L’avventura americana di Fabio Fraticelli
“Ri-connetterò natura, giovani e tecnologia”

Il ricercatore maceratese sta lavorando all'Acadia Park nel Maine ad un progetto che studia come sfruttare le tecniche digital-based per diffondere il rispetto dell'ambiente
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Fabio Fraticelli nell’Acadia Park

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Fabio Fraticelli e un collega americano

di Alessandra Pierini

Natura e internet possono sembrare quanto di più distante e inconciliabile esiste nel mondo. Se si definisce naturale ciò che ha in sé un principio costitutivo che ne stabilisce l’ordine e le regole sin da molto prima dell’arrivo dell’uomo sembra evidente che nulla può avere a che fare con la tecnologia, emblema dell’intervento umano e della trasformazione di quanto esiste in natura in qualcosa di più complesso, articolato che talvolta arriva persino a sfidare l’ordine primario delle cose.
Ridurre il gap tra queste entità è l’obiettivo del maceratese Fabio Fraticelli, ricercatore di 28 anni, il  quale è stato scelto per aiutare il National Park Service (che è l’ente da cui dipendono tutti i parchi americani)  nel costruire il più ambizioso progetto tecnologico mai tentato al suo interno  e nel predere decisioni che cambieranno per sempre l’esperienza di visita di milioni di persone provenienti da tutto il mondo.

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Fabio a lavoro con una ranger del parco

Dal 2009 Fabio passa diversi mesi dell’anno nel Maine all’Acadia National Park (considerato uno dei primi 5 Parchi Nazionali meglio gestiti in USA e nel mondo dove transitano ogni anno circa 2.5 milioni di persone, e si genera un indotto economico stimato in via prudenziale in oltre 300 milioni di dollari l’anno) dove è arrivato quasi per caso: «Per attitudine personale- racconta –  sono sempre stato molto più attaccato al “mondo aziendale”, ma durante una conferenza sul futuro dei parchi naturali italiani, organizzata insieme al Professor Niccolini, docente di Organizzazione Aziendale all’Università di Macerata, ho avuto la fortuna di conoscere Sheridan Steele, Superintendent all’Acadia National Park. Con lui o condiviso alcune delle mie idee su come le organizzazioni pubbliche potrebbero sostenere i processi di innovazione tecnologica in armonia con le proprie priorità strategiche,nel caso dei Parchi Naturali, la salvaguardia della natura. Sheridan Steele ha apprezzato il mio punto di vista e ha voluto ingaggiarmi nel suo team. Così, nel giro di poche settimane, mi sono trovato su un aereo diretto nel Maine. Ero felicissimo, ma convinto che questa avventura avrebbe impegnato solo 5 mesi della mia vita da dottorando di ricerca in Organizzazione Aziendale. Invece mi sono trovato a tornare altre 2 volte, diventando parte di qualcosa di veramente grande».
fabio_fraticelli3-300x225In che cosa consiste, nel dettaglio, il lavoro di Fabio? «Con il nostro programma  – spiega – cerchiamo modi innovativi e divertenti di usare la tecnologia per dare a bambini e ragazzi una nuova esperienza outdoor. Nei prossimi anni, smartphone alla mano, le nostre idee digital-based li aiuteranno a capire perché è così importante preservare questa bellezza. L’intuizione, avuta tre anni fa è usare la tanto vituperata tecnologia per avvicinare (anziché allontanare) i giovani con la natura Da qui la missione del nostro programma: ri-connettere giovani e natura attraverso la tecnologia. Se vi sembra un’americanata, vi consiglio di dare un’occhiata ai dati (molto preoccupanti) sui danni che uno stile di vita indoor (sempre più diffuso nel Paese) provoca sulla salute psico-fisica delle persone».
L’idea ha avuto un grande successo:  «Nel primo anno – spiega Fabio – insieme al team, abbiamo gettato le basi per un ambizioso progetto di “open innovation”. Io ho presentato il punto di vista maturato nel corso delle mie ricerche e dell’esperienza professionale fatta in Italia e l’idea è piaciuta al punto che i partner non-profit del Parco si sono mossi per trovare i fondi necessari per avviare un programma strutturato di ricerca ed intervento, che è tutt’ora in corso.Così, ogni anno, per diversi mesi, lavoro ai massimi livelli mondiali dell’innovazione tecnologica applicata all’esperienza turistica naturale e culturale ed utilizzata nell’orientamento dei visitatori e nell’interpretazione delle risorse naturali, dando il mio contributo come studioso delle dinamiche organizzative ed esperto in strategie di utilizzo dei nuovi media digitali. Il nostro progetto è progressivamente diventato più popolare e le scale su cui lavoriamo (in termini di visitatori ed indotto economico) sono tali da renderci appetibili ad interlocutori come Facebook, Google ed Apple. Ora che sono diventato assegnista di ricerca all’Università Politecnica delle Marche ed il progetto in Acadia è entrato in una fase ancora più “matura”, il consiglio di gestione del Parco sfrutta la mia conoscenza per prendere decisioni di innovazione sempre più “mission critical”. I miei modelli teorici vengono utilizzati per ipotizzare scenari su come cambierà l’esperienza di visita di un parco nazionale nei prossimi 10 o 20 anni. I vertici nazionali considerano questo Parco un esempio da cui prendere ispirazione: è per questo che  mi è stato chiesto di lavorare su un modello logico che, spero, verrà presentato a Washington durante il meeting annuale di tutti i manager nazionali».

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Una riunione nell’Acadia National Park

Fabio Fraticelli, però, non è un “cervello in fuga” e pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza non dimentica l’Italia e i suoi conterranei: «Ogni giorno faccio uso delle mie esperienze, le estati passate i campagna con i nonni, gli anni di università a Macerata, la semplicità dello stare insieme con gli amici che conosco da una vita. A settembre, come ogni anno, tornerò in aula con gli studenti dei corsi di organizzazione aziendale in cui collaboro nelle Università di Ancona, Pisa e Macerata e porterò tutto l’entusiasmo che “immagazzino” partecipando ad un progetto così ambizioso. Sarà bellissimo testimoniare loro che vale la pena tenere duro ed impegnarsi al massimo delle proprie possibilità, perchè questo tempo, nonostante le grandi difficoltà che stiamo vivendo, ha tantissimo da dare a tutti noi. Sono sinceramente convinto che questa sia una delle epoche più grandi che l’umanità abbia mai vissuto, perché c’è una fluidità informativa mai sperimentata prima. Si aprono scenari interessantissimi anche per le nostre piccole aziende, che tanto hanno dato all’economia del nostro territorio in passato, e che oggi potrebbero rifiorire se solo riuscissero a beneficiare dalle nuove, immense possibilità offerte da strategie digitali costruite in maniera sapiente e ragionata. Dobbiamo lavorare per trovare nuovi modelli di business capaci di valorizzare su scala mondiale le nostre eccellenze locali».

fabio_fraticelli41-300x225L’avventura di Fabio  non poteva non essere affidata alla tecnologia ed è diventata “An Italian tale”, una pagina su Facebook nella quale racconta di giorno in giorno cosa accade nella sua vita americana.
«Alzi la mano chi conosce gente che viene davvero pagata per pensare. Datemi il nome di un’azienda, un’istituzione, una posizione in un organigramma che faccia della “riflessione” la sua unica attività. Davvero, non scherzo. Io ho 28 anni, ed ad essere onesto non l’avevo mai trovata. Fino ad oggi» ha scritto il 25 luglio, mentre il 30 luglio ha commentato la sorpresa di trovare nella caffetteria Morning Glory una macchina da caffè della Nuova Simonelli  scrivendo: «Io sono la Nuova Simonelli del 2012, sono il prodotto del made in Italy e degli anni della globalizzazione», mentre proprio ieri ha scoperto quanto può essere efficace una “riunione ad impatto zero” alla quale «partecipano 180 persone in cui ognuno può dare un contributo importante alla conversazione senza produrre un solo grammo di CO2».

 

 

 

 



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