Pesce fresco ai pazienti
dell’ospedale di Macerata

Spigole e orate di produzione italiana prenderanno il posto del prodotto congelato. Lo prevede un progetto nazionale che ha inserito il nosocomio maceratese tra le strutture socio-sanitarie per una prima fase di sperimentazione
- caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email
L'ospedale di Macerata

L’ospedale di Macerata

Da venerdì prossimo, 24 luglio, i degenti all’ospedale di Macerata potranno mangiare a pasto presce fresco italiano. È la prima volta che ciò accade e tale opportunità, volta a migliorare il vitto per i pazienti ricoverati, nasce dall’attuazione di un progetto pilota cofinanziato dal Ministero per le politiche agricole, che vede l’ospedale maceratese tra i primi ad aderire, insieme al nosocomio di Chiaravalle e a tre strutture di assistenza per anziani (Jesi, Urbino e Trieste). Questa mattina a Macerata, tra Pierluigi Gigliucci, direttore dell’Asur, e Paolo Agostini, responsabile della società Albert di Porto San Giorgio che cura gli aspetti organizzativi delle forniture, è stata sottoscritta la convenzione che dà concreto avvio al progetto. Il pesce fresco che sarà consumato nelle mense sanitarie e assistenziali delle cinque strutture individuate proviene da tre centri di acquacoltura marina scelti e controllati dal Ministero: Orbetello, Mattinata e Gaeta.

Pesce fresco in una foto d'archivio

Pesce fresco in una foto d’archivio

Attraverso un sistema di filiera corta, controllata e garantita in ogni fase (allevamento, lavorazione, trasporto, preparazione, cottura e somministrazione), saranno servite principalmente spigole e orate, ma nella struttura ospedaliera di Macerata si farà anche una somministrazione con il pesce azzurro proveniente dalle marinerie locali. A questo stanno già lavorando la stessa società Albert di Porto San Giorgio e la Regione Marche sulla base dei buoni risultati di un progetto analogo che ha riguardato le mense scolastiche. Alla conferenza stampa, che ha preceduto la firma della convenzione, hanno preso parte anche il consigliere regionale Francesco Micucci, componente della commissione sanità e la biologa marina Cristina Murri, la quale ha spiegato come la valorizzazione del pesce fresco nelle mense sanitarie voglia significare anche accrescere di valori nutrizionali i pasti dei malati e delle persone anziane. Questo progetto nazionale, che parte da Macerata e dalle altre cinque località scelte per la fase di sperimentazione, si prefigge di invertire la tradizione della ristorazione collettiva nazionale che impiega principalmente filetti surgelati di pesce di provenienza estera e in massima parte non mediterranea. Fino ad oggi – è stato spiegato nel corso della conferenza stampa – non esistono altre sperimentazioni del genere nella ristorazione socio-sanitaria italiana, settore in cui si stima che la spesa per l’acquisto di pesce superi annualmente i ventiquattro milioni di euro. Destinare quindi pari risorse al pesce fresco prodotto nei mari della nostra penisola costituirebbe un buon incentivo per le marinerie italiane e per quella marchigiana in particolare che attraversano momenti di difficoltà. Pesce fresco nelle mense sanitarie non è quindi solo un progetto per la salute, ma anche una risorsa per l’economia e una ricchezza per la biodiversità marina.

a.f.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X