Referendum: un altro coro di sì

L'Idv organizza un pullman per Roma, arriva l'onorevole Rota. Sostengono il sì il sindaco di Tolentino ma anche diversi esponenti del centro destra e i ragazzi di Azione Giovani. Volantinaggio di Casa Pound ai Giardini Diaz. Lattanzi (Pdl): "C'è un grande equivoco di fondo"
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Fabio Massimo Conti

di Alessandra Pierini

Mancano ancora pochi giorni ai referendum del 12 e 13 giugno e continuano ad arrivare voci a favore del sì come risposta ai 4 quesiti. Anche Azione Giovani, il raggruppamento dei giovani maceratesi politicamente orientati verso il centro destra hanno deciso di intervenire nel dibattito e dare una indicazione di voto, anche se il centro destra nazionale e in particolare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso di lasciar liberi gli elettori.
«Sentiamo il bisogno – ha spiegato il presidente di Azione Giovani Fabio Massimo Conti- di dire che è importante votare 4 sì ai quesiti referendari che riteniamo siano molto importanti per il futuro del paese» .
Conti è entrato ancor più nel dettaglio esprimendo la posizione del suo gruppo sulle questioni proposte:  «L’acqua è un elemento vitale e non può essere oggetto di privatizzazione o profitto perciò diciamo no all’ingresso dei privati nelle aziende. per quanto riguarda il nucleare, è chiaro che nessuno vorrebbe una centrale vicino casa. Il dibattito deve puntare secondo me ad incentivare le energie rinnovabili. Per finire il legittimo impedimento è uno dei motivi che ha reso critici i sostenitori del centro destra nei confornti della loro leadership». Il presidente di Azione Giovani azzarda anche una previsione sull’esito del referendum: «Probabilmente chi è contrario non avrà il coraggio di andare a votare e non andrà alle urne per dire no. Mi auguro che il quorum venga raggiunto e che la prevalenza dei sì apra la strada a ragionamenti importanti, fondamentali in questo momento».
Fabio Massimo Conti conclude con un’analisi dei risultati ottenuti dal centro destra alle ultime provinciali: «Non ci sono leader politici in cui mi riconosco perciò ho scelto di partecipare alle comunali con una lista civica. So che alle provinciali è stato posto un veto sul mio nome mi sono comunque impegnato a sostenere il centro destra. Visti i risultati credo che il Pdl del  quale non ho più rinnovato la tessera, debba fare un mea culpa, visto che nell’ultimo anno la gestione è stata fallimentare. Per risolvere la situazione i vertici, da nazionali a locali, andrebbero azzerati».
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Anche l’ex assessore provinciale Simone Livi (La Destra) è per i 4 Sì: “Domenica mi recherò alle urne e voterò SI ai referendum. La mia è una posizione personale, scaturita da alcune riflessioni che mi hanno convinto a prendere questa decisione. La cosa più sbagliata è politicizzare questioni che dovrebbero essere valutate da noi cittadini (anche impegnati in questo o quel partito) secondo senso civico e coscienza”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giampiero Feliciotti, presidente della Comunità Montana dei Monti Azzurri e candidato alle recenti Provinciali nella lista Ali a sostegno di Capponi: “Io andrò a votare e voterò si perchè voto con la mia testa e basta. Il resto non conta, ognuno si tiene il suo motivo. La politica e’  il risultato di un’azione e la mia azione e’ suggerita dal cervello mosso dalla mia coscienza. La politizzazione non mi appartiene purtroppo o per mia fortuna”.

Interviene nel dibattito anche Luciano Ruffini, sindaco di Tolentino. «Nel generale clima di disaffezione per la politica -spiega il primo cittadino –  al fine di evitare alla democrazia ulteriori danni è  importante che il cittadino non rinunci ad utilizzare la possibilità  del voto, perché in questo caso perderebbe in modo pericoloso, quanto meno, l’opportunità di far conoscere la propria volontà e la possibilità di esercitare il primo diritto riconosciuto dalla democrazia, appunto quello di incidere attraverso l’esercizio del proprio voto. Questo quello che farò personalmente il 12 e 13 giugno: eserciterò  il diritto di voto per i 4 referendum perché questa scelta risponde ad un criterio etico e comportamentale: il diritto/dovere di voto ritengo debba essere praticato a prescindere dalle valutazioni di convenienza associabili ad appartenenze politiche di varia natura.

Voterò  4 volte “SI” perché, in “scienza e coscienza”, ritengo che la positiva valenza etica sottesa dalla abrogazione delle 4 norme rappresenti un valore da sostenere, per altro  supportato, nel merito, da concrete motivazioni tecniche e politiche. Il valore e le valutazioni,  opportunamente interpretate e tradotte tempestivamente in scelte strategiche e percorsi di riforma, potranno incidere positivamente sulla vita quotidiana dell’Italia, delle sue istituzioni e degli italiani, per il presente e per il futuro.

Dimostriamo insieme di avere coraggio e senso di responsabilità esercitando le prerogative che il sistema democratico ci attribuisce: il libero esercizio del diritto di voto, attivo e passivo, e la partecipazione individuale alla politica attraverso gli strumenti della partecipazione, anche in questo cruciale momento della vita del Paese e delle istituzioni».

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Sarà l’on. Ivan Rota, responsabile nazionale dell’organizzazione IdV a chiudere la campagna referendaria  sarà presente giovedì 9 giugno nelle Marche per la chiusura della campagna referendaria. L’onorevole Rota sarà a Matelica alle ore 11 al banchetto dell’Italia dei Valori vicino al Mercato per distribuire il materiale referendario. Alle 13 Rota parteciperà al pranzo organizzato presso il chiostro di San Francesco di Pioraco dal sindaco Giovanni Torresi, coordinatore provinciale Idv Macerata e neoconsigliere provinciale Idv di Macerata, per festeggiare la propria elezione e per fare campagna referendaria.
L’Ufficio Stampa dell’Idv fa anche  sapere  che sono a disposizione due pullman gratis per andare tutti a Roma alla manifestazione di chiusura della campagna referendaria. «E’ una delle iniziative dell’Italia dei Valori per promuovere il referendum e invitare tutti i cittadini ad andare alle urne domenica e lunedì 12 e 13 giugno.L’IdV vuole ricordare con forza l’importanza di prendere parte a questo referendum che contiene 4 quesiti importantissimi relativi ad ambiente, salute e giustizia, diritti che dovrebbero stare a cuore a tutti i cittadini a prescindere dal colore politico. 4 Sì fondamentali per ribadire no al nucleare, all’acqua privata e al legittimo impedimento. Alla manifestazione a Roma saranno presenti l’on. David Favìa, coordinatore IdV Marche, Paola Giorgi, vicepresidente assemblea legislativa delle Marche, tutti i coordinatori provinciali IdV, Dante Merlonghi, responsabile regionale IdV degli enti locali, Ninel Donini, coordinatrice regionale IdV donne, oltre a tutto il gruppo consiliare Idv, gli iscritti e i simpatizzanti».

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Sui referendum interviene anche Mario Lattanzi, coordinatore provinciale del Pdl:

Esiste a mio avviso un equivoco di fondo a proposito dei referendum proposti, equivoco che può ingenerare confusione o comunque non  chiarire le questioni. Innanzitutto non c’è il pericolo di privatizzare l’acqua che è e resterà un bene pubblico. La normativa europea e di conseguenza quella italiana prevedono la gestione privata delle risorse idriche e del ciclo idrico integrato. E’ una questione di libero mercato. Personalmente sono per una gestione pubblica tanto dell’acqua quanto dei rifiuti. Non credo sia necessario un referendum per sostenere questa tesi. Casomai mi sorprende la posizione di alcuni accaniti sostenitori del referendum che di facciata sono per il pubblico ma sotto sotto lavorano per far entrare il privato. E’ questa una vecchia storia. Alla fine dello scorso anno la netta presa di posizione dei sindaci, soprattutto di centro destra, ha evitato che si costituisse l’ARSIR, un’autorità unica regionale che avrebbe dovuto gestire gli appalti proprio nell’ambito idrico e dei rifiuti. Un tentativo maldestro della Giunta regionale smascherato da attenti amministratori che non condivideranno i referendum perché hanno pura finalità politica, ma tengono ben più dei referendari alla gestione pubblica del servizi.

E veniamo al nucleare. In barba al decreto omnibus, la Cassazione ha ritenuto ammissibile il referendum. E così l’Italia, se vincessero i si, pur utilizzando energia elettrica prodotta da altri paesi europei con il nucleare, pagandola a caro prezzo, si precluderà per il futuro questa possibilità. Il tutto mi sembra assurdo. Fare scelte così importanti sotto l’effetto prodotto da incidenti o catastrofi come quella di Cernobyl o del Giappone è sostanzialmente errato, soprattutto se c’è in atto una moratoria che prevede una giusta riflessione. La realtà è che si sta dando un valore politico a tutto evitando di affrontare il problema in modo serio. L’Italia è un paese industrializzato che ha bisogno di energia e non ne produce in misura adeguata. Anzi dipende dall’estero per l’energia elettrica come per il gas e il petrolio. Né si può pensare di soddisfare il fabbisogno nazionale con il fotovoltaico, le pale eoliche, le centrali a biomassa, la termovalorizzazione e così via. Chi contesta il nucleare è anche sempre pronto ad affollare i comitati contro gli impianti fotovoltaici, i termovalorizzatori, le centrali a carbone, le centrali a biomassa, le pale eoliche perché o deturpano il paesaggio o inquinano. E con cosa si vorrebbe produrre energia? E’ forse il caso di uscire da un equivoco di fondo e di non affrontare il problema dell’approvvigionamento energetico lasciandosi guidare dall’emozione o ancor peggio su base ideologica o di convenienza politica.  Penso sia più saggio non precludersi alcuna strada e, almeno sul nucleare, affidarsi ad una giusta riflessione come sta avvenendo in tutta Europa. Quanto al legittimo impedimento, presente negli ordinamenti di molti paesi a noi più  o meno vicini, penso che in un paese normale non ci debbano essere Presidenti  del Consiglio o ministri costretti a temere i giudici e tanto meno magistrati che si sentano al di sopra del bene e del male. Ma il nostro non è, o meglio non è più, un paese normale”.

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I volantini ai Giardini Diaz di Macerata

 

Da Casa Pound Macerata:

Unghie nere su una mano che dovrebbe essere quella, curata, di un manager, con tanto di camicia dal polsino inamidato e giacca blu. Questa l’immagine rappresentata sui volantini lasciati galleggiare nella fontana dei Giardini Diaz per dire ‘no’ alle ‘’mani sporche’’ dei privati sull’acqua. A lanciare il messaggio è CasaPound Italia, impegnata a favore del sì ai due referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno prossimi con una campagna che è solo l’ultimo atto di una battaglia, quella per l’acqua pubblica, che l’associazione porta avanti da anni e che l’ha vista in prima fila sul territorio, con iniziative in tutta Italia: dalle fontane sequestrate in Friuli nel 2010 per dire ‘’le acque sono sociali non capitali’’ alla giornata di mobilitazione regionale a sostegno della gestione pubblica del servizio idrico del novembre scorso a Rieti, dal simbolico tour delle sorgenti naturali in Valdelsa all’ultima iniziativa, quella di Sassari, dove solo pochi giorni fa i militanti di Cpi hanno regalato mille bottigliette d’acqua e distribuito centinaia di volantini per sensibilizzare la popolazione sul referendum. ‘’L’acqua è per definizione un bene pubblico, che, proprio perché appartiene a tutti, deve necessariamente essere sganciato dalle logiche del mercato e del profitto – sottolinea CasaPound – Svenderla ai privati non solo non rappresenta una soluzione ai problemi di mala gestione, ma è eticamente sbagliato e dunque inaccettabile. Per questo l’invito di CasaPound Italia è a votare due sì convinti a entrambi i quesiti sull’acqua pubblica in occasione del referendum di domenica 12 e lunedì 13 giugno’’. GUARDA IL VIDEO

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