Per una volta Macerata sia velleitaria

La candidatura a capitale europea della cultura sarà utile a prescindere dal risultato finale
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Bruno-Mandrellidi Bruno Mandrelli

La felice intuizione del prof. Adornato su Macerata come candidata al ruolo di capitale europea della cultura va sostenuta con convinzione. Lo ha fatto con un bell’articolo Giancarlo Liuti (leggi) e non ripeterò quindi cose già scritte. Certo, il rischio del velleitarismo esiste e diverse opinioni hanno fatto capolino per segnalarlo. Tuttavia credo che l’approccio alla questione possa essere diverso. Non vorrei infatti che, definendo come velleitaria ogni proposta finalizzata a far risaltare il ruolo e l’essenza della nostra città si finisca per rimanere impigliati, magari inconsapevolmente, nella logica del “chi non fa non falla”. Nella quale logica, naturalmente, può esserci anche del buono ma se praticata con troppa insistenza fa correre il rischio di restar prigionieri dell’immobilismo.

Personalmente la mia opinione è che ogni sforzo fatto nel senso indicato dal prof. Adornato sia comunque utile a prescindere dal risultato finale: utile alla condivisione di un progetto da parte dei tanti punti di riferimento istituzionali, sociali, economici e politici che contribuiscono a disegnare il volto di Macerata (penso alle associazioni degli imprenditori e dei commercianti, agli Istituti di Alta Cultura, alla Università, penso alle pubbliche istituzioni ed alle associazioni culturali in genere che ben potrebbero trovare momenti di collegamenti e spazi di confronto proprio partendo da un comune sentire per un’aspirazione alta), non foss’altro perché il confronto avverrebbe su di un piano, per così dire, ”alto”.

Abbiamo però le carte in regola per poter competere con altre realtà che tendono a fregiarsi di tale qualifica nel non vicino 2019? Credo di si ed è da questo punto di vista che il richiamo al territorio circostante mi sembra appropriato: in fondo, la provincia di Macerata nel suo complesso vede distanze tra un luogo e l’altro non dissimili da quelle che esistono nelle grandi capitali europee e pernottare, magari a Parigi, in un hotel situato ad una ventina di chilometri dal Louvre non è poi così diverso dall’alloggiare a Civitanova Marche o Camerino per vedere una serata di lirica a Macerata.

Bene quindi valorizzare Matteo Ricci, enfatizzare Tucci, segnalare l’esistenza di uno dei più bei teatri all’aperto d’Europa; benissimo raccogliere una sfida che ci consentirà comunque, anche laddove l’obiettivo non fosse in fine centrato, di svolgere un – chiamiamolo così – importante lavoro istruttorio che sarà comunque utile per il futuro e per restituire a Macerata quella centralità nel panorama culturale che la nostra storia ci  fa meritare.

Insomma, a mio parere, impegnandoci su questo percorso le ricadute positive saranno comunque molte e non ci faremo trovare impreparati rispetto alle tante occasioni che comunque si presenteranno nei prossimi anni. Ciò  dico dopo aver letto, ma la notizia è passata quasi inosservata, nella migliore delle ipotesi da pochissimi commentata, che il Rossini Opera Festival ha ottenuto dallo stato un robusto finanziamento pluriennale per la propria (meritoria) attività. Ebbene, qualche anno fa, quando si ragionava di riconoscimenti per i fenomeni musicali delle Marche, l’Arena Sferisterio era presente: vi è quindi da recuperare qualcosa in tal senso e promuovere e sostenere con ampie sinergie e collaborazioni la proposta del prof. Adornato può essere un buon punto di partenza per riacquisire consapevolezza del ruolo di Macerata ed indurre a riflessioni positive in merito anche altri soggetti, stato centrale compreso. Velleitario? Può darsi, ma senza i tanti velleitarismi del passato non si sarebbe magari scoperto il passaggio a nord – ovest (che, con il riscaldamento globale e lo scioglimento delle calotte diviene di prepotente attualità, a dimostrazione che il lavoro “istruttorio” prima o poi può tornare utile) o l’esistenza del cuore dell’Africa e della culla della civiltà umana (vero dott. Livingstone?).



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