Applausi per il Quartetto di Cremona
Al Teatro Lauro Rossi ultimo concerto della stagione di "Appassionata"
Atmosfera magica venerdì 13 aprile al concerto del Quartetto di Cremona al Teatro Lauro Rossi, ultimo della Stagione di Appassionata e del Comune di Macerata, prima del Progetto Scuola, in corso di realizzazione, che vedrà sul palcoscenico del Teatro Don Bosco, domenica 20 maggio alle 17, studenti della Scuola Media Dante Alighieri, del Convitto Giacomo Leopardi e della Scuola di Musica Don Bosco in una rilettura della Cenerentola di Gioachino Rossini. Torniamo a venerdì sera, a quando sul palcoscenico sono apparsi il violinista David Taglioni, Direttore Artistico dell’Associazione Appassionata e l’avvocato Bruno Mandrelli, Presidente del Rotary Club Macerata; l’uno per i ringraziamenti finali al pubblico numeroso ad ogni concerto, per i ringraziamenti ai sostenitori, non ultimi i soci, che ci si augura continuino a crescere e per annnunciare un importante riconoscimento della qualità delle Stagioni Concertistiche di Appassionata da parte del Ministero dei Beni Culturali che l’ha inclusa nel FUS, Fondo Unico dello Spettacolo, unicamente sulla base della programmazione, che evidentemente è risultata essere di alto livello. L’Avvocato Mandrelli ha ringraziato Appasssionata per aver devoluto parte del ricavato della serata al Rotary Club Macerata, come già in stagioni passate, per la realizzazione di strutture di estrazione e di incalanamento di risorse idriche in una casa di accoglienza di bambini di strada nella città di Nairobi in Kenya. Il Rotary Club Macerata ha in essere altri progetti di strutture per l’estrazione e la distribuzione dell’acqua in Paesi bisognosi oltre al Kenya.
Cristiano Gualco violino I del Quartetto ha illustrato di volta in volta i brani che la formazione andava ad eseguire: di Luigi Boccherini, che ha dato grande contributo al camerismo internazionale, nel delicato periodo di passaggio tra Classicismo e Romanticismo, è stato eseguito il Primo Quartetto della raccolta giovanile di Sei Quartetti op. 8. Nel Quartetto n 1, in re maggiore l’autore ricerca un’espressività leggiadra e raffinata. Il sereno equilibrio del brano è raggiunto anche tramite una costruzione formale sapiente, frutto dell’esperienza, che Boccherini stava maturando in quegli anni nel campo sinfonico. A seguire il Quartetto op.10 di Claude Debussy, anch’esso è un lavoro giovanile (1894) che si potrebbe definire “di cerniera”: pur essendo ancora inserito nella tradizione tardo-romantica – in particolare quella rappresentata dalla forma ciclica di Franck, dalla musica da camera di Brahms, e anche da certi stilemi della musica russa e slava (Borodin e Dvořák, per esempio) – il Quartetto mostra già una maturità stilistica e una personalità completamente dispiegate, e prefigura quel linguaggio dirompente e personalissimo che farà del suo autore uno dei grandi innovatori della storia della musica, l’apripista della rivoluzione musicale del XX secolo. Nel primo movimento Animé et très décidé, uno splendido tema di apertura è ripreso per tutto il quartetto. Lo Scherzo. Assez vif et bien rythmé, è un esempio magnifico dell’impiego virtuosistico e suggestivo del pizzicato (anche Ravel imposterà sul pizzicato il secondo movimento del suo quartetto del 1902-03, ispirandosi esplicitamente a quello di Debussy). La ricerca coloristica raffinata evoca le sonorità dei mandolini, e raggiunge effetti di grande suggestione grazie a frementi trilli e tremoli. E’ articolato in tre sezioni Il terzo movimento. La prima e l’ultima sono caratterizzate dall’utilizzo della sordina in tutti gli strumenti, che costruiscono un’atmosfera sognante di ninna-nanna. La parte centrale, senza sordina, un peu plus vite, è affidata principalmente alla viola e termina con una sonorità dolcissima e sfumata. Nel quarto movimento un tema energico e intenso si intreccia ad elementi del tema ciclico del primo movimento, secondo un gioco di grande fantasia e in una struttura ispirata alla forma sonata, ma molto liberamente. Il quartetto termina con una coda brillante, a carattere di stretto, in crescendo.
Ad introduzione della seconda parte della serata Gualco ha spiegato che, mentre di solito si dà una coerenza cronologica al programma, in questo caso avevano voluto invece andare da un’epoca all’altra: dal Settecento di Boccherini al tardo Romantico di Debussy per poi ritornare al Romanticismo di Beethoven, di cui è stato eseguito il Quartetto n.16, composto nel 1826 , pochi mesi prima della morte, a conclusione della straordinaria ultima stagione di Beethoven, alla quale appartengono, tra l’altro, gli ultimi cinque quartetti (più la Grande Fuga), la Missa Solemnis e la Nona Sinfonia. Asciutto e conciso, più breve degli altri quartetti, ha una ricchezza di trame sonore disciplinata da una sobria scrittura contrappuntistica, Il Quartetto è articolato in quattro movimenti, tra i quali spicca l’irrequietezza del quarto movimento (Grave-Allegro-Grave ma non troppo tratto-Allegro), denunciata anche dal titolo Der schwer gefaßte Entschluß (La decisione difficile) e dai due motti musicali posti in epigrafe: Muß es sein? (Deve essere?), Grave, e Es muß sein! (Deve essere!), Allegro. Sembra così che Beethoven abbia voluto suggerire attraverso la musica un messaggio filosofico ed esistenziale, una sorta di lascito spirituale. Secondo Maynard Solomon «nonostante occasionali passaggi drastici» il Quartetto op.135 riflette «un ritiro dalla esuberanza quasi barocca, dall’impulso violento, e dalla passionale espressività dei primi quartetti, per approdare a una distaccata, obiettiva ironia». Richiamato in palcoscenico ripetutamente dagli intensi applausi del numeroso pubblico e dalle rituali manifestazioni di apprezzamento della parte giovanile di esso, il Quartetto di Cremona, che pure aveva eseguito brani molto impegnativi, ha concesso un bis: l’Adagio dell’Op. 9 n.2 di Haydn, che ha fatto scrosciare l’ennesima pioggia di applausi.
(Annotazioni musicali di Luisa Curinga, foto di Alfredo Tabocchini)


