nuove costruzioni intorno al corso e in periferia: una decisione su cui Gianmario Poeta vorrebbe tornare indietro al più presto. Invece i riccettiani hanno fatto fuoco sulla sentenza del Tar, criticata per l’eccessivo cinismo nella parte in cui concede che le varianti sono condizionate dai “portatori di interessi”, e più ancora dove i giudici, per il progetto del mega resort, parlano di “portata regionale dei flussi turistici”, il che per Upp è una mera promessa degli investitori, peraltro non supportata da un business plan. Sempre giovedì è stato ricevuta una delegazione del Pd. “Abbiamo parlato – dice il segretario Antonella Cicconi – con una persona di buon senso. La strada del Consiglio di Stato potrebbe finire in modo brutto per Porto Recanati, ricavandone quei danni che per ora sono scongiurati. La nostra idea è quella di trattare con Coneroblu: chiedere garanzie finanziarie, e magari un aiuto per il porto-darsena di Scossicci. Quello che conta ora è chiudere la partita: la città ha problemi pesanti: l’incuria nel verde, le fogne da sistemare, la Fiumarella. Non si vive di solo Burchio”.
Agli antipodi il parere di Sabrina Montali. Per l’ex sindaco “la motivazione del Tar è focalizzata a sconfessare l’operato politico dell’amministrazione Montali”, perché “nei fatti il Tar prende atto, senza sussulti, della logica del naturale condizionamento da parte dei portatori di interessi particolari (economici e forti aggiungo). Ogni tentativo di sovvertire tale stato di cose è visto come un disturbo provocato da sognatori romantici o un ostacolo da abbattere senza indugio”. Per Montali il Tar “non si è accorto, nell’esaminare le carte, che gli stessi rilievi riguardanti la lesione dell’interesse urbanistico li aveva già sollevati, senza essere ascoltata, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche con nota del 17 marzo 2014, ben prima dell’insediamento della amministrazione Montali, e che la Coneroblu non si è neanche degnata di depositare in Comune il famigerato progetto imprenditoriale del Burchio”.
Chiude l’avvocato con una raffica di domande: “Per quale scopo si è chiesta la Variante? Perché sulla collina del Burchio? Con quali rischi (l’area è interessata da visibili movimenti franosi)? A quali costi (quelli che sosterrà Coneroblu ma anche quelli collettivi per il pregiudizio all’ambiente, al paesaggio, alla cultura )? Chi paga le spese (la Coneroblu non ha depositato la polizza fideiussoria e ha un capitale sociale di soli cinquemila euro)?”.
Questioni che stanno a cuore al fronte del No, che teoricamente potrebbe fare perno sui 3688 voti andati a Npp(che però aveva in seno le perplessità di gran parte del Pd) e a M5S, anche contando che Poeta a giugno 2014 aveva votato le linee programmatiche presentate dalla Montali, che parlavano di “riduzione del consumo di suolo”, citando anche la variante del Burchio. Ma proprio quelli del No faticano a trovare voce: la prima e ultima uscita pubblica contro il resort rimane la passeggiata sul Burchio fatta dai Cinque Stelle il 2 maggio 2014. Poi c’è stato il Consiglio comunale del 21 novembre, ma pure lì la maggioranza arrivò a fari spenti, senza spiegare alla città le sue ragioni. Dal 22 novembre è calato di nuovo il silenzio sulla questione.
Giovedì sera una ventina di cittadini si sono incontrati a Santa Maria in Potenza col sindaco e coi consiglieri ex Upp, in una riunione promossa dal presidente del comitato Montarice Carlo Reboli. Ne è venuta fuori l’idea di rivedersi a breve per organizzare manifestazioni e cortei, coi politici che hanno fatto a gara per fare un passo indietro, sollecitando i cittadini a mettersi a capo di un coordinamento. Nessuno però se l’è sentita di raccogliere l’invito, mentre in città afa e solleone inclinano a ben altri pensieri e preoccupazioni.
È balenata l’idea di coinvolgere altri comuni e fare volantinaggio in occasione dei concerti all’Arena Gigli, mentre il comunicato dell’Alleanza delle associazioni ambientaliste recita testuale: “Caduta la Giunta Montali spetta all’attuale Commissario Straordinario proseguire un lineare percorso giuridico amministrativo a difesa dell’interesse dei cittadini di Porto Recanati e dell’interesse pubblico in genere che si ritrova nello sto al consumo di territorio. Il comune di Porto Recanati è infatti già saturo dal punto vista edilizio, con scheletri di case invendute, e l’area di Montarice è pregevole dal punto di vista panoramico e paesaggistico, tanto che anche la Soprintendenza aveva espresso il proprio parere negativo, anche per i valori archeologici. Si invita pertanto il Commissario Straordinario ad assumere, entro i tempi dovuti, la decisione di ricorrere al Consiglio di Stato. Lo ringrazierebbero migliaia di cittadini di Porto Recanati e tutti coloro che dicono basta alla cementificazione del suolo agricolo”. Ma in città chi dice no al Burchio “sente” ancora la mazzata del Tar, e soprattutto M5S e Upp non hanno rapporti dal 14 maggio, quando Poeta denunciò pubblicamente l’offerta, fatta da Riccetti, dell’assessorato ai Lavori pubblici, appena lasciato dal dimissionario Andrea Dezi (leggi l’articolo). Soprattutto gli anti-Burchio stanno muovendosi ciascuno per conto suo, secondo la tradizione “divisionista” di una città che riesce a spaccarsi in due anche quando si tratta di coltivare il gemellaggio con la città tedesca di Kronberg. Per lunedì, intanto, è prevista una nuova riunione del nascituro coordinamento del “No”, nel tentativo di allargare la cerchia e stabilire iniziative concrete.





Pecunia non olet
L’episodio completo vorrebbe che Tito avesse tirato alcune monete in uno dei bagni, in segno di sfida al padre: quest’ultimo le avrebbe raccolte e, avvicinatele al naso, avrebbe pronunciato le fatidiche parole.