“No sunday, no party
Non c’è scampo dal dj da spiaggia”

PORTO RECANATI - Il racconto tormentato di una domenica in spiaggia passata tra il frastuono del "Sunday party" ultima tendenza in fatto di divertimento in riva al mare con musica a tutto volume. "E non si sente più niente, né il vento né il mare né lo sciabordìo dei propri pensieri, che non ci sono più, estirpati come sono da quella musica, che li spinge solo in un verso, in un’unica, totalizzante direzione..."

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La spiaggia oggi di Porto Recanati

La spiaggia di Porto Recanati

Da Lucio Biagioni, ex capo ufficio stampa della Giunta regionale dell’Umbria, in vacanza a Porto Recanati, riceviamo:

In quel tratto di spiaggia poco lontano dalla Torre Sveva, e dal suo omologo moderno e scalfito “grattacielo”, tornavo ieri, in gita domenicale a Porto Recanati, da un piatto “come-Dio-comanda” di spaghetti alle vongole e Passerina spumante, gustati (piccoli   lussi dell’estate: se non ora, quando?) in un ristorante sul mare. Riguadagnavo, con l’amico di Macerata con cui avevo pranzato, la postazione sotto l’ombrellone, al riparo del sole reso piacevole dalla brezza fresca e la vista della marina, nella generale indolenza dei bagnanti (chiacchiere, cruciverba, carte, o “dolce far niente”), che è tale e sempre uguale a se stessa da quando sono state inventate le vacanze al mare. Accennavo ad una conversazione, come preludio, forse, ad un sonnellino innocente, che aveva l’effetto di far appisolare immediatamente il mio amico, già vinto dalla Passerina.  A questo punto, per descriver l’accaduto, ci vorrebbe Marinetti, quello delle poesie futuriste. Pim pum pam, patapampete, pumpfete. ratatata. tum tum tum tum. È una bòtta sonora. Potente, fisica, che riempie ogni spazio e pertugio possibile. L’amico si risveglia, semintontito. È musica live, sparata a palla dalle casse dello stabilimento vicino. C’è un dj che promette ben cinque ore di quel trattamento, dalla 16 alle 21. E lo fa, càspita se lo fa. È anche bravo, uno competente, mette su una sorta di storia del rock, ragionata e ben commentata, dagli anni Settanta in poi. Uno che potrebbe fare senza problemi un bel programmino alla radio. Ma cavolo, dice l’amico ridestato, non siamo alla radio, e io non ho nessuna voglia di ascoltare un programma sul rock, tanto più sparato come techno, quando sto in spiaggia nel primo pomeriggio di domenica a dormicchiare. La radio poi la spegni, e questa qui come fai?

Spiaggia mare Porto Potenza_FOto LB (7)

Bagnanti in spiaggia

Non c’è un cristallo insonorizzato, tra uno stabilimento e l’altro. Per ironia della sorte, quello del dj è mezzo vuoto, a farne le spese sono quelli vicini. Si cerca di parlare, ma non si può. Dormire, poi, è fuori questione. E leggere? Niente da fare. Note e parole del dj s’infilano tra le righe, l’articolo che volevi compulsare, il libro che volevi studiare, fanno perdere ogni filo, ogni barlume   d’attenzione, s’impongono con violenza, sono una gabbia potente da cui non esci, tipo il drudo dell’Arancia Meccanica quando gli   tengono le palpebre aperte (e qui sono le orecchie) per costringerlo a vedere immagini che lo rieducheranno. E non si sente più niente, né il vento né il mare né lo sciabordìo dei propri pensieri, che non ci sono più, estirpati come sono da quella musica, che li spinge solo in un verso, in un’unica, totalizzante direzione. Sembra una scemata, ma il Pensiero Unico è questo, quando t’impongono di pensare e di fare un’unica cosa, perché ti tolgono le condizioni per farne altre. Il bravo dj non lo sa, né il nonnetto arzillo che dà il nome allo stabilimento, di essere in questo pomeriggio domenicale a Porto Recanati un pezzettino (che si finge colto e illuminato) del Pensiero Unico. Quello onnipresente e globalizzato che, in nome del marketing, rompe tutte le divisioni orarie, notte/giorno, pennica/non pennica, 24h around the clock, tutti a fare la stessa cosa, basta che si compri, merci notizie musica, tutto in una direzione. Potresti buttarti in acqua, ma sarebbe un sollievo momentaneo.

Lega Navale la spiaggia demaniale

Una spiaggia al tramonto

L’amico dà forfait, se ne torna a Macerata. Tu no, sei venuto apposta dall’Umbria. Forse, chissà, ci sarà una pausa. Non c’è. Stakanov era un assenteista, al confronto del dj (ma non si rende conto di far detestare quella bella musica che mette, non è un torto anche, e soprattutto, alla musica, che è, o dovrebbe essere, libertà?). Va avanti inesorabile, senza buchi, pause, nemmeno per far pipì, si divora anche quell’ora solitamente magnifica del tramonto sul mare, estirpando tutti i colori pastello, i ricordi, le fantasticherìe, di quell’ora che volgerebbe al desio se ogni desìo non fosse troncato sul nascere. Si chiamano sunday party queste sessions pomeridiane, novità assoluta che io mi ricordi a lunga memoria, in spiaggia a quest’ora, inventate dal nonnetto terribile dello stabilimento (ieri, per testimonianza di chi c’era anche la domenica prima, si era alla seconda edizione). Direte: ma allora i juke boxes degli Anni Sessanta, che invadevano le spiagge italiane? Ah no, Signore&Signori. Lì c’era la canzone singola, o al massimo da tre, se avevi cento lire, e senza moneta il juke box taceva a lungo, lasciandoti il tempo di sognare e affezionarti alla canzone preferita, che diventava così la colonna sonora della vacanza e dell’amorino dell’estate. Niente a che vedere con questo rullo compressore. Certo è che domenica prossima, e le successive, se dura così, non ci tornerò. No Sunday, no party.


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