Scusi, dove va in vacanza?

DAVOLI A MERENDA - Costume e buon umore sulla politica maceratese. Saranno i fumi del Cosmari

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di Filippo Davoli

La crisi ci ha punito un po’ tutti, e chi meglio chi peggio siamo tutti quanti un po’ in bolletta. Sono in bolletta pure quelli che se la passano benissimo, perché è noto che per passarsela benissimo han dovuto essere ufficialmente in bolletta almeno per gli ultimi trent’anni. Solo così, dicono, si mantiene il patrimonio. Beh, è una vita che non farei. Non dico “spendi e spandi” come un cretino, ma anche l’idea opposta – pur avendo i forzieri che grondano – mi pare da beoti.

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Con la crisi (ma non solo) cambia il concetto delle vacanze: sempre meno in crociera (dopo aver pianto al cinema col Titanic e sclerato in tv con Schettino). Sempre meno sui mari tunisini (è storia sin troppo recente). Grecia non ne parliamo. Rimane l’Italia (per ora: almeno fino a quando non diverrà un protettorato prussiano). La maggior parte di noi tanti problemi non ce li ha: chi ci fa faticare? Abbiamo il mare a portata di mano… non ci sarà lo scorcio ideale di una spiaggia tropicale, ma chissenefrega? La spiaggia c’è (mareggiate permettendo), l’acqua azzurra acqua chiara c’è (dipende: i divieti di balneazione vanno e vengono con una rapidità paurosa, tanto che qualcuno sta organizzando una Pesca di beneficienza acquatica con tutto quello che ha raccolto in mare). Se non hai l’agio di una casetta comprata coi risparmi negli anni ’60 puoi sempre fare avanti e indietro con la macchina (la benza costa meno e inquina il giusto: tanto dimmi tu cos’è che non inquina, ai giorni nostri…).

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No, guardi – dice mia zia, riapparsa dopo secoli di latitanza per spargere il seme del suo buon senso – io al mare quest’anno non ci vado. Siccome ho bisogno di assoluto riposo, me ne sto a casa mia: finestre spalancate di notte, aria condizionata di giorno e chi s’è visto s’è visto. Poi capita che s’incendia il Co.sma.ri. e ti consigliano di tenere le finestre chiuse e i condizionatori spenti (con quaranta gradi all’esterno, è morte certa nel giro di poche ore. Meglio tentare la sorte).

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Che poi è strano, l’incendio del Cosmari: sono scattate le emergenze a Pollenza, a Colmurano, a Corridonia, a Tolentino, a Sforzacosta, a Piediripa… ma l’aria in quota ha preservato Macerata! Padre Matteo Ricci? San Giuliano l’ospitaliere? Chi dei due ci ha difeso dalla nube tossica? Forse il primo. Sicché imploriamo dal secondo che i veleni non colpiscano la nostra agricoltura, sennò al ristorante toccherà privilegiare chi ci offre piatti e ingredienti tipici (ma della Basilicata o della Val d’Aosta).

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Però sapesse, signora mia, com’è cambiata in meglio la città… non si annoierebbe mica più, adesso! C’è un sacco di gente in giro: gente solare, sorridente, che spende sia per il caffè che per mangiarsi un piatto, c’è pure il trenino che fa il giro del centro storico e fa lo sconto ai residenti! Pare di essere a Verona, anche se qui non c’è la casa di Giulietta e Romeo. Però possiamo rimediare con il Consiglio comunale: la prima seduta è stata tutta abbracci e baci: Marchiori-Luciani (in onore al gender, che tanto non esiste), Luciani-Pantana (c’eravamo tanto amati), Pantana-Carancini (c’eravamo tanto odiati), Carancini-Messi (rose rosse per te), Luciani-Pantanetti no: il secondo ha coriaceamente resistito (peccato: ha interrotto sul più bello l’inedita puntata di Beautiful). Però che pagina formidabile di democrazia! Gente che si è scannata per quattro mesi, di colpo avvinta come l’edera, in mezzo agli applausi corali. Qualcuno tra il pubblico si è pure commosso…

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E allora dove vuole andare in vacanza, scusi? Rimanga qua, no? Tra poco arriverà pure la notte dell’opera, allestita come sempre con tutte le bancarelle di San Giuliano e le osterie all’aperto degli Aperitivi europei; saliranno a fiumi dai paesi limitrofi (per questo bagno di cultura musicale, ovviamente), e ci ricorderanno – noi che siamo sempre così disfattisti – che Macerata è ancora capoluogo provinciale.

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Incendio al Cosmari (Foto di Andrea Coletta)

Incendio al Cosmari (Foto di Andrea Coletta)

Speriamo che la lezione di civiltà e cultura, a questo punto, voglia finalmente estendersi anche ai disabili, mediante l’opportuno abbattimento delle barriere architettoniche: sul portone di San Filippo, all’ingresso dei negozi, per raggiungere il piano intermedio della Galleria del Commercio (per di più ristrutturata di recente), negli attraversamenti pedonali (dove gli scivoli sono talmente in pendenza che ti inchiodi e resti un po’ sopra il marciapiede e un po’ sulla carreggiata), nei sottopassi (proibiti per l’esclusiva presenza di gradini e in alternativa nessun semaforo per chi non può servirsene), e via segnalando.

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Mia zia obietterebbe – nella sua consueta lungimiranza – che conviene fare come fa lei e  rimanere in casa, almeno fino ad abbattimenti completati (ossia per i prossimi vent’anni). Io però “non ci sto” (wow, che citazione!): il bel clima consiliare mi suggerisce che stavolta le cose si faranno e presto. Voglio crederci (saranno i fumi del Cosmari?).


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