Emergenza istrici: rischiano di morire di fame e freddo

CURIOSITA' SULLA NEVE - Maurizio Serafini ha camminato per due giorni nella neve e ha incontrato questi deliziosi animaletti. Con uno di loro ha preso un tè
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Maurizio Serafini con l'istrice in un disegno di Raffaella Tirabasso

C’è chi, al cadere dei primi fiocchi di neve, si barrica in casa al calduccio e chi invece, decide di godersene ogni fiocco, facendo una bella passeggiata di due giorni nelle località dell’entroterra maceratese. Si tratta di Maurizio Serafini dei Vincisgrassi il quale, camminando camminando,  è giunto al confine con l’Umbria ma soprattutto ha scoperto che i veri disagi provocati dalla neve non sono per gli uomini ma per gli animali, in particolare per gli istrici che vivono numerosi nelle nostre colline.
«E’ fantastico – racconta – basta essere solo un po’ coperti. Oggi ho fatto un tè caldo con un istrice che mi è rimasto vicino per più di 10 minuti. Le città si lamentano? Ma se non ci fosse la neve chi è che che riempirebbe le falde acquifere? Solo 10 giorni fa c’era siccità le fontane seccate, i fiumi ridotti al lumicino. Fatevelo dire dal comune di Serravalle (si parlava di emergenza idrica). Volete farvi le docce, usare lavatrici e acqua in casa indiscriminatamente? Ebbene almeno accettate la neve che ve la regala… è un dono non una disgrazia». Così ha commentato il primo giorno del suo viaggio. Nel secondo giorno, però, si è accorto che qualcuno che soffre per la neve c’è. Sono proprio gli istrici, i simpatici animaletti tutti aculei che, a causa del maltempo non trovano da mangiare e si spingono fino ai centri abitati. Maurizio ne ha incontrati diversi nel suo cammino. «Cammini da solo… Nevica… E pensi… nessuno ti disturba – racconta – Mentre ero al bordo della carreggiata, dall’altra parte della strada, dai muri di neve accumulata dai mezzi meccanici sfonda un istrice che entra in carreggiata proprio mentre sta passando un autobus. Con le braccia segnalo l’animale all’autista. L’autobus frena. L’istrice corre disperato verso di me. S’avvicina, trema di freddo e ha fame. Mi supplica aiuto. Apro lo zaino e gli do quello che ho: due pavesini e un kiwi. Me li prende dalle mani. Mi chiedo: com’è possibile? Due istrici in due giorni che si avvicinano così. Lo zaino è aperto a terra sulla neve. L’istrice ha così freddo che vi si infila dentro con metà corpo. Gli aculei fuori. Sorrido all’idea di portare in spalla un istrice ma il problema è serio. A centinaia stanno morendo perchè sono affamati, escono dalle tane che non ritrovano più perchè la neve velocemente le ricopre. Fermo una pattuglia di Carabinieri. Dopo un’ora arriva Roberto Cola con una signora, forse sua moglie. E’ un insegnante in pensione con la passione per gli animali. E’ lui che rende accogliente il canile di Camerino. Sembra sappia già quel che c’è da fare. Con una coperta prende l’istrice e lo carica sulla sua Panda. A casa ne ha già un altro salvato. Ma il nostro non ce la farà. Morirà in nottata. Comunque grazie a Roberto, angelo degli istrici infreddoliti»



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