Canne e psicofarmaci a gogò
con il permesso del dottore
Quando i medici di base lanciano messaggi sbagliati e gravidi di pericoli
di Giuseppe Bommarito e Gaetano Angeletti *
Da molte parti si tollera, si sottovaluta, si minimizza il fenomeno droga, ormai considerato da un pensiero diffuso, presente a volte anche all’interno delle istituzioni e di diverse agenzie educative, come una pratica corrente, una routine che in qualche modo rientra nella normalità, specie – ma non solo – con riferimento alla cannabis, in definitiva un prodotto come un altro da variare a seconda dei contesti (una pasticchetta di ecstasy o ketamina in discoteca e nei rave party, una striscia di cocaina durante l’aperitivo o la cena brillante, una canna in riva al mare con la ragazza, una dose di eroina per scacciare i cattivi pensieri e l’angoscia, una sostanza dopante per fare bella figura in qualche competizione sportiva amatoriale).
E così, contro ogni evidenza scientifica, talvolta capita di ascoltare, in questo contesto di assurda e generale banalizzazione, qualche insegnante, diversi genitori, giornalisti, opinionisti, personaggi della politica, esponenti delle forze dell’ordine, mentre si esibiscono nel consueto ritornello delle canne che tutti hanno provato e che in definitiva non hanno mai ucciso nessuno, anzi, magari fanno pure bene, considerata la loro valenza non solo ricreativa, ma anche terapeutica.
Frasi che sono lo specchio di una mentalità ormai estesa, di una sorta di virus che si diffonde sempre di più in quanto ritenuto al passo dei tempi e rispettoso dei presunti diritti dei “consumatori” di sostanze, frutto in realtà di disinformazione, di voluta ipocrisia, di forti interessi economici, di pressioni a largo raggio del potentissimo marketing della droga, spacciata senza sosta in ogni luogo ed in ogni ora del giorno. Espressioni irresponsabili, certo, che però sono ormai divenute quasi luoghi comuni e nemmeno sorprendono più, tranne quando vengono proprio da figure professionali che dovrebbero essere quelle maggiormente dotate di argomentazioni scientifiche atte ad evidenziarne la totale falsità. Pare incredibile, eppure succede anche questo, che proprio dei medici mettano in campo la loro professionalità (???) per far apparire normale ciò che normale non è e per contribuire così ad allargare quella che ormai costituisce una vera e propria epidemia sociale e sanitaria.
L’episodio è di qualche settimana fa, avvenuto nel centro di ascolto della Rondinella di Corridonia. Protagonisti due genitori seguiti da mesi, i quali, appena arrivati, quasi aggrediscono gli operatori. Parlano in fretta e con sguardi pieni di rimprovero, come se volessero liberarsi in un attimo da una paura ingiustamente indotta, da un’angoscia immeritata: “Voi esagerate, e lo fate per terrorizzarci. Abbiamo parlato con il medico di base che ci assiste e gli abbiamo raccontato tutte le nostre preoccupazioni sulle canne che nostro figlio da qualche tempo si sta facendo. E sapete cosa ci ha detto? Che non è il caso di angustiarci, perché le canne non sono niente, se le fanno tutti e comunque non sono pericolose”.
Insomma, detta in altri termini, secondo questo scienziato della medicina le canne sarebbero innocue e quindi i ragazzi se le possono fare come e quando vogliono, magari insieme alla mamma ed al papà, per di più con il permesso del dottore, almeno di quel medico di famiglia, ormai di sicuro mitizzato dal figlio dei nostri adirati interlocutori, il quale evidentemente ed irresponsabilmente ignora quanto da anni vanno dicendo e scrivendo in ogni sito ed in ogni occasione possibile i responsabili del Dipartimento Politiche Antidroga: la cannabis ha oggi un concentrazione del principio attivo, il THC, che raggiunge e a volte supera il cinquanta per cento (a fronte del due, tre per cento di pochi decenni fa); la cannabis è assunta ormai soprattutto da ragazzini appena usciti dalle elementari – il bersaglio privilegiato degli spacciatori, che li inseguono senza pietà a scuola, nelle sale giochi, nelle discoteche, nei campi sportivi, persino negli oratori – con il sistema cerebrale ancora in fase di formazione e quindi estremamente vulnerabile; la cannabis, pur non conducendo necessariamente ad altre sostanze quali eroina e cocaina, tuttavia rende molto più probabile tale passaggio, anche perché in tal senso spingono i gestori ed i manovali dello spaccio con i quali i giovanissimi consumatori entrano precocemente in contatto; la cannabis, specie quella assunta in età adolescenziale, incide sulla capacità decisionale, sulla determinazione, sulla memoria, sulla capacità di concentrarsi, e quindi brucia e comunque rende improduttivi percorsi scolastici ed universitari, con pesanti conseguenze sulle future capacità reddituali; la cannabis, parlando degli effetti a lungo termine, determina, o anticipa, o slatentizza gravi patologie psichiatriche ed aumenta il rischio di atti autolesivi (quanti suicidi apparentemente inspiegabili di giovani e giovanissimi abbiamo registrato negli ultimi anni anche nella nostra provincia!).
Certo, quel medico scellerato è un’eccezione, e la stragrande maggioranza dei medici e dei pediatri di base conosce a sufficienza le varie sostanze stupefacenti ed i loro effetti, specialmente sui più giovani, e non minimizza né si atteggia a cattivo maestro. Se non altro perché tra il Dipartimento Politiche Antidroga e la Società Italiana di Medicina Generale, organo associativo dei medici di famiglia, professionisti dotati di potenzialità uniche di percezione sociale nell’ambito della propria comunità di riferimento ed in particolare dei propri assistiti, esiste da tempo un accordo con il quale si è stabilito di promuovere l’informazione e la prevenzione circa tutte le droghe, di elevare la formazione dei medici di base in questo ambito, di aumentare le indicazioni e le azioni concrete per far comprendere, soprattutto ai giovani, il pericolo dell’uso di tutte le droghe e la necessità di adottare comportamenti responsabili verso la propria salute fisica e mentale e verso l’incolumità e la sicurezza di terze persone.
Tale è sicuramente l’atteggiamento prevalente, mentre la superficialità di taluni medici di base costituisce appunto l’eccezione che conferma la regola della responsabilità e del giusto approccio sulle tematiche connesse alle sostanze psicoattive di questi professionisti della medicina di prima linea. Certo, i problemi con i quali essi si misurano non sono facili e spesso devono scontrarsi con richieste pressanti, con pazienti che non sentono ragioni, pretendono continue ricette di medicinali scelti da loro e addirittura minacciano se non vengono accontentati a tamburo battente. Però anche in tal caso la professionalità non può essere del tutto accantonata per seguire la regola del quieto vivere, soprattutto quando, per rientrare da un altro punto di vista nell’argomento qui trattato, il paziente del medico di base è un soggetto che usa droga stimolanti (cocaina, ketamina, anfetamine, metanfetamine) e va poi di continuo dal suo medico per richiedere psicofarmaci ansiolitici-sedativi-ipnotici, principalmente benzodiazepine, per attenuare lo stato di ansia, gli attacchi di panico, l’insonnia, l’agitazione incontrollabile, l’aggressività latente, indotti dalle sostanze assunte.
Sono stati infatti segnalati di recente anche alle forze dell’ordine alcuni casi di medici di base che, incuranti dei prudenti dosaggi prescritti dagli specialisti e consigliati nel cosiddetto “bugiardino”, hanno emesso ricette a ripetizione, con cadenza poco più che quotidiana, di benzodiazepine, senza porsi il problema degli effetti, anche repentini ed imprevisti, del conseguente sovradosaggio di tali potenti psicofarmaci sui tossicodipendenti interessati (disorientamento, perdita di memoria, confusione, a lungo termine un’ulteriore dipendenza da sostanze) e sui terzi, questi ultimi esposti, tanto per fare un esempio, agli improvvisi colpi di sonno ed ai subitanei rilasciamenti e svigorimenti di soggetti tossicomani dotati ancora di patente e pericolosamente in circolazione sulle nostre strade, spesso a velocità elevatissime determinate dalla loro inesistente percezione dei rischi connessi alla guida di autoveicoli.
Problemi enormi, insomma, dei quali dovrebbero necessariamente interessarsi, anche di concerto tra loro, sia l’Ordine dei Medici che il Comitato “Uniti contro le droghe” istituito presso la Prefettura di Macerata.
* Gaetano Angeletti, Presidente onlus “La Rondinella”
Giuseppe Bommarito, Presidente onlus “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”

Se ne fa già largo uso, e senza permesso del medico
Paragoni con droghe pesanti non hanno proprio nessun principio di fondamento. THC superiore al 50% non si vedono neanche nei coffee shop ad Amsterdam non so cosa avete analizzato forse la merda che arriva da Albania ecc… Giustissimo dire che ne fanno uso ormai anche ragazzini e che è sbagliatissimo perché per molti e solo un trampolino di lancio per altra merda che gira in giro ma nessuno ha paragonato le canne a l’alcool perche e legale e perché secondo voi scienziati e meglio bere che farsi una canna. In tutto il mondo si curano con la marijuana non con il bellissimo e stupendo alcol che pubblicizzate tanto o con le sigarette o con altre droghe legalizzate tipo video poker gratta e vinci ecc… Non dico che sia giusto farsi le canne perché come tutti i vizi portano sempre degli svantaggi a chi ne abusa ma è ora di finirsela con la storiella che quello che i media dicono sia giusto, pubblicizzando cose molto peggiori solo per il fatto di una convenienza monetaria.
“Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge”: lo diceva il mago inglese Aleister Crowley e ormai è adottato da tutti, dalla politica, a parte di un clero cattolico rinnegato. I Radicali hanno aperto le danze con droga libera e la Sinistra ha inventato la modica quantità per drogare i giovani senza essere accusati di essere per l’annichilimento della gioventù con la droga a gogò. Ed è così che è avvenuto. La gioventù è ormai annullata e la politica ha le mani libere per fare ciò che vuole, senza alcun pericolo che i giovani si ribellino. Ormai dilaga l’assurdo distruttivo dei valori etici naturali: il Gender è l’ultimo obiettivo. Il Gender è l’ideologia applicata con metodi psichiatrici nelle scuole per convincere i nostri figli e nipoti dai 4 anni in su che possono scegliere pure di diventare omosessuali. E’ un piano mostruoso, diabolico che viene dalle alte logge distruttive statunitensi ed irrorato nell’Occidente da governi, politici, parlamenti, con proposte da parte delle giunte di Sinistra, oggi sostenute pure dall’UDC. I famosi cattolici dell’UDC: una poltrona val bene una messa…
Peggio, una percentuale del clero è d’accordo. Satana, l’oppositore al Cristo, sta vincendo.
Il Vescovo di Macerata ha incontrato i candidati sindaci. Non sappiamo quali pie idee abbia loro espresso. Ma, chiedo: HA DETTO LORO DI OPPORSI AL GENDER NELLE SCUOLE DI MACERATA? Lo faccia sapere ai cattolici, in quanto per una Chiesa Cattolica allo sfascio non è più tempo di “relazioni cortesi” con le Bonino e i nemici vari.
Adesso aspetto che i politici cattolici in lizza per le regionali si oppongano apertamente all’imposizione nel Gender nelle scuole, previsto da una delibera regionale di Spacca, ad opera dei senza-Dio del PD, i cui pseudo cattolici aderenti dovrebbero essere scomunicati, in quanto la legge del Vangelo e di San Paolo indica chiaramente la posizione di Dio sull’omosessualità. E mi piace dire che il “Dio non smette mai di perdonare” è una bugia, in quanto Cristo Dio non ti condanna, ma ti dice anche “va’ e non peccare più”.
E’ chiaro, reverendi sacerdoti del Cristianesimo relativista avanzante?
Resta il fatto che alcuni adolescenti fanno uso di droga in maniera irresponsabile senza pensare alle conseguenze…sulla stessa stregua io metto pure l’ abuso di alcol che riguarda un numero ancora maggiore di adolescenti…compito arduo ma doveroso quello della famiglia che deve vigilare..
Nel 1863, il chimico e impresario Angelo Mariani, inventò il Vino Mariani. Subito brevettò la sua formula che consisteva in: 60 g. delle migliori foglie di coca del Perù lasciate macerare per 10 ore in un litro di vino Bordeaux. La sua divenne in poco tempo la bevanda più popolare d’Europa. Curava dolori, dispepsia e altri malanni comuni. Un importante contributo al successo commerciale del Vino Mariani lo diede l’ allora papa, Leone XIII. Fu talmente entusiasta degli effetti del prodotto, che insignì il signor Mariani di una medaglia d’oro speciale e accetto di comparire sui manifesti, oggi si direbbe come testimonial, che pubblicizzavano il vino alla coca.
Fra il 1870 ed il 1913, Mariani ebbe, fra i suoi innumerevoli clienti di tutto il mondo, ben sedici fra re e regine, dallo zar di Russia al principe di Galles ed oltre un migliaio di altre celebrità, da Sarah Bernhardt a Thomas Edison, da Émile Zola a Charles Gounod, da Herbert George Wells al presidente americano William McKinley. Famosi o sconosciuti, questi clienti compravano (o spesso, se erano proprio importanti, ricevevano in omaggio) il suo famoso Vino Tonico Mariani alla coca del Perù.
A leggervi tutti, avete ogni uno delle valide ragioni,ed io povera ignorante cittadina sono in stato confusionale,quale dei vs commenti è + giusto x la società?, il meno dannoso?BOOOOOO. Sicuramente il buon senso,tutto fa male se usato in quantità notevoli……sicuramente una cosa è certa, i giovani fino ad una età che i genitori con gli insegnanti ritengono abbastanza maturi vanno seguiti salvaguardati da tutte queste schifezze, xchè chi dovrebbe controllare con leggi e azioni fortissime ha tutto l’interesse che il popolo sia manipolabile, siccome le masse stanno facendo passi x evolversi intellettivamente, tutte le droghe compreso vino e fumo sono dannose, deviano il cervello,e da quì tutti i fatti + brutti sono aumentati in maniera impressionante.
Noi che siamo cresciuti senza canne e siamo venuti anche abbastanza bene, che abbiamo affrontato ingiustizie, denigrazioni di ogni genere senza aver fatto nulla di illegalmente riprovevole, che il coraggio l’abbiamo attinto dall’esperienza di vita e dalla nostra razionale autostima che ci ha reso fiduciosi in noi stessi, che ci ha consentito di leccarci le ferite con orgoglio e dignità, crescendo umanamente, siamo di un altro mondo? veniamo da Marte o siamo il frutto della saggia educazione e autorità che hanno esercitato genitori, scuola, chiesa e società? Leggendo i commenti “pro canne” mi vien da pensare che si sta andando verso la pazzia collettiva avvalorata anche, da quel che leggo, da qualche medico che pensa di far superare il disagio giovanile con qualche canna che aliena dalla realtà le giovani menti. Ma il medico deve curare o alienare?
purtroppo la realta’ in cui siamo cresciuti noi e’ decisamente diversa…basti pensare che noi si usciva a giocare per strada dalla mattina alla sera senza che ci fosse da parte dei nostri genitori la paura che qualcuno ci potesse far del male o peggio….e con la droga che era solo una cosa distante di cui si parlava in tv…ma era un mondo/citta’ in cui si lasciavano ancora le chiavi sull’uscio….ed in cui la famiglia era presente come valori e come “presenza fisica” dei genitori cosa che attualmente essendo il tessuto sociale in totale e definitiva distruzione non e’ piu’ cosi’…non ci sono piu’ regole le famiglie si arrabattano…non hanno tempo per seguire i figli che sono ancora piu’complessi di quanto eravamo noi…bisognerebbe ripartire ripensando la societa’ ed il modo di vivere per poter dare un apporto giusto ed un futuro migliore alle nuove generazioni….
Mettere la marijuana in mezzo ad una lista contenente schifezze, ripeto, SCHIFEZZE mortali fa tanto “non votare PCI pena la scomunica”. Ma scherziamo? Tutto il mondo oramai sta facendo i conti con lo stigma relativo alla cannabis, lo stato di Washington con la sua STUPENDA Seattle, un enorme città che ha meno disagio di Macerata, l’ha legalizzata anche a scopo ricreazionale. Legalizzata, non vuol dire “tollerata” come ad Amsterdam, vuol dire proprio legalizzata come, anzi più del tabacco, il cui uso invece è fortemente disincentivato. Nella civilissima Svizzera, l’uso terapeutico coinvolge un range di malattie dalle più “banali” (poi neanche tanto), tipo emicrania cronica, al controllo dei sintomi di malattie ben più gravi. Io sono vegano, sono salutista, non bevo, non fumo e non uso marijuana, questo ( https://unibo.academia.edu/GiovanniCapulli ) è il mio profilo, non sono un fattone e ciononostante dico:
LEGALIZZALA.
L’importante è non esagerare, come con l’alcool, che crea dipendenza ed uccide con un’incidenza statistica decisamente più elevata.
E per ogni studio che viene citato dall’avv. Bommarito, ce ne sono altri 1000 favorevoli a ciò che affermo, basta controllare i paper più recenti su PUBMED e non sulle riviste avallate da Maurizio Gasparri. ( 2013 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23386598 )
“Studies of medical cannabis show significant improvement in various types of pain and muscle spasticity. Reported adverse effects are typically not serious, with the most common being dizziness.”
Negli Stati Uniti stanno anche cercando di capire come relazionare l’uso della marijuana al controllo dello stato psicomotorio di un conducente. La marijuana rilascia dei metaboliti nel sangue che permangono per circa un mese, a fronte di un effetto che dura qualche ora. Quindi rimane molto difficile capire dal sangue se un conducente sia ancora sotto effetto oppure no. Si stanno indirizzando verso i controlli fisici del tipo camminare lungo una linea, dire l’alfabeto al contrario partendo da una lettera random, cose così.
Condivido invece ciò che l’Avv. Bommarito afferma riguardo l’età del primo incontro con la sostanza, scesa drammaticamente ma ciò vale anche per l’alcool e il tabacco. Condivido anche quanto scritto riguardo i livelli di THC, ma non bisogna generalizzare, lì si sta parlando di una tipologia chiamata Super Skunk o scientificamente “High Potency Cannabis” che negli effetti a lungo termine è simile, ma comunque per difetto, a una droga sintetica. Continuando il paragone con l’alcool, qui stiamo parlando di vino al metanolo. Questo, a mio parere, non fa altro che confermare l’urgenza di una regolamentazione aperta e senza pregiudizi della sostanza.
Sì Pavoni, non per niente dopo la cocaina al potere della belle époque ci fu quell’ammazzatina di popolo della prima guerra mondiale.
Per il dott. Giovanni Cappulli
“Basta non esagerare”, scrive Lei nel Suo commento, condividendo peraltro che l’età media di avvio alla sostanza si è drammaticamente abbassata (oggi siamo agli 11-12 anni) e che il THC della cannabis, almeno di alcune tipologie, si è elevato in maniera notevole (e non a caso, visto che solo una concentrazione molto forte di principio attivo può condurre dall’uso saltuario all’abuso e poi alla dipendenza vera e propria, obiettivo questo evidentemente perseguito da chi spaccia, interessato com’è a creare dei consumatori “fidelizzati”).
Ebbene, premesso che siamo senz’altro accordo sul pericolo ancora più grande che viene dall’alcol (anche questo ormai divenuto un problema pure della prima adolescenza), pericolo che non può comunque portare a disinteressarsi della cannabis e di altre sostanze stupefacenti, sarebbe interessante che Lei spiegasse come indurre a non esagerare i ragazzini della prima media, portati per definizione a trasgredire e bersagliati in ogni luogo ed in ogni momento da chi spaccia, da prezzi studiati ad hoc, da continue sottovalutazioni del pericolo e da un marketing implicito ma incessante.
Le preoccupazioni sull’uso della cannabis, nei termini sopra riportati ed anche come porta di possibile scivolo verso altre sostanze, sono il frutto di nostre esperienze concrete fatte sul campo e di studi e letture specifiche (non certo di riviste di Maurizio Gasparri, che non rientra in alcun modo nei nostri obiettivi di approfondimento), nonché di ripetute visite effettuate nelle principali comunità terapeutiche d’Italia, ove sono non solo i responsabili, ma anche gli stessi ragazzi lì impegnati in difficili percorsi di riabilitazione a chiedere che sui pericoli della cannabis vi sia piena consapevolezza.
Il nostro pensiero collima perfettamente con quanto detto, scritto e ripetuto migliaia di volte dal Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga, che è un organo tecnico, e non politico, dipendente direttamente dalla Presidenza del Consiglio (e quindi, attualmente, dal governo Renzi).
Quanto poi alle esperienze di legalizzazione altrove praticate, l’impressione è che le stesse possano essere utili a diminuire, peraltro solo parzialmente, i guadagni illeciti delle organizzazioni criminali (che difatti ben presto spingono il mercato su altre sostanze o sulla cannabis più forte venduta di contrabbando), ma non certo a risolvere l’enorme problema sociale e sanitario costituito dalla sempre maggiore diffusione di sostanze stupefacenti, cannabis compresa.
Per l’Avv. Bommarito,
Ho visto con i miei occhi ciò che succede oltreoceano ove possibile. La regolamentazione di pari passo con i controlli severi che sono tipici degli USA ha permesso nel giro di poco tempo di far crollare il mercato illegale di cannabinoidi, ma ripeto, in limitatissime zone degli USA (Stato di Washington, Colorado, California per uso terapeutico ma con criteri veramente laschi). Il fatto è che regolamentando sia le coltivazioni che il commercio della cannabis per il ragazzino non è facile arrivare a quella sostanza, perchè lo spacciatore non avrebbe convenienza nel dedicarsi esclusivamente a quel tipo di clientela visto che la restante si rivolgerebbe al mercato legale. Il commerciante “legale” non ha convenienza nello sgarrare visto che coloro che hanno avuto il giusto timing sono già arrivati a lambire il miliardo di dollari di fatturato (non di profitto, fatturato). Ovviamente questo non elimina tutti i problemi. Depredati della marijuana gli spacciatori si sono messi a trafficare MDMA come se non ci fosse un domani, i prezzi sono crollati e i ragazzini sono arrivati anche a quella temibilissima sostanza. Come qualcuno ha affermato nei commenti, il problema purtroppo è all’origine, nel nucleo familiare o nel contesto sociale in cui si è immersi.
Per il dott. Giovanni Capulli
Negli USA c’è anche, attualmente, un’epidemia di overdosi da eroina ai danni di adolescenti sui 13-14 anni, anch’essa frutto malefico della scelta di legalizzazione della cannabis effettuata in alcuni stati dell’Unione.
E comunque, tornando all’Italia, alla attuale fase di fragilità delle famiglie ed al contesto sociale che ovunque è sempre più degradato, sono assolutamente convinto che la legalizzazione da Lei invocata, di sicuro politicamente corretta, porterebbe molti più danni che benefici.
D’altra parte, un esempio dei disastri derivanti da una politica di legalizzazione (almeno di fatto) di sostanze psicoattive ce lo abbiamo sotto gli occhi. E’ quello dell’alcol, in teoria vietato ma di fatto venduto senza controlli anche a soggetti minorenni, che sta sempre più dilagando tra giovani e giovanissimi di entrambi i sessi, con problematiche sociali e sanitarie ormai rilevantissime.
Per l’Avv. Bommarito
Mi scusi ma se lo stato non è in grado di vigilare come può essere in grado di vietare? Comunque “legalizzazione” parola che io stesso uso non esprime perfettamente quello che ho in mente, è piuttosto uno slogan. La parola giusta è regolamentazione, il problema è che noi, come sistema Italia, nella regolamentazione non siamo proprio dei campioni. Però, a causa di persone che per vari motivi non riescono a badare ai propri figli e per colpa di uno stato magnaccione ci sono persone che soffrono perchè ad esempio non possono ricorrere a farmaci o a terapie diffuse in tutta Europa e che magari devono rivolgersi alle benzodiazepine che hanno effetti ben peggiori della Cannabis ma sono legali poichè hanno dietro AIFA e case farmaceutiche.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/28/regione-emilia-romagna-non-da-farmaco-cannabis-donna-presenta-denuncia/859792/
Sì, Giorgi, come si fa a dire ai ragazzini di non farsi le canne quando la cocaina dilaga nei centri di potere politico, economico e finanziario?La crisi finanziaria, esplosa nel 2008, secondo l’ex-presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan,derivò da “un’esuberanza irrazionale”. Molti politici e finanzieri in vista hanno preso decisioni irrazionali perché in preda a una megalomania indotta dalla cocaina. Solo dei pagliacci distrutti dalla cocaina potevano investire miliardi di dollari in crediti ipotecari privi di copertura. Il male sembra vincere sempre perché ha un suo ruolo dialettico, una sua necessità insuperabile…
a onor del vero, signor Rapanelli, il signor Crowley ha soltanto e semplicemente citato sant’Agostino:
Sia che tu taccia,
taci per amore.
Sia che tu parli,
parla per amore.
Sia che tu corregga,
correggi per amore.
Sia che tu perdoni,
perdona per amore.
Sia in te
la radice dell’amore,
poiché da questa radice
non può procedere
se non il bene.
Ama e fa’ ciò che vuoi.
Sant’Agostino