L’IPOCRISIA AL POTERE
L’Ircr e quelli del “non potevamo sapere”

La “qualità” della politica urbanistica maceratese dal 2000 al 2010 emerge da questa impressionante vicenda
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di Giuseppe Bommarito

Dopo l’inchiesta di Cronache Maceratesi sull’IRCR (leggi l’articolo), che ha documentato tutta una serie di incredibili favoritismi nonchè un sostanzioso sconto di circa 10 milioni di euro all’Italappalti s.r.l. da parte dell’ente e dei vertici dell’urbanistica comunale maceratese degli anni 2000/2010, c’è chi si agita, e molto, e chi invece non si scompone per nulla.

Tra i più agitati ci sono senza dubbio i numerosi benemeriti donatori che negli anni e nei decenni passati hanno lasciato all’IRCR terreni e case per garantire un’assistenza dignitosa ai vecchietti maceratesi, specialmente ai meno abbienti, e che oggi, vedendo da lassù chi di fatto ha beneficiato della loro disinteressata generosità, si rivoltano sicuramente nelle loro tombe, mortificati e umiliati da tanto spregiudicato cinismo. Molto arrabbiati sono anche gli anziani ricoverati nelle strutture dell’IRCR ed i loro familiari (riuniti in un combattivo Comitato, il quale da tempo reclama un maggiore coinvolgimento e più trasparenza), che sono costretti a pagare un prezzo molto alto per la retta mensile ordinaria (1.670 euro per la residenza protetta e 1.100 euro per la casa di riposo) e che ad ogni richiesta, fosse anche una sbarra per impedire l’accesso ai non aventi diritto oppure un abbattimento della retta quanto meno per i portatori di sondino nasogastrico, si sentono dire che purtroppo non ci sono soldi disponibili. Ed è vero, visto che all’IRCR, considerato dai nostri furbetti del quartierino solamente come una vacca da mungere, i soldi, tantissimi soldi, hanno preso altre direzioni, rendendo così evidente che Macerata non è una città per vecchi, come la landa desertica ai confini del Messico che ha fatto da scenario al film che nel 2008 ha vinto l’Oscar per la miglior regia.

Per lo stesso motivo non c’è la copertura finanziaria nemmeno per ristrutturare e sistemare le strutture scolastiche di proprietà dell’IRCR (in via Panfilo, ad esempio, manca il collaudo strutturale, necessitano lavori alle fondamenta, c’è un’ala del tutto chiusa perché inagibile), sicchè ad essere imbufaliti per questa storia assurda, per questo abbraccio poco felice tra IRCR e Italappalti, sono anche i genitori dei bambini che frequentano scuole che non sono sicure al cento per cento.

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Le interviste in Consiglio comunale (clicca sull'immagine per guardare il video)

Poi ci sono coloro che, pur mostrando una certa sorpresa per quanto è emerso da una vicenda in cui l’IRCR è uscito veramente con le ossa rotte, non si scompigliano più di tanto. A questa categoria di “flemmatici” appartengono parecchi degli amministratori e dei dirigenti politici, sia della maggioranza che dell’opposizione, i quali hanno rilasciato dichiarazioni e commenti francamente deludenti e sicuramente non all’altezza di una storiaccia che per la sua rilevanza è eufemistico definire grave. Fermandoci per brevità alle dichiarazioni dei responsabili comunali dei principali partiti, questa volta mi devo differenziare profondamente dalle parole di Bruno Mandrelli, segretario cittadino del PD e personalmente del tutto estraneo alla questione, il quale però, nel momento in cui ha affermato che la vicenda “… sicuramente non appare un esempio di amministrazione illuminata”, mi ha ricordato il comandante di un plotone che, venendo a sapere di alcuni  suoi soldati in libera uscita trovati a violentare una fanciulla indifesa, si limiti ad osservare con sovrano distacco: “Perbacco, in questo caso i miei uomini non hanno mostrato il massimo dell’educazione!”. Insomma, un commento un po’ riduttivo quello dell’amico Mandrelli, diciamo la verità.

Battute a parte, per gli uomini della maggioranza (compreso l’ex Sindaco Meschini) il giochetto, anzi, la via d’uscita è questa: l’IRCR è un ente autonomo, conoscevamo la vicenda solo a grandi linee, più di tanto non si poteva controllare, errori e sviste possono capitare a tutti. Per l’opposizione, più o meno le stesse argomentazioni, con un’aggiunta strategica: tutti i consiglieri dell’IRCR, per statuto dell’ente, vengono nominati dal Sindaco, quindi, se qualcuno in città sta arrabbiato, se la prenda con le Amministrazioni Comunali che hanno governato la città dal 2000 in poi ed hanno effettuato delle nomine infelici negli enti partecipati o controllati.

In realtà, pur essendo vero che il Comune e l’IRCR sono due enti pubblici distinti, è indubbio che il primo eserciti sul secondo una profonda egemonia, che si traduce nel potere di nomina del Presidente e dei consiglieri d’amministrazione, nonché nella scelta quanto meno concordata degli obiettivi programmatici e in un raccordo operativo continuo. Nel caso specifico c’è stato anche di più, visto che si è arrivati ad un (illegittimo) accordo di programma a tre tra IRCR, Comune di Macerata e Italappalti e che i primi due enti sono stati direttamente e a fianco a fianco coinvolti nell’istruttoria e nel procedimento sanzionatorio attivato dall’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici per numerose violazioni di legge riscontrate in questa brutta storia. In Comune, nei piani alti dell’urbanistica, conoscevano quindi la vicenda persino nei minimi dettagli, anche nelle virgole, sicchè la favoletta ipocrita del “non sapevamo e non potevamo sapere”, raccontata senza minimamente arrossire, è un ulteriore insulto alla collettività maceratese. Altrettanta ipocrisia – bisogna riconoscerlo per obiettività di racconto – c’è però anche nel tentativo di alcuni esponenti del centro destra di prendere le distanze dalla vicenda sul presupposto che tutti i consiglieri di amministrazione dell’IRCR vengono nominati dal Sindaco, anche quelli all’epoca più implicati nei rapporti con l’Italappalti nella vicenda in questione. La realtà è che, come è emerso anche in qualche commento, sino al 2005 i consiglieri sono stati sì nominati dal Sindaco, ma l’opposizione forniva i nominativi di alcuni suoi esponenti da nominare, ed è in forza di questo patto di spartizione che alcuni consiglieri del centrodestra furono catapultati nel consiglio dell’IRCR e in questo consesso successivamente uno di loro ebbe la delega a trattare e a gestire l’intero “affaire” Italappalti. Sgradevole o no, questa è la verità e quindi, più che negarla, sarebbe forse opportuno  per il PDL andare a verificare cosa sta attualmente combinando questa stessa persona nel consiglio di amministrazione dell’ERSU, ove pure sembra che stia gestendo questioni immobiliari.

Qualcuno ha chiesto con forza i nomi e i cognomi dei responsabili. In realtà i nomi dei vertici urbanistici del Comune di Macerata del decennio di fuoco 2000/2010 e quelli degli allora responsabili dell’IRCR sono ben noti, così come è già emerso il nome di quel consigliere di AN delegato alla trattazione dell’intera vicenda. Altri ancora hanno chiesto di tirar fuori i cognomi “pesanti” di persone che hanno comprato nel complesso immobiliare dell’Italappalti in via Valenti.

In realtà non mi sembra questo l’aspetto centrale della vicenda. Quei nomi, chi vuole, può andare a vederseli da solo. Altri, secondo me, sono i problemi di fondo. Il primo, cercando di ragionare in termini politici e di non cedere a facili tentazioni scandalistiche, è prendere definitiva e piena consapevolezza che dal 2000 in poi, per oltre un decennio, è stato messo in atto il “saccheggio” della città di Macerata, e questa ultima storia, con gli amministratori comunali e i vertici dell’IRCR letteralmente ipnotizzati dalla new entry SOCAB-Italappalti (gruppo Alici Biondi, che poi ritroveremo anche in piazza Pizzarello e nel Consorzio Valleverde), lo dimostra ancora una volta e in maniera sin troppo evidente.  Il secondo aspetto è la portata in termini economici di queste storiacce che una alla volta stanno venendo fuori: non stiamo infatti parlando di noccioline, di piccoli importi, ma ormai, tra una vicenda e l’altra, di milioni e milioni di euro, un’enormità per una città di 50.000 abitanti (pensiamo ad esempio all’ultimo scandalo targato Lega in Lombardia, dove si parla appena – per modo di dire – di un milione di euro). Il terzo punto da considerare con grande attenzione è che a Macerata c’è un gruppo di persone che ha ideato, gestito e diretto sistematicamente queste vicende, avvalendosi delle posizioni di potere ricoperte nella gestione della cosa pubblica e predeterminando le principali scelte urbanistiche ed edilizie, assunte sempre a tutela prevalente, se non esclusiva, di interessi non della collettività: amministratori e tecnici comunali che sanno far lievitare i prezzi quando l’ente pubblico deve comprare e sanno farli scendere quando invece deve vendere, architetti schermati dietro gli studi di colleghi compiacenti, avvocati d’affari, professionisti pronti a tutto, qualche utile prestanome, imprese edili in grado di fare il bello e il cattivo tempo in città, tutti impegnati, da caso a caso, in un continuo gioco delle parti e in un incessante scambio di ruoli, che, tra i tanti danni, ha creato anche una profonda distorsione del mercato immobiliare maceratese.

Il tutto è accaduto in una città amministrata da molto tempo da giunte di centrosinistra, composte da partiti che tutti i giorni straparlano di onestà e di rigore amministrativo, di tutela della fasce sociali più deboli (anziani, malati e bambini), di una gestione non speculativa del territorio, di trasparenza e di partecipazione dei cittadini nella gestione della cosa pubblica. E in effetti in questi valori credono veramente, e non per finta, moltissimi iscritti ed elettori del PD (a proposito, qualcuno telefoni a “Chi l’ha visto” per avere notizie del cosiddetto Altro PD), di Rifondazione Comunista, dei Verdi, di Pensare Macerata, di SEL, del Partito dei Comunisti Italiani (ed altrettanto dicasi ovviamente per tante brave persone che hanno sostenuto in questi anni il centrodestra). Ecco, io mi chiedo cosa aspetta tutta questa gente a presentare a brutto muso il conto ai protagonisti di vicende così opache, i quali, come è stato giustamente rilevato, ancora occupano posti di rilievo sia nei partiti stessi che in Consiglio Comunale e dintorni, ancora fanno finta di sdegnarsi per l’antipolitica montante (creata proprio dai loro comportamenti), ancora si occupano di questioni e situazioni politiche e amministrative molto importanti.

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Palazzo Legato-Filati in piazza Mazzini

Prima di chiudere, qualche altro breve cenno sull’IRCR. E’ uscita in questi giorni la notizia secondo cui, senza nemmeno procedere ad un Consiglio Comunale aperto sulle problematiche dell’IRCR (che in precedenza era stato ipotizzato), si sta ora cercando di far fuori in tempi brevi l’attuale Consiglio di Amministrazione (leggi l’articolo), che, senza proprie responsabilità dirette, si è trovato a gestire un disastro colossale creato da altri e ha cercato quanto meno di metterci una pezza, per chiudere senza ulteriori indugi una storia penosa e per ripartire da una base di accordo quanto meno definita. Ecco, io invece credo che per onestà e trasparenza questo Consiglio Comunale sull’IRCR si debba tenere quanto prima e ritengo anche che la discussione, anziché occuparsi di nomi e di poltrone (già impazza al riguardo il totonomine), debba esprimere una valutazione rigorosa sul triangolo della morte (via Valenti, piazza Mazzini e Villa Cozza) creatosi nel rapporto con l’Italappalti, cercando di individuare senza reticenze e senza sottovalutazioni le precise responsabilità almeno politiche di quanto avvenuto. Così come è a mio avviso indispensabile che pure il Consiglio Comunale inizi ad occuparsi del personale dell’IRCR che, anche in tal caso per situazioni di tipo clientelare che vengono da lontano, versa in condizioni lavorative abbastanza assurde (prevalenza di contratti a termine, buona parte dei quali con ogni probabilità illegittimi; graduatorie non sempre rispettate; accumuli assolutamente non consentiti di ferie riferite a svariati anni di lavoro; ore lavorate in eccedenza non pagate e non recuperate, ecc.).

Un’ultima cosa: l’accordo transattivo dei mesi scorsi, questa volta con una penale vera (sì, perché nel contratto originario c’era pure una penale “finta”), prevede che l’Italappalti completi i lavori di ristrutturazione di palazzo Legato-Filati entro il 31 agosto di quest’anno. Ad oggi il cantiere sembra immerso nel più totale immobilismo. Ebbene, visto che c’è un limite a tutto, d’ora in poi vigiliamo seriamente per non farci prendere in giro ancora una volta. Sarebbe veramente troppo.



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