L’invito a pensare il futuro
che ci viene da Serrapetrona

La mostra su Luciano Gregoretti, poliedrico protagonista dell’arte e della cultura provinciale, regionale e nazionale. L’antica signoria degli Smeducci e il vitalismo di San Severino

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di Giancarlo Liuti

Sono innumerevoli e stimolanti le ragioni non solo culturali per cui noi maceratesi faremmo bene a visitare la mostra “Unendo le Arti” su Luciano Gregoretti che è in corso nell’ottocentesco Palazzo Claudi di Serrapetrona (cinque sale, sei sezioni, ampio catalogo, note biografiche, manifesti, locandine, pitture, sculture) e resterà aperta fino a metà settembre. Qualche domanda. Perché Serrapetrona? Perché la famiglia Claudi è originaria di questo ameno paese dell’entroterra fra il Chienti e il Potenza e perché la “Fondazione Claudi”, una onlus cui si debbono, oggi da Roma, importanti iniziative di livello nazionale nel campo dell’arte e più in generale della cultura porta il nome di Claudio Claudi, un poeta e critico letterario che morì 43 anni fa, quando i suoi risiedevano ancora a Serrapetrona.

Luciano Gregoretti

Luciano Gregoretti

E perché Luciano Gregoretti? Perché quest’uomo – oggi ottantasettenne e legatissimo alla moglie Maria Teresa Copelli, pure lei intellettuale di vaglia – è stato un significativo protagonista della cultura provinciale, regionale e nazionale nei più diversi settori della creatività, da cui, per l’appunto, “Unendo le arti”, il nome della mostra che gli è dedicata. E perché, ancora, Serrapetrona, visto che lui è nato a San Severino? In parte perché Gregoretti è da lungo tempo amico dei Claudi, ma soprattutto perché Serrapetrona dista appena dieci chilometri dalla cittadina settempedana e nel tempo ne ha assorbito per così dire quegli umori che da secoli la rendono uno dei centri più intellettualmente vitali – direi vitalistici – dell’intera provincia.

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L’inaugurazione della mostra di Luciano Gregoretti

inaugurazione mostra gregoretti (10)Parliamo dunque di Luciano Gregoretti e del suo – ripeto – vitalismo tutto sanseverinate. Interessi? Attitudini? Molteplici e di segno diverso: teatro, cinema, televisione, insegnamento, letteratura, pittura, sport. Da giovane fu tra i fondatori della scuderia automobilista “Settempedana” e partecipò da concorrente a varie corse in salita. Ma l’arte prese presto il sopravvento e, trasferitosi a Roma, collaborò con Giulio Coltellacci come scenografo, costumista e arredatore anche alle commedie musicali di Garinei e Giovannini rappresentate con grande successo al teatro Sistina. Poi, di nuovo, un ritorno ai motori, stavolta ai motori del mare, con la progettazione e l’arredamento di un grosso yacht a Palermo. Successivamente ebbe un incarico esterno alla Rai come regista e tre anni dopo – dal ’72 e fino al ’94 – fu docente all’Accademia delle Belle Arti di Macerata, non senza, nel frattempo, un lungometraggio per la Rai sulle vicende del Portogallo – la Rivoluzione dei Garofani – che venne proiettato alla Biennale di Venezia. Nel 1980, inoltre fu lo scenografo e l’iniziale regista del “Barbiere di Siviglia” allo Sferisterio, quello, indimenticabile, con Marilyn Horne. E ancora, fino ad oltre il Duemila, fu coautore per Raiuno di ben 130 puntate sui beni culturali del “Made in Italy”. E non passi in secondo piano la sua versatilità da pittore con la tavolozza sempre a portata di mano. Oltre a non essere poco, tutto ciò è straordinariamente molto. E nel 2003 gli fu assegnato, in Campidoglio, il titolo di marchigiano dell’anno.

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inaugurazione mostra gregoretti (1)San Severino, dunque. Una lunga storia, questa, che parte dal Quattrocento con la Signoria degli Smeducci a due passi dalla Signoria dei Varano a Camerino ma più di quella imprenditrice e aperta al mondo grazie alla produzione e al commercio della seta ben oltre le Alpi. La prosperità economica – Firenze insegni – produce arte, produce cultura. E non fu certo un caso che a San Severino nacquero Lorenzo e Jacopo Salimbeni, pittori fra i più ammirati del “gotico internazionale”, entrambi con un loro forte sentimento del futuro. Dire che in qualche misura ciò ha messo radici, fino ad oggi, nella società settempedana non mi pare un’assurdità. Si pensi, ovviamente, a Luciano Gregoretti, ma anche all’architetto Luigi Cristini, per anni elemento di punta, a Macerata, del Gruppo Marche e, da consigliere regionale, elaboratore di progetti per un’equilibrata pianificazione territoriale non solo viaria delle Marche secondo l’idea, anche in difesa dell’ambiente, di “Città Regione” ( entrambi, Cristini e Gregoretti, quest’ultimo senza incarichi politici, si unirono inizialmente alla corrente Dc dei cosiddetti “kennediani” di Adriano Ciaffi). E si pensi ad Alberto Pellegrino, pure lui di San Severino, autore di testi teatrali, direttore artistico di teatri, regista, profondo conoscitore della nuova drammaturgia europea. E mi si lasci citare lo scomparso Mario Squadroni, il giornalista dotato di un eccezionale senso della notizia che gli consentì di realizzare “scoop” che ebbero echi nazionali, e anche lui amante delle gare sportive in quanto campione extraregionale del tiro a segno con la pistola. Questa è insomma stata – e rimane – la San Severino degli Smeducci e dei Salimbeni, un moderno erede dei quali – mi consentite d’immaginarlo? – è Luciano Gregoretti.

inaugurazione mostra gregoretti (7)Visitare la mostra di Serrapetrona è dunque un viaggio della mente in quella civiltà dell’entroterra maceratese che a San Severino ha avuto ed ha una delle sue maggiori espressioni con qualcosa che rimanda persino al futurismo “motorizzato” di Marinetti (basti citare la copiosa collezione di auto e moto d’epoca di Luigi Cristini e del defunto fratello Giancarlo, imprenditore di successo in campo commerciale). Un vitalismo, ripeto, che riscatta il territorio d’alta collina dalla decadenza degli anni Sessanta a causa della fuga anche demografica verso il litorale e torna ad essere una carta da giocare per il nostro oggi e soprattutto per il nostro domani. Nel nome, stavolta, di Luciano Gregoretti.

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