Caso Zaffiri, il Consiglio chiede le dimissioni
Il leghista: “Confermo le scuse ma resto”
ASSEMBLEA REGIONALE - Approvata la mozione del Pd sulla questione del post su Facebook. Il Movimento 5 Stelle propone una modifica del regolamento per far decadere il vicepresidente, bocciata la risoluzione
Con 21 voti a favore e 2 contrari e 5 astenuti l’Assemblea delle Marche ha approvato la mozione, a firma del capogruppo del Pd Gianluca Busilacchi, che chiedeva le dimissioni del vicepresidente dell’Assemblea legislativa Sandro Zaffiri (Lega Nord) dopo le affermazioni sul tema degli immigrati postate in un social network (leggi l’articolo). “Le vergognose parole di insulti contro il prefetto di Roma Gabrielli – si legge nella mozione – sono di una gravità inaudita e non è tollerabile che un messaggio di tale violenza, inciviltà e minaccia, sia associato all’Assemblea legislativa delle Marche”. Tali espressioni, sostiene il documento, hanno “dequalificato l’immagine della nostra Regione sulla stampa locale e nazionale, connotandola, come mai prima d’ora, come un territorio di impronta violenta e fascista”. La mozione riconosce legittimo il diritto di critica, a condizione che sia manifestato “in termini democratici, di rispetto delle idee altrui, evitando toni di prepotenza e di sopraffazione”. Nelle premesse vengono infine richiamate le responsabilità della carica ricoperta da Zaffiri che impongono “una cultura, un linguaggio e un comportamento che mai devono trascendere e confondersi nel linguaggio della denigrazione e della violenza, tipiche del populismo più becero”. Dopo aver espresso “la più ferma riprovazione e condanna” nei confronti delle dichiarazioni espresse, la mozione invita il consigliere a rassegnare le proprie dimissioni dalla carica di vicepresidente, “al fine di tutelare l’immagine, l’alta funzione e il decoro istituzionale”.
La mozione è stata introdotta dal capogruppo Pd Busilacchi: «L’oggetto della discussione non è la modalità formale per arrivare alle dimissioni, ma le affermazioni espresse dal vicepresidente Zaffiri. Qualsiasi tema può essere affrontato, ma le modalità con cui le critiche vengono portate avanti non sono un tema secondario. Tra le giustificazioni utilizzate per spiegare questo linguaggio c’è il fatto che gli elettori si aspettano delle parole radicali. Si può essere radicali senza minacce e senza richiamare un passato dittatoriale. Non ci può essere nessuna giustificazione da questo punto di vista.
Viviamo in una stagione politica in cui alzare i toni, anche oltre ogni limite di legalità, può portare attenzione mediatica, e parlare alla pancia del paese rende tutto lecito. Rischio di entrare in una spirale dove tutto può essere accettabile per avere l’attenzione dei media. Questa mozione è un invito a rassegnare le dimissioni perché una frase di questo genere non può essere collegata a questa istituzione, perché il consigliere Zaffiri non può essere adeguato a ricoprire questo incarico».
Zaffiri confermando le sue scuse dice di condividere le parole di Busilacchi sulla democrazia: «Nella mia storia non c’è la cultura fascista ma la democrazia deve valere per tutti , quando sono stato attaccato con le bombe carta a Senigallia davanti ad amministratori non c’è stata questa reazione. Poi sul tema dell’immigrazione bisogna ragionare seriamente, sono preoccupato perchè il popolo è in difficoltà».

Gianni Maggi
Il capogruppo del M5s Gianni Maggi aderisce alla mozione del Pd e la rinforza con una risoluzione per superare l’eventuale rigetto della richiesta di dimissioni: «Siamo disponibili a cambiare il regolamento e invitiamo eventualmente il vicepresidente Minardi alle dimissioni per far decadere Zaffiri».
Il capogruppo della Lega Luigi Zura Puntaroni definisce la risoluzione dei Cinquestelle scandalosa e ridimensiona il caso: «L’errore di Zaffiri è un post su Facebook, dobbiamo guardare alle cose concrete. Francesco Micucci ricorda il caso dell’assessore comunale Antonella Sglavo: “Il suo post di minor tenore rispetti a questo, su Facebook provocò la richiesta del Pd di dimissioni immediate subito recepita dal sindaco Corvatta. Mirco Carloni (Marche 2020) pur condannando l’episodio chiede un atteggiamento meno “da Santa Inquisizione, perchè siamo ad inizio legislatura e più avanti potremmo trovarci davanti a casi molto più gravi». Piero Celani (Forza Italia), annuncia l’astensione.
Il presidente Luca Ceriscioli ritiene che la mozione «esprime la risposta dei marchigiani all’immagine della regione che è uscita sui media nazionali». Busilacchi chiede prima del voto al M5s di ritirare la risoluzione per attendere qualche giorno. Maggi la conferma e la stessa viene bocciata dall’assemblea con il solo voto favorevole dei 5 consiglieri grillini.




Il solito giochettino delle parti, il solito teatrino politico.
Visto che non è prevista la sfiducia al vicepresidente se si cambiasse regolamento, oltre l’intervento patacca, il PD dovrebbe poi realmente chiedere le dimisisoni.
Invece così il Pd fa vedere che si indigna (a salve) e poi non cambia nulla: la forma è salva, la sostanza NO
L’Assemblea Purgativa delle Marche.