Aretusa incanta l’Anfiteatro di Urbisaglia

Successo dell'Opera nata dal connubio tra la Compagnia Simona Bucci ed il patrocinio dell’Università di Camerino e Macerata che ha condotto alla realizzazione di un prodotto teatrale di pregio
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Aretusa.di Maria Cristina Pasquali

Nuovo successo della rappresentazione, domenica 14 luglio, dell’opera Aretusa nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro Romano di Urbisaglia per la produzione della Compagnia Simona Bucci ed il patrocinio dell’Università di Camerino e Macerata, un connubio interessante che ha condotto alla realizzazione di un prodotto teatrale di vero pregio. A differenza della “Prima” dell’opera effettuata in aprile al teatro Marchetti di Camerino, l’ambiente, questa volta, è apparso ancora più consono al periodo storico a cui l’opera si riferisce circostanza questa che non è stata disattesa da spettatori attenti e appassionati di mitologia che sono affluiti in buon numero. Gli autori Fabio Pallotta geologo e già autore di saggi ed opere teatrali ed Enzo Catani archeologo e docente di Archeologia sono la vera  anima appassionata di questo progetto. Con la collaborazione delle coreografie e della regia di Roberto Lori, le musiche di Nazzareno Zacconi, i costumisti e gli attori, sono riusciti ancora una volta a dar vita ad una mitologia da sogno, il Canto delle Acque nelle Metamorfosi, un sogno che rapisce e fa volare la fantasia degli spettatori. Aretusa, liquida e carnale, è inseguita da Alfeo, fiume possente dell’Elide, il quale non esita ad attraversare il mare per raggiungere l’Amata. La sotterranea corrente di Alfeo alimenterà così la bella fonte perenne di Ortigia felice di offrirsi alla vita terrena in una continua metamorfosi che genera il ciclo vitale dell’acqua. Su tutti spicca l’interpretazione della giovane Aretusa, Maria Elena Matteucci, che appare come la vera incarnazione della freschezza giovanile dell’Acqua e dell’Amore. Segno che nel mondo così materialista in cui viviamo si ha ancora troppo bisogno di questa freschezza, di questo Motore, di questa “ecologia”. L’Amore,  non è un Dio morto, ma un profondo bisogno dell’essere umano che dà essenza e significato a tutte le cose. Riaccende la vita nel cuore dell’uomo ed è primordiale come il bisogno dell’acqua. Oggi come nell’antichità. Questo aspetto, a parte la professionale bravura e tecnica degli autori e dei protagonisti, è ciò che più colpisce dell’opera  e che ne ha determinato l’indubbio ottimo esito. Il lavoro sarà prossimamente di nuovo rappresentato al teatro romano di Falerone.
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