La rabbia di Rosalba Ubaldi:
“L’ex sindaco fa la martire
ma infanga la città”

L'ex sindaco non accetta il paragone tra la crisi di giunta a Roma e il commissariamento di Porto Recanati fatto in un articolo di Sandra Bonsanti, firma storica di Repubblica. La giornalista dà conto di un recente incontro di Libertà e Giustizia al quale ha partecipato anche Sabrina Montali

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Rosalba Ubaldi

Rosalba Ubaldi

di Alessandro Trevisani

Un articolo apparso sul sito di Libertà e Giustizia, associazione molto vicina al centrosinistra, scatena l’ennesima polemica tra Sabrina Montali e Rosalba Ubaldi, irritatissima per un paragone tra la crisi di giunta a Roma e il commissariamento del comune di Porto Recanati. La ex sindaco Udc ha imboccato le vie legali per tutelare il buon nome del paese, che sarebbe infangato dall’articolo “Mani sulla città: da Roma a Porto Recanati”, di Sandra Bonsanti, firma storica di Repubblica, dove si dà conto di un recente incontro di Libertà e Giustizia al quale ha partecipato Montali, raccontandovi la sua esperienza di primo cittadino. Ma che si dice nel pezzo? L’autrice ha messo in parallelo la “incerta sopravvivenza” di Marino con la caduta della giunta Montali. E racconta che la battaglia contro il cemento sul Burchio ha fatto “scricchiolare” la maggioranza montaliana, finché “due assessori del Pd si sono dimessi, e poi anche i consiglieri di opposizione”. E tornando a Roma chiude così il cerchio del confronto: «Quando il sindaco eletto fuori del cerchio degli amici di partito comincia a dimostrare segnali di autonomia e volentieri il sistema politico ne farebbe a meno mandandolo a casa e non si sa come fare, si comincia a lavorare sugli assessori: prima via uno, poi un altro».
Ne è seguito un aspro botta-risposta tra i due ex sindaco. Per Ubaldi Montali ha innescato l’articolo della Bonsanti, con dichiarazioni che “ci hanno collegati a mafia-capitale”, gettando “fango infame” sulla città. Montali ha risposto al vetriolo, augurandosi che “la corruzione ed i metodi mafiosi, rischi che corrono tutte le città, siano banditi da questo Comune”. Ne parliamo, allora, con Rosalba Ubaldi.

Ubaldi, che cosa non ha gradito del testo della Bonsanti? Davvero la Montali ci ha paragonati a Mafia capitale?
“Il paragone con Marino non regge: lui è ancora lì, e ha i numeri dalla sua parte. quindi resta in piedi una gravissima associazione: quella tra Mafia capitale e Porto Recanati. Non ce la meritiamo questa cosa, perché non corrisponde assolutamente al vero. Ecco, io della mafiosa non me la faccio dare. Intimidazioni ne ho avute in passato, mi hanno anche minacciato di mettermi una bomba in macchina. E allora? Ho continuato il mio lavoro, denunciando la cosa nelle sedi competenti. Ma c’è un’altra cosa che mi dà fastidio in questa storia”.

Cioè?
“L’insistenza sul Burchio. Io mi domando: perché Montali ha perso Fiaschetti, e poi Dezi, e poi Canaletti? Che c’entra il Burchio? Basta con questa storia: Montali era uscita da quel consiglio comunale da vincitrice assoluta, con appena due astenuti nel Pd, persone che pure lei aveva attaccato duramente poco prima. La verità è che Montali è caduta per la propria incapacità. E poi non è stata arroganza aver continuato a deliberare senza più una maggioranza? È stata una cosa gravissima. Perciò abbiamo dato le dimissioni: per impedirle di governare senza i numeri in Consiglio”.

Rosalba Ubaldi contesta alcune affermazioni di Sabrina Montali

Rosalba Ubaldi contesta alcune affermazioni di Sabrina Montali durante un consiglio comunale

Quali sono stati gli errori della Montali?
“Ha sbagliato tutto. Chi divergeva in una virgola dal suo pensiero diventava un deficiente. E così chi era con lei non l’ha più sopportata. Un’amministrazione creata solo per andare contro la Ubaldi non poteva reggere più di un anno. E per tornare al giorno delle nostre dimissioni: non si applaude dal balcone di Palazzo Volpini, perché un sindaco è tale per tutta la vita”.

Tornando al punto, che ne pensa dell’attentato al collega Aurelio Bufalari (leggi l’articolo)? Si può escludere l’azione di gruppi malavitosi, tra l’altro 14 ore dopo l’arrivo del commissario Passerotti a Porto Recanati?
“Bufalari ha sempre manifestato la sua favorevolezza al progetto del Burchio. Quindi mettetevi d’accordo: possibile che la lettera minatoria arrivata al sindaco (dove si minacciava di diffondere filmati hard con la Montali, mittente un “Comitato imprenditori porto recanatesi pro Burchio”, ndr) c’entri con l’auto bruciata ad Aurelio?”.

Lasciamo da parte il Burchio. Se la sente di escludere una pista mafiosa per quest’ultima intimidazione?
“Non escludo niente. Va detto che in giro ci sono persone portatrici di culture diverse, perché vengono da fuori, o dall’estero, e alcuni credono di risolvere le cose a modo loro. Io però, vede, seguo la serie di Montalbano in tv, dove certe dinamiche sono mostrate chiaramente: a un attentato precede un avvertimento. Bene, il suo collega non ha mai ricevuto minacce. Io stessa sono stata 15 anni in amministrazione e dalle forze dell’ordine non mi è mai giunta una relazione che comprovasse la presenza di mafia in città. Quindi spero che nel caso di Bufalari, se è confermato il dolo, ci sia stato uno scambio di persona”.

Torniamo alla politica. È vero che il Burchio era un’iniziativa di Gianmario Spacca, cui lei ha convenuto in seconda battuta?
“Non è vero, ho fatto tutto di mia iniziativa. La Regione si è interessata dopo”.

Il 2 luglio si tiene al Tar l’udienza sul Burchio. E pare che Coneroblu abbia protocollato una richiesta di incontro al commissario Passerotti: che cosa farebbe al suo posto?
“Mi risulta che Passerotti li abbia già incontrati, anche se non ci giurerei. Io ho parlato sempre con tutti. E vorrei capire se uno chiede un appuntamento perché non ti ci vedi: incontrare non significa essere d’accordo, anzi, non farlo è maleducazione. Invece non hanno mai avuto risposte dalla Montali, che peraltro è capitata su un caso simile a quando mi sono insediata all’Urbanistica, nel 1999, affrontando la causa relativa alla lottizzazione Bartoloni, che fu voluta dal sindaco Giampaoli. L’avvocato Brignocchi mi disse: rischiamo di pagare 10 miliardi di lire. E allora sono andata a trattativa, per il bene della città”.

La Montali durante un intervento della Ubaldi

La Montali durante un intervento della Ubaldi

Cambierebbe qualcosa delle scelte fatte nell’iter del Burchio?
“Potendo quel percorso l’avrei fatto prima, perché se ne parlava da un anno. Ma non ho potuto perché i pareri degli enti superiori erano arrivati a fine 2013. Ahimè troppo a ridosso delle elezioni, il che ha consentito di far girare le voci più calunniose. E invece non solo io non ho accettato, ma non ho mai ricevuto offerte di nessun genere, e questo lo posso garantire per tutta la mia maggioranza. In generale le dico: rifarei tutto quello che ho fatto nel mio percorso di amministratore. Quindici anni fa eravamo la ciabatta della Regione Marche, oggi siamo la terza località turistica”.

Parlando di tecnici l’ex vicesindaco Riccetti ha attaccato duramente l’operato dell’Ufficio Lavori Pubblici. L’ex dirigente Daniele Re ha preferito non ribattere, dato il suo ruolo. Ma lei che ne pensa?
“Re non era fedele a me, come ha creduto Riccetti: Re è fedele al Comune, e lo trovi a tutte le ore, disponibile, corretto, solerte, capace. Parliamo di un uomo che con gli assegni familiari non arrivava a 2mila euro al mese. E gli sono stati decurtati con l’accorpamento degli uffici. E chi forza la mano ai tecnici, facendo loro scrivere quello che vuole lui, fa un abuso di potere. Perché glielo giuro su mio figlio: io non ho mai promosso qualcosa che per i tecnici non fosse possibile portare avanti. E non ho mai chiesto un parere addomesticato, mai”.

Tornando alla querelle Montali-Bonsanti, quando dice di voler tutelare il buon nome di Porto Recanati, che cosa intende? E chi la rappresenta?
“Mi sono consultata con un avvocato, ma non le dico chi sia. È chiaro che non potrò agire da sola: forse occorrerà creare un’associazione. Vedremo”.


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