Cinema a Macerata, Rinaldelli:
“Bene la sala al Don Bosco
ma l’Italia ha sempre funzionato”
Le precisazioni del presidente dell'associazione Nuovo Cinema sull'attività e gli accordi economici stipulati con il Comune
di Marco Ribechi
In seguito all’annuncio dell’apertura di una nuova sala cinematografica nella sede del teatro Don Bosco (leggi l’articolo) Maurizio Rinaldelli Uncinetti, presidente dell’associazione nuovo cinema – cineteatro Italia, desidera fare alcune precisazioni relative all’attività svolta in questi anni. «Contrariamente a quanto si possa immaginare l’associazione Nuovo Cinema è felice della riapertura del cinema Don Bosco a Macerata. La proliferazione delle sale in città, con il conseguente ampliamento della più variegata offerta di cinema al pubblico, è da sempre il nostro modello ideale di riferimento, lontano da qualsiasi monopolio. Vorremmo però sottolineare che il cine teatro Italia ha effettuato una programmazione ininterrotta, a parte le usuali chiusure estive, dal 22 dicembre 2006 fino al 15 giugno 2014, da cinque a sei giorni la settimana; abbiamo anche tentato una riapertura da Natale all’Epifania 2015, purtroppo abortita per le note vicende». I chiarimenti riguardano inoltre gli accordi economici intercorsi tra il Comune e l’associazione: «Il Comune di Macerata non ha mai finanziato la nostra attività, tantomeno per coprirne le perdite. Ha solo contribuito una tantum con 10mila euro alle spese di impianto, ma mai a quelle di gestione. Il bando della Provincia citato nell’articolo come asta, da noi vinto con un progetto culturale articolato, ci ha consegnato un cinema in condizioni estremamente degradate: schermo strappato, metà dell’illuminazione fuori uso, proiettore usurato e stato generale di abbandono. Siamo stati noi a riportarlo in auge non con i soldi del Comune, né della Provincia, ma di Banca Etica, grazie ad un mutuo di 30mila euro pagato dai nostri soci».

maurizio rinaldini il cinema italia l’hai reso lercio tu e noi con i soldi pubblici dovremo finanziare un cinema obsoloto degli anni 60 e per di più nel centro storico.
Caro Maurizio, la sala Don Bosco porta elettori, il Cinema Italia molti meno. Eppoi dietro al Don Bosco c’è la lobby più potente e più ricca d’Italia (hai presente, tra le altre cose, l’8×1000 o il regime concordatario?), dietro a te c’è solo uno stuolo di anonimi, sinceri appassionati di cinema… capisci la differenza?
Caro don Pino, quando l’Organizzazione di cui fa parte si sosterrà evangelicamente solo sulle decime dei suoi aderenti e rinuncerà a prebende, ottopermille, “favori” pubblici e regimi concordatari vari, potrà parlare con autorevolezza. Lo dico anzitutto da cristiano indignato dal pessimo esempio.
Preciso a chi ha cliccato solertemente la manina rossa sui miei interventi e ha messo altrettante manine verdi su quello di don Pino che la mia critica feroce non è rivolta a chi vive sinceramente e magari con difficoltà la sua fede cristiana ma agli orpelli materiali dell’istituzione di cui fanno parte: stiamo parlando di sale cinematografiche e di soldi pubblici, non di Vangelo o di opere missionarie!! Ribadisco che gestire uno spazio pubblico con i mezzi di un’Associazione di appassionati e farlo con i mezzi in mano alla Chiesa Cattolica (pur se “mediati” da altre associazioni o organizzazioni formalmente “indipendenti”) c’è un abisso. E aggiungo che uno spazio culturale pubblico del tutto indipendente da strutture religiose o a esse vicine è INDISPENSABILE per un vero pluralismo e confronto delle idee.