“La grande tela del 1673 di Agostino Bonisoli è un tesoro per Treia”

L'Accademia Georgica ha presentato l'opera nel corso di un convegno con grandi esperti

- caricamento letture
Dottor-G.-Cassio-Professor-G.-Barucca-Padre-P.-Messa-Avvocato-P.-Pinti

Da sinistra Giuseppe Cassio, Gabriele Barucca, Padre Pietro Messa, Paolo Pinti

 

di Walter Cortella

La sensazionale comunicazione è stata data ufficialmente nel corso del convegno «La grande tela del 1673 di Agostino Bonisoli – Studio sugli aspetti storici, iconografici e oplologici», tenutosi sabato nella Sala Consiliare del Comune di Treia. L’importante evento culturale è stato organizzato dalla locale Accademia Georgica con la collaborazione di un partner di prestigio, la delegazione di Macerata del FAI, la Fondazione nazionale onlus che, dal 1975, opera per la salvaguardia, il restauro e la fruizione da parte del pubblico di importanti testimonianze del patrimonio artistico e naturalistico italiano. Il Comune e il Convento del Ss. Crocifisso di Treia hanno assicurato il loro patrocinio a sostegno dell’iniziativa. Il convegno ha richiesto una lunga e laboriosa preparazione, ma il risultato finale appaga appieno gli organizzatori. Per dare all’evento il giusto risalto sul piano culturale, sono stati invitati studiosi di vaglia che hanno portato, con le loro specifiche competenze, un prezioso contributo per una migliore conoscenza del quadro del pittore cremonese Agostino Bonisoli (1633-1700). Il grande dipinto, delle ragguardevoli dimensioni di m 5,88 x 4,15 fa bella mostra di sé nella Sala principale della Pinacoteca, nel Palazzo Comunale, dove occupa un’intera parete. L’opera, realizzata nel 1673 per decorare la controfacciata della chiesa di Sant’Antonio a Cremona, nel 1793 fu trasportata non senza difficoltà a Treia da padre Cipollari e sistemata nel suddetto Convento del Ss. Crocifisso. Le condizioni di notevole degrado della tela richiesero un massiccio intervento restaurativo, effettuato a cura della competente Soprintendenza regionale, grazie al quale è tornato all’originario splendore.

Il grande quadro di Agostino Bonisoli

Il grande quadro di Agostino Bonisoli

Dopo i saluti di rito di Tiziana Tombesi, commissario prefettizio del comune di Treia, di Carlo Pongetti, presidente dell’Accademia e di Maria Paola Scialdone, capo delegazione FAI di Macerata, il soprintendente Gabriele Barucca ha aperto i lavori del convegno introducendo la figura di Agostino Bonisoli. Esponente del realismo lombardo, lavorò prevalentemente nella sua regione realizzando opere di carattere sacro e profano, andate in gran parte distrutte o finite in collezioni private e delle quali si sono comunque perdute le tracce. La sua «cifra» pittorica risente delle suggestioni di Paolo Veronese e del nostro conterraneo, il cameranese Carlo Maratta, figura centrale della pittura romana ed italiana della seconda metà del ’600.

Per il momento si conoscono solo otto quadri realizzati dal pittore cremonese e quello di Treia è il più prestigioso e, con i suoi 25 metri quadrati di superficie, sicuramente il più grande. Fu realizzato per tramandare un evento storicamente accertato, avvenuto nel 1219 in Marocco e che vide protagonisti, loro malgrado, cinque fraticelli francescani, tutti provenienti dall’Umbria, processati e fatti giustiziare da Miramolino, potente califfo di Siviglia, con l’accusa di aver predicato il Verbo divino e di aver professato la propria fede nel mondo musulmano. Il loro sacrificio li elevò al rango di protomartiri francescani. Le reliquie dei loro corpi furono pietosamente raccolte e trasportate in due casse d’argento nella chiesa di Santa Croce di Coimbra, in Portogallo, dove sono ancora oggi venerate. I cinque protomartiri, per la storia Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto, vennero canonizzati nel 1481 da papa Sisto IV, al secolo Francesco della Rovere (1414-84).

Convegno Bonisoli a Treia - Platea

Panoramica della Sala Consiliare gremita

Quindi ha preso la parola padre Pietro Messa, della Pontificia Università Antonianum di Roma. Profondo conoscitore del mondo francescano, ha accennato alle linee guida della strategia evangelizzatrice dettate dal Santo di Assisi ai confratelli inviati a portare il Verbo e la testimonianza cristiana tra le popolazioni musulmane: abbandono dell’ars predicandi a favore dell’ars concionandi, più immediata ed efficace, che evitando le dispute dottrinali annunciava la parola di Dio e indicava il battesimo come unica via di salvezza per l’uomo. Malgrado ciò, la predicazione francescana in Marocco fu un fallimento. I fraticelli, saldi nella fede e fermi nel loro proponimento, trasgredirono il divieto del califfo. Continuarono la loro opera evangelizzatrice e per questo furono processati e giustiziati.

Nel successivo intervento Giuseppe Cassio, Conservatore dei Beni Culturali di Terni, ha condotto un’approfondita analisi iconografica sul dipinto del Bonisoli, grazie alla quale i numerosi presenti hanno potuto apprezzarne appieno la fastosa teatralità, propria dell’età barocca. Ricorrendo alla tecnica del «dipinto nel dipinto», l’autore veste i panni del regista di un grande spettacolo e ci propone, su piani pittorici diversi, i tre momenti salienti della vicenda. In primo piano, l’imponente scena del processo ai cinque imputati celebrato a Siviglia, al cospetto del feroce califfo Miramolino, assiso in trono. Intorno ai fraticelli si notano l’Infante del Portogallo, capo della delegazione cristiana e loro garante, alcuni dignitari musulmani e vari personaggi di contorno, oltre ad armigeri cristiani muniti di falcioni in asta e saraceni armati di scimitarre. Tutte le figure umane hanno dimensioni quasi reali, il che conferisce maestosità al complesso pittorico e dà all’osservatore la sensazione di essere parte integrante della scena. In secondo piano, sono raffigurati due episodi cronologicamente precedenti. A sinistra, si vedono i frati rinchiusi nella torre di Siviglia, subito dopo l’arresto. Attraverso le inferriate continuano ostinatamente a predicare, pur consapevoli del destino che incombe su di loro. A destra, la loro esecuzione per le vie di Marrakesh. Tre rappresentazioni in una per compendiare tutta la loro storia terrena.

A conclusione del convegno c’è stato l’intervento di Paolo Pinti, noto penalista maceratese e grande esperto di oplologia. Da anni si interessa di pittura, con particolare riguardo alle armi raffigurate nei quadri. Grazie alla sua profonda conoscenza della materia, in più di una occasione è riuscito a «datare» un dipinto confermando o meno la possibilità di attribuirlo ad un certo pittore. Ma è riuscito anche nel processo inverso: dalla datazione certa e conclamata di un dipinto, ha potuto identificare e classificare l’arma in esso raffigurata. La sua attenzione, quindi, si è soffermata, e non poteva essere diversamente, sulle armi dipinte dal Bonisoli. Ebbene, le conclusioni sono di grande interesse. Intanto le armi impugnate dai saraceni non sono scimitarre, come finora denominate, ma «storte» di indiscussa matrice europea. Ma il vero scoop riguarda i falcioni. Dall’alto della sua esperienza, ha potuto classificarli senza dubbio come «falcioni de casada», ovvero «da trabante» o «da comparsa», cioè non più armi da combattimento bensì armi di rappresentanza. Il che concorda appieno con il ruolo meramente rappresentativo degli armigeri cristiani durante il processo ai frati francescani. Molti sono i riscontri pittorici nei quali si può notare la presenza di falcioni da combattimento, mentre al contrario il grande quadro del Bonisoli sembra essere, almeno per il momento, l’unico esemplare al mondo che documenti i falcioni da rappresentanza.

La comunicazione di Pinti è di fondamentale importanza per Treia: non è cosa da poco custodire nella propria Pinacoteca Comunale un dipinto «unicum», un tesoro che arricchisce il già cospicuo patrimonio artistico e culturale del piccolo centro del maceratese.

Al termine della lunga ma interessante «giornata di studio», Barucca ha tratto le sue conclusioni ed ha bonariamente invitato i critici ad essere benevoli nei confronti di quei pittori che si prendono qualche «licenza pittorica» nel raffigurare nelle loro opere armi, architetture, abbigliamenti e altri particolari non sempre in perfetta sintonia cronologica con il tema trattato. Dopo alcuni interventi da parte del pubblico, numerosi presenti hanno potuto ammirare da vicino l’opera del Bonisoli e gli altri interessanti quadri della Pinacoteca.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X